Dal mondo
Italia: sulla due diligence, pronta
la disciplina della procedura
Con il decreto emanato a fine 2015 va al suo posto l’ultimo tassello della nuova era dello scambio di informazioni
scambio informazioni
Tutti all’opera per rendere esecutivo nel 2017 il nuovo scambio automatico di informazioni e segnare un duro colpo all’evasione e all’elusione internazionali. Dal primo gennaio 2016 sono infatti entrate in vigore le regole che disciplinano le modalità di rilevazione, trasmissione e comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle informazioni relative ai conti finanziari dei non residenti. Il decreto pubblicato sul sito internet del Mef il 29 dicembre scorso, contenente le disposizioni di attuazione della legge n. 95/2015 e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio europeo, regolamenta anche la procedura relativa all’obbligo di adeguata verifica ai fini fiscali (due diligence) che deve essere posta in essere dagli operatori finanziari sull’effettiva residenza della propria clientela. Il primo scambio automatico avverrà a partire dal primo gennaio 2017,  all’interno di un gruppo di 54 Stati e giurisdizioni aderenti al Common reporting standard dell’Ocse. Dal 2018 si aggiungeranno altre 23 giurisdizioni, facendo toccare quota 77 al nuovo sistema di cooperazione multilaterale.
 
Gli adempimenti a carico degli operatori finanziari
In pratica, con la direttiva 2014/107/UE, il Consiglio aveva stabilito che dal primo gennaio di quest’anno il Common reporting standard dell’Ocse sarebbe entrato ufficialmente nella legislazione europea. Dopo la legge n. 95/2015 che dava attuazione alla direttiva nel nostro ordinamento, era però necessario l’ultimo tassello di competenza ministeriale. Adesso, dopo la pubblicazione sul sito del Mef del decreto sullo scambio di informazioni automatico, tutti gli operatori possono conoscere le norme da applicare in materia di classificazione della propria clientela e individuazione dei titolari di conti fiscalmente non residenti in Italia. Le banche e le altre istituzioni finanziarie interessate dovranno poi segnalare le informazioni relative a questi soggetti all’Agenzia delle Entrate, presumibilmente a partire dal 2017.
La procedura di adeguata verifica, descritta nell’allegato A al decreto, prevede che per i conti preesistenti già aperti alla data del 31 dicembre 2015 l’intermediario dovrà porre in essere attività  di due diligence differenziate a seconda del tipo di cliente (persona fisica o no) e del valore dei rapporti finanziari intestati al cliente stesso.
Tra i conti preesistenti intestati alle persone fisiche è innanzitutto importante la distinzione tra i conti di importo rilevante e i conti di importo non rilevante, quelli con un saldo o un valore complessivo inferiore all’importo di un milione di dollari.
 
La procedura differenziata di verifica? In base alla taglia ma non solo
La due diligence dei conti preesistenti di persone fisiche di importo non rilevante dovrà essere completata dalle istituzioni finanziarie entro il 31 dicembre 2017, mentre per quelli di importo rilevante entro il 31 dicembre 2016. Per le persone giuridiche (le entità), invece, è prevista una regola di esenzione alla quale le istituzioni finanziarie non sono comunque obbligate a conformarsi, in base a proprie autonome valutazioni. La regola di esenzione si applica ai conti preesistenti il cui valore aggregato non superi, al 31 dicembre 2015, la soglia di 250mila dollari. Per i conti sopra-soglia la verifica va completata entro la fine del 2017.
In generale per i nuovi conti di persone fisiche, la due diligence si baserà sull’acquisizione di una semplice autocertificazione del cliente che attesti la propria residenza. Autocertificazione che dovrà comunque essere valutata dall’operatore finanziario insieme a tutte le altre informazioni raccolte al momento dell’apertura del conto. Per le entità si farà riferimento anche all’indirizzo della sede principale, specie nel caso in cui il cliente dichiari di non avere una residenza a fini fiscali.
 
I compiti dell’Agenzia delle Entrate
I termini per il primo invio di dati verranno fissati da un provvedimento dal direttore dell’Agenzia. A regime, invece, le comunicazioni al Fisco andranno effettuate entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento. Il termine è identico, per evitare duplicazioni di adempimenti a carico degli operatori, a quello previsto dal decreto ministeriale emanato in seguito alla ratifica dell’accordo tra Italia e Usa nell’ambito del Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act).
L’Agenzia delle Entrate dovrà poi trasmettere le informazioni riguardanti i titolari di rapporti finanziari alla giurisdizione estera in cui questi risultano residenti entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello di riferimento.
 
La tempistica e gli Stati coinvolti
Il primo scambio automatico di informazioni sarà possibile tra un anno, a partire dal primo gennaio 2017, e potrà scattare tra ognuna delle 54 giurisdizioni che hanno siglato l’accordo multilaterale di Berlino nell’ottobre 2014. Per le altre 23 giurisdizioni che hanno aderito all’accordo successivamente, e che attiveranno la raccolta dei dati nel 2017, il primo scambio automatico arriverà invece nel 2018. L’elenco dovrebbe comunque allungarsi ancora. Del resto sono oltre 90 le realtà statali che hanno dichiarato di voler aderire allo standard globale promosso a settembre 2014 da Ocse e G20.
 
Vito Rossi
pubblicato Mercoledì 20 Gennaio 2016

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