Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 16:07
Dal mondo
A Hong Kong le entrate tributarie corrono sul filo degli investimenti
In pratica l’anno passato l’Erario di Hong Kong ha incassato, secondo gli ultimi dati, una somma superiore ai 18 miliardi di dollari
Si tratta di un vero e proprio primato contabile che, in appena 12 mesi, ha già consegnato alla storia la cifra record di 14 miliardi di dollari che, nel 2004, il Fisco dell’ex colonia britannica aveva potuto celebrare e consegnare al Governo locale per consentire il miglioramento di servizi essenziali e la costruzione di nuove infrastrutture logistiche.
Per decenni, ancor prima della formalizzazione del passaggio di consegne dalla Corona britannica in favore del Governo di Pechino, Hong Kong ha rappresentato una sorta di finestra strategica attraverso cui il business internazionale era solito dialogare stabilmente con gli immensi territori cinesi, intuendone le enormi potenzialità e decifrandone le altrettanto vaste ed allettanti risorse che avrebbero potuto trasformarsi in profitti per gli attori principali del capitalismo mondiale. Dunque, una predisposizione antica che segna da tempo la relazione speciale, non soltanto esclusivamente economica, che lega Hong Kong alla Cina continentale e che vede oramai destinati a camminare insieme sullo scenario globale la Tigre e il Dragone, due specie, l’una data a rischio d’estinzione, l’altra forse mai estinta perchè mai vissuta, che potrebbero invece rivelarsi saldi e tenaci ancora per lungo tempo.
Un primato l’incasso dell’Erario nel 2005
Oggi, almeno secondo le analisi e i dati pubblicati recentemente dall’Inland Revenue Department di Hong Kong, ovvero, dal Fisco locale dell’ex colonia britannica, e dalla Chinese Academy of Social Sciences, la piazza asiatica continua ad esercitare la funzione di scivolo privilegiato per chi ambisce ad inserirsi sul mercato cinese ma, a questo ruolo storico, sembra aver aggiunto un profilo nuovo che la rende oramai una centrale attiva, ed in parte autonoma, dell’economia globale in costante movimento. A questo riguardo, i dati che indicano in crescita i flussi relativi all’ingresso dei capitali esteri e al riposizionarsi di aziende ed imprese internazionali sono piuttosto evidenti. Naturalmente, il risultato di questa progressiva e inarrestabile trasformazione dell’economia di Hong Kong, trainata dal boom asiatico oltre che da quello cinese, è facilmente intuibile osservando i dati relativi al gettito di imposte e tasse.

Gettito complessivo delle entrate fiscali registrate dall’Amministrazione tributaria di Hong Kong nel biennio 2004-2005
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari)
Fonte: Amministrazione tributaria
In pratica, l’anno passato l’Erario di Hong Kong ha incassato una somma superiore ai 18 miliardi di dollari. Si tratta di un vero e proprio primato contabile che, in appena 12 mesi, ha già consegnato alla storia la cifra record di 14 miliardi di dollari che, nel 2004, il Fisco dell’ex colonia britannica aveva potuto celebrare e consegnare al Governo locale per consentire il miglioramento di servizi essenziali e la costruzione di nuove infrastrutture logistiche. Naturalmente, mentre il motore principale all’origine della rapida corsa delle entrate fiscali è costituito dal buon andamento, peraltro superiore alle attese per il terzo anno consecutivo, dell’economia, le ragioni più immediate dell’ottima stagione che sta vivendo il fisco di Hong Kong sono due: più soldi nelle tasche dei contribuenti individuali e, ovviamente, maggiori profitti iscritti sui bilanci delle aziende.
Nel 2005 boom dei nuovi Paperoni
In particolare, i contribuenti facoltosi che vivono e lavorano nei confini della giurisdizione dell’ex colonia britannica sono aumentati di una quota pari al 6,5 per cento. Per ricchi si devono intendere, almeno secondo i parametri applicati dall’Amministrazione tributaria locale, i soggetti che dichiarano al Fisco redditi annuali superiori ai 120 mila dollari. Nel complesso, osservano gli analisti, si deve però anche rammentare che gli stipendi in media sono cresciuti del 10 per cento nel corso del biennio 2004-2005, giustificando così in parte le celebrazioni governative che hanno presentato i risultati non come un trionfo isolato dei nuovi paperoni, ma come una mèta raggiunta a beneficio di tutti gli occupati. Insomma, meno eguali, almeno considerando la taglia delle tasche, ma pur sempre più ricchi. D’altra parte, lo testimonia il fatto che mentre i profitti delle società sono aumentati, nel medesimo periodo, di ben 70 miliardi di dollari, circa il 19 per cento rispetto all’anno passato, i salari dei lavoratori dipendenti sono sì cresciuti ma non più di 36 miliardi di dollari. Dunque, la ricchezza capitalizzata dalle imprese è stata notevolmente maggiore rispetto a quella ricondotta nei bilanci familiari da circa 1,8 milioni di lavoratori.
