Dal mondo
Israele, sulle tasse portuali
nuovo metodo di calcolo
Un recente decreto del ministro dei Trasporti modifica l'attuale sistema introducendo la tassa sull'uso dell'infrastruttura
nave da carico

Applicazione di una tassa sull'utilizzo delle infrastrutture portuali in sostituzione dei diritti di banchina. È, in estrema sintesi, la principale novità su cui poggia la riforma del sistema delle tasse portuali varata dal ministero dei Trasporti. Il provvedimento, nella forma di decreto, reca la firma dell'attuale responsabile del dicastero del governo israeliano a guida Benjamin Netanyahu, Israel Katz.

Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema
200 milioni di euro (1 miliardo di shekel). A tanto ammontano i ricavi che derivano dai diritti di banchina che, in base al nuovo sistema, saranno gradualmente e progressivamente rimpiazzati da una tassa sull'utilizzo delle infrastrutture portuali. In base al vecchio sistema è la percentuale del valore delle merci in importazione o esportazione il valore di riferimento su cui viene applicata l'imposta a carico delle compagnie di navigazione. La riforma del sistema delle tasse portuali varata dal ministero dei Trasporti prevede invece l'applicazione di una imposta per unità di merce movimentata a carico delle imprese di trasporto marittimo.

La riforma del sistema infrastrutturale
La riforma del sistema delle tasse portuali segue, in ordine cronologico, l'avvio operativo di quella più strettamente infrastrutturale varata nel 2005. Sono tre le società a cui è stata affidata, in sostituzione dell'autorità unica, la responsabilità dell'intero sistema: Haifa Port Company, Ashdod Port Company ed Eilat Port Company. Il coordinamento è stato invece affidato alla Israel Ports Development & Assets Company (Ipc) che gestisce le risorse nazionali relative al commercio marittimo. Le stime parlano di un sostenuto aumento del traffico dei container, previsto a salire dagli attuali 1,7 milioni di Teu (container da 20 piedi) l'anno, a 9,7 milioni di Teu entro il 2030. Gli ultimi dati di traffico relativi al porto di Haifa indicano che sono state più di 5 milioni le tonnellate di merci movimentate con un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Le zone franche
Risale al 1969 la free trade zone law con cui i porti di Ashdod, Eliat ed Haifa sono stati dichiarati zone franche. La legge garantisce alle imprese localizzate in queste aree l'esenzione dal pagamento delle imposte indirette e altri vantaggi di carattere fiscale. A seguito dell'accordo tra Israele e Giordania (1996) sono state istituite tra i due Paesi le qualifying industrial zones che gli Stati Uniti si sono impegnati ad aprire per fare in modo che possano essere sviluppati investimenti e rafforzata la cooperazione economica.  I prodotti realizzati nelle qualifying industrial zones ed esportati negli Usa sono esentati dal pagamento di dazi. Una specifica disciplina normativa è invece prevista per le "approved enterprises". In particolare le aziende a cui viene attribuita la qualifica di "approved enterprises", situate in zone prioritarie, possono ricevere una sovvenzione fino al 24% di un progetto approvato dalle autorità israeliane.

Riforma fiscale e politica economica del governo
La riforma del sistema di calcolo delle tasse portuali e, più in generale delle infrastrutture, rientra in un complesso piano di riorganizzazione del sistema Paese finalizzato a favorire la crescita in un contesto di difficile situazione congiunturale. Le strategie si muovono in varie direzioni. Il piano di sviluppo economico, la promozione degli investimenti di capitali nel settore agricolo, la riforma delle imposte sui redditi, la riduzione dell'imposta sulle società, delle tasse automobilistiche e dell'imposizione sugli immobili sono soltanto alcuni dei passaggi chiave delle azioni promosse negli ultimi anni. Nel 2009 il governo ha provveduto a rivisitare le fasce progressive di scaglioni di reddito e le aliquote corrispondenti (dal 10 al 46%). Dal 2010 l'aliquota massima dovrebbe scendere al 45%.
Le politiche di contenimento della spesa pubblica, attuate dal governo negli ultimi anni, stanno contribuendo, secondo gli analisti di settore più accreditati, alla riduzione del debito pubblico.

Il profilo politico-istituzionale
Triplice ripartizione dei poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario, suddivisione del territorio in sei distretti. Sono queste le due caratteristiche principali di una democrazia parlamentare che vede nella Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 membri, il fulcro del potere legislativo. Tre sono le categorie di reddito su cui poggia il sistema fiscale: imposte sul reddito, sui capital gain e sull'Iva.

Il meccanismo del sistema impositivo
La regola generale dell'ordinamento delle imposte sul reddito stabilisce che i residenti israeliani e stranieri sono soggetti a tassazione sui redditi che derivano da fonti israeliane mentre i redditi originati all'estero non sempre sono considerati parte del reddito tassabile.

Il credito internazionale
L'agenzia Standard and Poor's ha confermato per il 2009 il rating a lungo termine in valuta estera del Paese rimasto, infatti, ad "A" con un rating outlook stabile. Anche l'agenzia Fitch, ha pubblicato  nel 2008 un "credit rating" che, per la prima volta dal 1995, ha segnato un rialzo da "A-" ad "A", rimasto da allora invariato. Secondo gli analisti il giudizio positivo delle agenzie di rating nei confronti dell'economia israeliana è legato alla coerente politica di contenimento fiscale applicata dal governo.

 

Fonti:

 

Gianluca Di Muro
Antonina Giordano
pubblicato Mercoledì 23 Giugno 2010

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