Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 16:07
Dal mondo
Kazakhstan, su accise petrolifere
marcia indietro al rialzo
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Dal 1° gennaio 2011 aumenta l'accisa sulle esportazioni di petrolio che sale a 40 dollari per tonnellata
Dal primo gennaio 2011 il governo della Repubblica presidenziale del Kazakhstan raddoppierà di 20 dollari per tonnellata l'accisa sulle esportazioni di petrolio, portando il balzello a 40 dollari (31,51 euro) per tonnellata. L'imposta viene reintrodotta in quanto in vigore prima della crisi economico finanziaria.
Il Kazakhstan, Stato transcontinentale, a cavallo tra Europa e Asia centrale, ha iniziato a tassare le esportazioni del greggio nel maggio 2008. Nel gennaio 2009, nel bel mezzo della crisi economica che aveva depresso i prezzi del greggio, l'accisa (salita fino a 203 dollari per tonnellata) era stata sospesa dalle autorità nazionali ed era stata nuovamente immessa dal 1° luglio di quest'anno.
Gli obiettivi dell'operazione
L'imposta è destinata a salire di 20 dollari per tonnellata ovvero di 1/10 rispetto all'ultima misura precedente la crisi. L'operazione dovrebbe permettere un maggiore gettito fiscale legato alle accise sul petrolio per 421 miliardi di tenge (pari a circa 2,25 miliardi di euro). Il Kazakhstan, in tal modo, stima di raccogliere 406 milioni di dollari circa dalla nuova tassa.
Soggetti passivi
L'aumento della tassazione, rivela una fonte internazionale del settore, è stata accolta "favorevolmente" dai dirigenti delle società petrolifere. Infatti il codice fiscale kazako prevede il meccanismo della scala mobile sul petrolio. Più alto è il prezzo del greggio, più alto è il tasso di imposta sulle esportazioni. In tal modo il governo avrebbe potuto più che quadruplicare quanto il dovuto. Ma l'esecutivo transcontinentale ha ritenuto opportuno elevare parzialmente l'imposta dato che una quadruplicazione in così poco tempo avrebbe generato troppe critiche sia da parte politica che economica.
In ogni caso, novità rilevanti riguardano i soggetti passivi d'imposta. L'accisa si applicherà anche alla produzione dei principali operatori stranieri, come il gruppo Tengiz (guidato da Chevron) e il consorzio Karachaganak (guidato da Eni e BG).
Via le esenzioni
La mossa segue una serie di iniziative intraprese dal Kazakhstan negli ultimi anni per rivedere i termini relativi alla suddivisione della produzione con il raggruppamento guidato da Chevron e il consorzio di Eni e BG, nonostante le proteste delle principali società petrolifere. Il ministro delle Finanze, Bolat Zhamishev, ha precisato, inoltre, che il gruppo Tengiz, guidato da Chevron, e il consorzio Karachaganak di Eni e BG non saranno più esentati dall'imposta. Secondo il Governo il gruppo Karachaganak non possiede una clausola di stabilità nel contratto e, pertanto, dovrà pagare l'imposta. Altri 15 progetti, invece, saranno esentati dal pagamento delle accise per la presenza nel contratto della clausola di stabilità.
Il ruolo dell'Eni in Kazakhstan
Tra gli Stati più impegnati con investimenti diretti nel Paese si colloca l'Italia presente nel settore petrolifero con Eni che, di fatto, rappresenta uno dei più importanti partner privati del Kazakhstan. Le relazioni del paese produttore di petrolio (non OPEC) con il cane a sei zampe risalgono al 1992, quando venne firmato il primo accordo di ripartizione della produzione del campo di Karachaganak, nel nord del paese, di cui dal 1997 l'Agip è operatore e da cui estrae il petrolio con una licenza per quaranta anni. L'Eni, inoltre, è co-operatore del giacimento in produzione di Karachaganak ed è stato operatore unico, sino a gennaio 2009, del North Caspian Sea Production Sharing Agreement (NCSPSA) per lo sviluppo del giacimento di Kashagan. L'ENI gioca un ruolo chiave nella geopolitica del trasporto del petrolio nella zona del mar Caspio. Nel 2009, la produzione d'idrocarburi in quota Eni in Kazakhstan è stata di 111 mila barili di olio equivalente al giorno, di cui 70 mila barili/giorno di petrolio e condensati e circa 7,3 milioni di metri cubi/giorno di gas naturale.
Fonti:
http://www.eni.com/it_IT/eni-nel-mondo/kazakhstan/attivita-eni/attivita-eni.shtml
Il Kazakhstan, Stato transcontinentale, a cavallo tra Europa e Asia centrale, ha iniziato a tassare le esportazioni del greggio nel maggio 2008. Nel gennaio 2009, nel bel mezzo della crisi economica che aveva depresso i prezzi del greggio, l'accisa (salita fino a 203 dollari per tonnellata) era stata sospesa dalle autorità nazionali ed era stata nuovamente immessa dal 1° luglio di quest'anno.
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In ogni caso, novità rilevanti riguardano i soggetti passivi d'imposta. L'accisa si applicherà anche alla produzione dei principali operatori stranieri, come il gruppo Tengiz (guidato da Chevron) e il consorzio Karachaganak (guidato da Eni e BG).
Via le esenzioni
La mossa segue una serie di iniziative intraprese dal Kazakhstan negli ultimi anni per rivedere i termini relativi alla suddivisione della produzione con il raggruppamento guidato da Chevron e il consorzio di Eni e BG, nonostante le proteste delle principali società petrolifere. Il ministro delle Finanze, Bolat Zhamishev, ha precisato, inoltre, che il gruppo Tengiz, guidato da Chevron, e il consorzio Karachaganak di Eni e BG non saranno più esentati dall'imposta. Secondo il Governo il gruppo Karachaganak non possiede una clausola di stabilità nel contratto e, pertanto, dovrà pagare l'imposta. Altri 15 progetti, invece, saranno esentati dal pagamento delle accise per la presenza nel contratto della clausola di stabilità.
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Fonti:
http://www.eni.com/it_IT/eni-nel-mondo/kazakhstan/attivita-eni/attivita-eni.shtml
Boris Bivona
pubblicato Martedì 19 Ottobre 2010
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