Si tratta di un vero e proprio primato contabile che, in appena 12 mesi, ha già consegnato alla storia la cifra record di 14 miliardi di dollari che, nel 2004, il Fisco dell’ex colonia britannica aveva potuto celebrare e consegnare al Governo locale per consentire il miglioramento di servizi essenziali e la costruzione di nuove infrastrutture logistiche.Per decenni, ancor prima della formalizzazione del passaggio di consegne dalla Corona britannica in favore del Governo di Pechino, Hong Kong ha rappresentato una sorta di finestra strategica attraverso cui il business internazionale era solito dialogare stabilmente con gli immensi territori cinesi, intuendone le enormi potenzialità e decifrandone le altrettanto vaste ed allettanti risorse che avrebbero potuto trasformarsi in profitti per gli attori principali del capitalismo mondiale. Dunque, una predisposizione antica che segna da tempo la relazione speciale, non soltanto esclusivamente economica, che lega Hong Kong alla Cina continentale e che vede oramai destinati a camminare insieme sullo scenario globale la Tigre e il Dragone, due specie, l’una data a rischio d’estinzione, l’altra forse mai estinta perchè mai vissuta, che potrebbero invece rivelarsi saldi e tenaci ancora per lungo tempo.
Un primato l’incasso dell’Erario nel 2005
Oggi, almeno secondo le analisi e i dati pubblicati recentemente dall’Inland Revenue Department di Hong Kong, ovvero, dal Fisco locale dell’ex colonia britannica, e dalla Chinese Academy of Social Sciences, la piazza asiatica continua ad esercitare la funzione di scivolo privilegiato per chi ambisce ad inserirsi sul mercato cinese ma, a questo ruolo storico, sembra aver aggiunto un profilo nuovo che la rende oramai una centrale attiva, ed in parte autonoma, dell’economia globale in costante movimento. A questo riguardo, i dati che indicano in crescita i flussi relativi all’ingresso dei capitali esteri e al riposizionarsi di aziende ed imprese internazionali sono piuttosto evidenti. Naturalmente, il risultato di questa progressiva e inarrestabile trasformazione dell’economia di Hong Kong, trainata dal boom asiatico oltre che da quello cinese, è facilmente intuibile osservando i dati relativi al gettito di imposte e tasse.

Gettito complessivo delle entrate fiscali registrate dall’Amministrazione tributaria di Hong Kong nel biennio 2004-2005
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari)
Fonte: Amministrazione tributaria
In pratica, l’anno passato l’Erario di Hong Kong ha incassato una somma superiore ai 18 miliardi di dollari. Si tratta di un vero e proprio primato contabile che, in appena 12 mesi, ha già consegnato alla storia la cifra record di 14 miliardi di dollari che, nel 2004, il Fisco dell’ex colonia britannica aveva potuto celebrare e consegnare al Governo locale per consentire il miglioramento di servizi essenziali e la costruzione di nuove infrastrutture logistiche. Naturalmente, mentre il motore principale all’origine della rapida corsa delle entrate fiscali è costituito dal buon andamento, peraltro superiore alle attese per il terzo anno consecutivo, dell’economia, le ragioni più immediate dell’ottima stagione che sta vivendo il fisco di Hong Kong sono due: più soldi nelle tasche dei contribuenti individuali e, ovviamente, maggiori profitti iscritti sui bilanci delle aziende.
Nel 2005 boom dei nuovi Paperoni
In particolare, i contribuenti facoltosi che vivono e lavorano nei confini della giurisdizione dell’ex colonia britannica sono aumentati di una quota pari al 6,5 per cento. Per ricchi si devono intendere, almeno secondo i parametri applicati dall’Amministrazione tributaria locale, i soggetti che dichiarano al Fisco redditi annuali superiori ai 120 mila dollari. Nel complesso, osservano gli analisti, si deve però anche rammentare che gli stipendi in media sono cresciuti del 10 per cento nel corso del biennio 2004-2005, giustificando così in parte le celebrazioni governative che hanno presentato i risultati non come un trionfo isolato dei nuovi paperoni, ma come una mèta raggiunta a beneficio di tutti gli occupati. Insomma, meno eguali, almeno considerando la taglia delle tasche, ma pur sempre più ricchi. D’altra parte, lo testimonia il fatto che mentre i profitti delle società sono aumentati, nel medesimo periodo, di ben 70 miliardi di dollari, circa il 19 per cento rispetto all’anno passato, i salari dei lavoratori dipendenti sono sì cresciuti ma non più di 36 miliardi di dollari. Dunque, la ricchezza capitalizzata dalle imprese è stata notevolmente maggiore rispetto a quella ricondotta nei bilanci familiari da circa 1,8 milioni di lavoratori.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 18 Maggio 2006
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