Dal mondo
J5: la cooperazione prende forma.
È il momento di “The Challenge”
Al via l’individuazione “scientifica” dei professionisti che progettano le frodi fiscali e finanziarie
j5
Che la sfida abbia inizio. In gara, da un lato, ci sono le migliori menti scientifiche e investigative di Usa, Paesi Bassi, Australia, Canada e Gran Bretagna, i Paesi che compongono il J5, e, dall’altro, coloro che “per mestiere” architettano schemi per commettere crimini fiscali e finanziari sul piano internazionale o che ne facilitano l’attuazione.  Le armi a disposizione sono i dati, e non solo.  La scorsa settimana ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, i membri del J5 – The Joint Chiefs of Global Tax Enforcement –  hanno riunito sotto lo stesso tetto i più importanti  data scientist, esperti di tecnologia e investigatori che si sono messi a lavoro insieme per individuare metodi e soluzioni per rintracciare coloro che si guadagnano da vivere facilitando e consentendo il crimine fiscale internazionale. All’evento è stato dato il nome di “The Challenge”, forse proprio per sottolineare il carattere pioneristico di questa attività svolta in cooperazione da professionisti altamente qualificati, a caccia di altrettanti professionisti dall’altra parte della barricata.

Sulle tracce di chi rende possibile l’evasione fiscale offshore
I “cervelloni” del Fisco, che sono stati ospitati nella sede del Fiscal Information and Investigation Service Olandese (FIOD), hanno unito le forze per identificare, sviluppare e testare strumenti, piattaforme, tecniche e metodi che possano contribuire fattivamente alla causa del J5, che può essere così condensata: rafforzare i programmi di investigazione e di intelligence, individuare i soggetti da sottoporre a nuove indagini, sviluppare strategie che consentano di identificare le minacce attuali e future  e riconoscere le debolezze e i rischi connessi ai crimini fiscali offshore, al cybercrime e al riciclaggio del denaro.  In particolare, durante l’evento “The Challenge”, il gruppo di esperti si è concentrato sullo sviluppo di metodi e di strumenti per identificare i soggetti che svolgono a livello professionale il ruolo di facilitatori nelle frodi fiscali offshore che coinvolgono i Paesi del J5, e hanno, quindi, lavorato insieme per ottimizzare i dati  provenienti sia da fonti aperte sia da fonti investigative, incluse le informazioni relative ai conti offshore. Una sorta di puzzle da ricomporre per arrivare a identificare gli schemi, i professionisti che li architettano e, di conseguenza, per proporre agli alti rappresentanti del J5 le azioni  per affrontare con successo queste minacce. L’operazione, per alcuni aspetti, è ancora top secret. Will Day, Deputy Commissioner dell’amministrazione fiscale Australiana, infatti, ha affermato, a commento  del comunicato congiunto su “ The Challenge”, che “l’operazione è ancora in corso e che quindi non è possibile fornire in questo momento più dettagli sui passi avanti compiuti”. Non si gioca per ora a carte scoperte ma Will Day ha sottolineato che “è arrivato il momento di ricordare che gli intermediari che propongono schemi per evadere le imposte non possono più promettere la riservatezza ai loro clienti”.

J5 work in progress: cosa è successo nei primi 5 mesi dell’alleanza
The Challenge è solo l’ultimo step in ordine temporale di un lavoro che va avanti già da quest’estate. Il J5  attraverso un azione congiunta di intelligence ha, infatti, già identificato e sta perseguendo un numero, non esplicitamente dichiarato, di professionisti sospettati di favorire consistenti frodi fiscali transfrontaliere. Inoltre, l’alleanza ha dichiarato di aver fatto progressi anche nell’identificazione di siti internet che favoriscono le frodi attraverso la promozione di schemi  per nascondere redditi e asset offshore. Azioni che rafforzano  e massimizzano  gli sforzi nazionali  compiuti dai singoli membri del J5, a partire dalla Gran Bretagna, che sta già investigando su oltre 200 intermediari, fino all’Australia  che ha istituito diverse task force tra cui la Phoenix per catturate chi architetta i crimini fiscali, passando per il Canada che ha posto il programma di indagine tra le sue priorità operative ed è già a lavoro su 15 casi che coinvolgono promotori di schemi fiscali e su oltre 50 casi collegati a fenomeni di evasione fiscale offshore.
 
Valeria Ibello
pubblicato Giovedì 22 Novembre 2018

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