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Irlanda: anche la ex tigre celtica
innalza l’Iva dal 1° gennaio 2012
innalza l’Iva dal 1° gennaio 2012
Dopo Grecia, Portogallo e Italia anche l’Irlanda alza l’asticella dell’Iva per fronteggiare la crisi economica
Alzare l’aliquota Iva di due punti percentuali entro il 2014. Era questo l’originario obiettivo fiscale posto in essere dal Governo irlandese. Tuttavia, il perdurare della crisi dell’eurozona ha convinto il ministro delle finanze Michael Noonan ad anticipare l’annunciata mossa al 1° gennaio 2012. L’obiettivo è contribuire a mantenere la fiducia dei mercati obbligazionari e limitare il contagio euro/Grecia. In questo modo, l’aliquota “normale” dell’imposta sul valore aggiunto passerà, dopo l’abbassamento avvenuto nel gennaio 2010 al 21%, al 23%.
Infatti, il tasso dell’Iva irlandese in vigore fino al 30 novembre 2008 era pari al 21%. Da quella data e fino al 31 dicembre 2009 la misura era aumentata di mezzo punto (e cioè fino a 21,5%) per poi scendere nuovamente al 21% dal primo gennaio 2010. Con il 2012 l’aliquota massima passerà, invece, al 23% mentre resteranno invariate le altre aliquote ridotte, cioè quelle del 13,5%, 9% e 4,8%.
Confini comunitari
Com’è noto, l’Iva si applica alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi acquistati e venduti ai fini del consumo nell’Unione europea. Al riguardo, la direttiva europea 2006/112/EU del Consiglio del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, ha lo scopo di rendere omogenea l’imposizione indiretta in tutta l’Unione europea e, in particolare, stabilisce all’articolo 97 che gli Stati membri (a decorrere dal 1 gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2015) devono fissare l’aliquota normale a una soglia non inferiore pari al 15%.
Dalle persone alle cose
Spostare il carico fiscale dalle persone alle cose è una delle più immediate decisioni prese da alcuni governi per fare fronte all’eurocrisi. Hanno fatto così (oltre all’Irlanda) la Grecia, il Portogallo e l’Italia mentre la Spagna, al momento, ha deciso di non intervenire. L’aliquota massima ellenica è quella che ha visto il maggiore incremento (+ 5%) negli ultimi sei anni passando dalla misura del 18% in vigore fino al 31 marzo 2005 (19%, dal primo aprile 2005, 21% dal 15 marzo 2010) al 23% a decorrere dal primo luglio 2010. Il Portogallo negli ultimi 6 anni è passato a un + 4%.
Fino al 30 giungo 2005, infatti, l’aliquota massima relativa all’imposta sul valore aggiunto ammontava al 19%. Questa misura è stata elevata prima di due punti (21%) a decorrere dal 1° luglio 2005. Dal 1° luglio 2008, l’Esecutivo aveva deciso di abbassare la misura al 20% per poi riportare la tassazione al 21% dal 1° luglio 2010 e al 23% dal 1° gennaio 2011.
La clausola di salvaguardia
Più articolata è la questione Italiana.Al riguardo occorre rilevare che l’aliquota ordinaria in vigore dal 30 settembre 1997 (e fino al 16 settembre 2011) era quella del 20%. Il decreto legge 29 settembre 1997, n. 328, infatti, aveva apportato alcune modifiche alle aliquote Iva innalzando di un punto (dal 19% al 20%) l’aliquota normale e sopprimendo l’aliquota del 16% (riconducendo le operazioni ad essa soggette in parte all’aliquota ridotta del 10% e in parte all’aliquota ordinaria del 20%). A partire dal 1 ottobre 1997, quindi, le aliquote Iva da applicare sugli acquisti e cessioni di beni e servizi erano 20%, 10% e 4%.
Dal 17 settembre 2011 (e, quindi, dopo 14 anni) il Governo ha deciso di aumentato la tassazione indiretta sulle cose alzando l’aliquota massima del 20% di un punto percentuale e portandola al 21%. Il decreto “salva Italia”, inoltre, ha disposto che a partire dal primo ottobre 2012 le aliquote Iva del 10% e del 21% saliranno di altri due punti percentuali (12% e 23%). Tale aumento è necessario al fine di coprire la clausola di salvaguardia di cui all’articolo 40 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, per evitare che scatti la riduzione automatica delle agevolazioni fiscali.
A decorrere dal 1° gennaio 2014, infine, è previsto che le predette aliquote siano ulteriormente incrementate di 0,5 punti percentuali (12,5% e 23,5%).
La Spagna
Per il momento, la Spagna è l’unico Paese maggiormente coinvolto dalla crisi finanziaria che non ha deciso di elevare, di recente, l’aliquota normale dell’imposta indiretta. In ogni caso, occorre segnalare che lo Stato iberico, il 1° luglio 2010, aveva aumentato di due punti percentuali l’aliquota dell’Iva portandola dal 16 al 18%.
Eu Vat Minimax
Nell’ambito della forbice comunitaria (15%/25%) occorre segnalare che Cipro e il Lussemburgo hanno l’aliquota ordinaria Iva al 15% mentre la soglia più elevata (25%), al momento, è in capo alla Svezia, Danimarca e Ungheria.
Boris Bivona
pubblicato Giovedì 22 Dicembre 2011
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