Dal mondo
Il boom dei Paperoni negli Usa a quota 225 mila
Questo il numero dei miliardari censiti ufficialmente nel corso del 2005 dall’Irs (Internal Revenue Service), l’Agenzia statunitense delle Entrate

Corre l’economia americana, forse ad un passo del 4 per cento quest’anno rispetto al 3,5 per cento dell’anno passato e continua a crescere senza sosta il numero dei Paperoni d’America, ovvero, di quei contribuenti statunitensi che dichiarano annualmente al Fisco redditi che superano il milione di dollari, circa 750 mila euro.
I miliardari censiti dall’Irs (Internal Revenue Service), l’Agenzia statunitense delle Entrate, sono stati ben 225mila nel corso del 2005. Se si considerano i contribuenti che hanno dichiarato redditi sopra i 200mila dollari, allora si oltrepassa il numero di 2,5 milioni. In pratica, i milionari, che inseguono i miliardari, sono anch’essi segnalati in costante e rapido aumento dato che il loro numero equivale oramai ai contribuenti totali della ricca Irlanda. Segno evidente che se l’economia tira, le prime tasche ad assorbirne i benefici immediati sono, come da rituale d’altra parte, quelle dei cittadini più ricchi.
Ma il Fisco ne controlla soltanto uno su mille
Negli USA però, dove abbondano i redditi miliardari, permane anche una accesa predilezione per la polemica, spesso, anzi il più delle volte, ben fondata e radicata nei numeri del reale piuttosto che nel paesaggio delle riflessioni. In questo caso, cioè proprio in riferimento al boom recente dei Paperoni a stelle e strisce, la miccia della discussione animosa è stata accesa dal Transactional Records Access Clearinghouse (Trac), una sorta di Agenzia indipendente e piuttosto autorevole che si prefigge il compito, sovente arduo, di analizzare e di approfondire i dati diffusi periodicamente dall’Internal Revenue Service, in pratica, dal Fisco federale statunitense. A questo riguardo, prendendo atto della crescita inarrestabile dei miliardari americani, il Trac segnala però l’esistenza di una politica dei controlli e delle verifiche che non sembra affatto spiegabile e che, a conti fatti, sembra sorprendentemente discriminante. Infatti, almeno secondo gli esperti dell’Agenzia indipendente, l’Amministrazione tributaria statunitense avrebbe passato al setaccio soltanto una quota minima dei contribuenti che dichiarano oltre 1 milione di dollari di reddito. Al contrario, i cittadini americani che dichiarano redditi inferiori ai 25mila dollari, e che quindi appartengono alla classe di reddito nemmeno medio-bassa ma, più semplicemente e senza parafrasi, bassa, riceverebbero attenzioni maggiori dagli ispettori dell’IRS che, nel 2005, li avrebbero preferiti di ben 6 volte rispetto ai ricchi e opulenti miliardari. Insomma il Trac sottolinea che un contribuente che all’anno non raggiunge i 20 mila euro di stipendio si può però consolare con il fatto che, rispetto ad un Paperone di Wall Street che incassa oltre 750 mila euro l’anno, ha una probabilità sei volte maggiore di prendersi un caffè con un ispettore del Fisco. Naturalmente, è inutile rammentarlo, i diretti interessati non sembra che abbiano appreso la notizia con gaiezza. Al contrario, le richieste di spiegazioni sono talmente cresciute nelle settimane passate che l’Irs ha dovuto risponderne direttamente.
Le ragioni del Fisco Usa
La spiegazione dell’Amministrazione tributaria americana non si è fatta attendere. In pratica, l’Irs non contesta affatto il risultato dell’analisi condotta dal Trac, piuttosto la corregge. Infatti, almeno secondo il portavoce del Fisco di Washington, in realtà il problema segnalato dall’Agenzia indipendente sarebbe oramai superato e frutto di un mutamento significativo nel modo di esibire i numeri. Questo perché, la nuova politica relativa ai controlli e, soprattutto, le norme tecniche con le quali si pubblicano i dati che indicano le verifiche effettuate e ripartite per categoria di reddito sono state cambiate e aggiornate, per fare maggiore chiarezza sulle diverse classi di reddito. Infatti, ora le verifiche che interessano i ceti alti non vengono più legate alla soglia unica dei 100mila dollari ma, per evitare l’incomprensibilità del dato complessivo, i controlli sono suddivisi in riferimento ai redditi tra i 100mila e i 200mila, tra i 200mila e 1 milione e, in maniera finalmente chiara ed evidente, in relazione ai contribuenti individuali che vantano redditi oltre il milione di dollari. Per questa ragione, il numero dei controlli relativi alle dichiarazioni dei redditi dei Paperoni sembra essersi abbassato in maniera significativa rispetto agli anni passati. Ma sommando anche le verifiche relative ai contribuenti le cui entrate annuali eccedono i 100mila dollari, il numero dei controlli non sembra affatto aver mutato il suo rapporto in relazione a quelli che interessano i redditi bassi o quelli medi. Naturalmente, nonostante la spiegazione, i contribuenti americani continuano a interrogarsi sul perché il Fisco nazionale continui a prediligere i controlli sui bassi redditi piuttosto che concentrare le energie sui super-ricchi.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 11 Maggio 2006

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