Dal mondo
Incentivi per le competenze,
per l’Ocse sempre più decisivi
Capitale umano e fisco alleati per garantire l’incremento costante e duraturo delle economie e delle società
capitale umano
In un mondo sempre più connesso le competenze si rivelano importanti, spesso decisive, per i cittadini al fine di ottenere il massimo da nuove forme di capitale, come i big data, la digitalizzazione e la robotica, così come dalle forme patrimoniali più tradizionali. All’interno di questo processo, inizia a farsi strada anche il fattore fisco, visto non come freno ma al contrario come motore incentivante, capace di aprire la strada al cambiamento peraltro già in atto, fornendo ad esso gli strumenti, i mezzi, i parametri concettuali e le modalità necessari per garantirne la piena efficacia, così da far in modo che il processo attuale di sviluppo delle competenze non si riduca ad enclave per pochi o a strumento diretto a favorire soltanto alcuni strati sociali e non altri.

Fiscalità e competenza alleati - Sempre più, i responsabili delle politiche riconoscono che il rapido cambiamento nelle tecnologie e nelle pratiche di lavoro implica che le persone dovranno continuamente migliorare le loro competenze per tutta la vita. Questa nuova realtà solleva molte domande a governi, aziende e individui e tra queste, quella più reclamata è la seguente: “chi deve pagare tutti questi investimenti in competenze?”. In molti Paesi Ocse, tanto per fare un esempio, il debito individuale già maturato dagli studenti è in aumento e, in molti altri, i debiti pubblici sono generalmente e costantemente alti. Se questo è lo scenario, in che modo i decisori politici possono fissare il giusto mix fiscal-finanziario per studenti ma anche per gli stessi Governi che tali risorse extra dovranno in futuro gestire? È qui che le tasse entrano a gamba tesa, non per arrecare ulteriori spunti di criticità ma per assumere un ruolo importante da svolgere, quello di motore attraverso il quale modellare e dare impulso ad un processo contemporaneo oramai irrinunciabile, investire in competenze. Un cammino che non si esaurisce con la forma statica e inziale di studi ma che prosegue in un continuum che accompagna il lavoratore lungo l’intera sua esperienza lavorativa.

Il perché della centralità del fisco per lo sviluppo delle competenze - In breve, la fornitura di servizi educativi, come la creazione di procedure collaterali, dipenderà dalle tasse così come un buon livello di reddito dipende in genere da buoni servizi educativi ai quali si è avuti la chance o la possibilità di accedere. Al riguardo, più volte l'Ocse ha sottolineato proprio il ruolo centrale del sistema fiscale nel garantire che in ciascun Paese siano forniti i giusti incentivi finanziari per gli investimenti in competenze. In pratica, il regime fiscale in vigore in una determinata realtà o giurisdizione assume il ruolo di fattore chiave per promuovere l’aumento del livello delle competenze, ma non a favore d’un numero ristretto d’individui ma su di una scala ampia, estesa, senza restrizioni all’ingresso. Tradotto, ciò significa fare in modo che governi, individui e imprese condividano tutti i costi e i benefici da indirizzare sul capitolo dedicato a migliori competenze.

Non soltanto una questione di maggior gettito – La comparsa sulla scena del fisco non si esaurisce in un puro, netto incremento di gettito, cioè di entrate tributarie. Oltre ad aumentare la disponibilità di risorse, infatti, per finanziare la spesa pubblica diretta a sostegno delle competenze, ogni Paese dell'Ocse utilizza il proprio sistema fiscale nazionale per fornire supporto anche agli investimenti in competenze. Si tratta di disposizioni quali crediti d'imposta  ad hoc, detrazioni fiscali e aliquote fiscali ridotte, per esempio sul reddito degli studenti o sui profitti delle aziende ed enti che investono anch’essi, sia pur privatamente, sulle competenze. Insomma, un’ampia gamma di misure fiscali specificamente ritagliate per aiutare i governi a sostenere gli investimenti in competenze sia nella fase iniziale che in quella successiva.  La condivisione dei costi in questo modo può rendere più accessibili gli investimenti in competenze, sebbene tali disposizioni fiscali debbano essere ben progettate.

Investire risorse per ricevere maggiori entrate, le esperienze monitorate dall’Ocse in diversi Paesi - Investire in maggiori e più estese competenze, significa che gli individui ottengono, ad una distanza congrua di tempo, salari più alti il che implica a sua volta che i governi ottengano maggiori entrate fiscali, in un futuro altrettanto adeguato. I risultati pubblicati ripetutamente dall’Ocse negli anni passati mostrano chiaramente che questi ritorni derivanti dall’implementazione e dalla crescita delle competenze sono notevoli. In quasi tutti i Paesi esaminati, sia gli studenti che i governi guadagnano entrambi grazie all’introduzione di investimenti e misure fiscali incentivanti ad hoc in competenze. In alcuni Paesi, tuttavia, le politiche potrebbero essere affinate per condividere ancor meglio i rendimenti delle competenze tra individui, imprese e governi. Il caso tipico d’una misura da tempo introdotta in diversi Paesi riguarda l'aumento dei premi degli utili pagati a lavoratori qualificati in tutti i Paesi dell'Ocse. Una novità fiscale che ha avviato un processo di duplice crescita, delle competenze da un lato, dei redditi e delle entrate tributarie dall’altro. In sostanza, ciò ha determinato migliori salari per le persone, maggiori profitti per le imprese e finanze pubbliche più sostenibili per i governi, una vittoria di tutti.

Il problema del debito o di come investire in se stessi. Le criticità d’una politica fiscale orientata allo sviluppo delle competenze - Nonostante questi alti rendimenti, molti lavoratori non possono ancora beneficiare dei giusti incentivi finanziari e fiscali per fare gli investimenti necessari nelle loro capacità in modo da garantirsi un adeguato livello di successo in ambito lavorativo per tutta la vita. A differenza dei beni immobili, infatti, come le proprietà e le attrezzature, il capitale umano non può essere utilizzato come garanzia futura per un prestito attuale, concreto destinato a finanziare investimenti per lo sviluppo delle rispettive competenze individuali. Ciò impedisce l'accesso al credito per gli investimenti sul miglioramento delle abilità delle persone. Per giunta, a questo stop di natura finanziaria, e bancaria, s’aggiunge il fatto che le imprese stesse possono anche sottovalutare le competenze in quanto temono che i lavoratori di nuova formazione possano poi passare alle dirette dipendenze delle aziende concorrenti. E non finisce qui l’elenco delle criticità, dato che spesso, le persone e le imprese non hanno accesso alle informazioni giuste per fare scelte informate su come investire nelle loro capacità. La progettazione di politiche fiscali e di spesa per incoraggiare gli investimenti in competenze è fondamentale.

Come uscire dalle criticità - Utili approcci di politica fiscale mirata possono includere crediti d'imposta rimborsabili per l'apprendimento permanente, prestiti a reddito variabile per l'istruzione terziaria o detrazioni fiscali aggiuntive per le imprese che investono nelle competenze dei loro lavoratori. I governi Ocse stanno sempre più studiando come le politiche incentivanti possono essere progettate per aumentare la produttività, l'innovazione e la crescita. In particolare, investimenti in capitale fisico e in tecnologie innovative possono utilizzare crediti di imposta sulla R&S e altre misure. Resta il fatto che per l’Ocse è precondizione essenziale, quasi pregiudiziale, per la crescita dei singoli Paesi l’adozione di specifiche politiche fiscali orientate all'incentivazione degli investimenti sul capitale umano.
 
 
 
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 14 Maggio 2018

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