Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 16:07
Dal mondo
Usa, la resa di Schwarzy: "Su le tasse per evitare la bancarotta"
115 miliardi di dollari l'anno di entrate fiscali non allontanano il rischio di default dei conti pubblici della California
"Su le tasse", è il titolo dell'ultimo film che vede Arnold Schwarzenegger, questa volta nell'insolito ruolo di Governatore della California, come protagonista assoluto. Ambientazione della storia? I palazzi, le sale riunioni e i corridoi che ospitano le sedi sia del Governatorato dello Stato sia dell'assemblea legislativa. Lungo l'elenco dei partecipanti, uno solo l'eroe finale, Schwarzenegger che sfidando l'opposizione degli stessi rappresentanti del partito che lo sostiene, quindi dei Repubblicani, ha imposto un aumento drastico delle imposte e delle tasse riscosse dall'erario dello Stato, di fatto affondando il dogma Repubblicano del no-taxation. Un principio questo che impone, anche in casi di criticità estrema, di aumentare le risorse disponibili attingendo nuove entrate sul versante della spesa, cioè tagliano le uscite e i finanzianti pubblici, piuttosto che innalzando le aliquote del fisco. Ma l'attuale Governatore della California non ne ha voluto sentir parlare e, al termine d'una settimana di colloqui e di riunioni a porte chiuse, a posto la parola fine alla questione, licenziando un provvedimento che, per salvare i conti dello Stato più ricco dell'Unione, in pratica l'ottava potenza economica mondiale, imporrà di fatto nuovi sacrifici ai contribuenti soprattutto in termini di maggiori imposte e tasse da versare nel corso del 2009.
La posta in gioco: un deficit record da 42miliardi di dollari - Una scelta difficile, lungamente meditata, aspramente criticata, e influenzata soprattutto dall'andamento recente registrato dall'economia globale. La California, infatti, nel 2008, e con tutta probabilità nel 2009, si troverà a dover fare i conti con uno squilibrio contabile pari a circa 42miliardi di dollari. Si tratta d'un rosso da primato che nemmeno all'indomani della seconda Guerra Mondiale aveva fatto la sua comparsa sul budget dello Stato. Il risultato quindi, se non si fosse intervenuti rapidamente, sarebbe stato quello di esporre la California al rischio bancarotta, come del resto pronosticato da diversi controllori e da osservatori esterni, tra i quali per esempio le principali società di rating. L'inasprimento della pressione fiscale, abbinato con una riduzione modesta della spesa pubblica, dovrebbe quindi garantire il raffreddamento della situazione, in attesa d'una ripresa forte dell'economia.
Se Wall Street condiziona i conti della California - In particolare, il rimbalzo negativo della Borsa di New York ha avuto un impatto diretto altrettanto negativo sul budget californiano, soprattutto sul versante delle entrate fiscali annuali. Queste infatti, per un ammontare pari al 50per cento derivano dal gettito dell'imposta sui redditi al quale, in larga parte, contribuisce l'1per cento dei contribuenti più ricchi, ovvero con redditi che superano i 500mila dollari l'anno. In generale, si tratta di individui la cui fonte principale è costituita da investimenti realizzati e pianificati sul mercato azionario. Con il crollo di Wall Street l'impatto immediato è stato quello di ridurre i bonus, i capital gains e i guadagni originati dalla ripartizione di lauti dividendi, tutte categorie di profitto che la crisi ha di fatto potenziato. Indirettamente s'è quindi determinata una riduzione di gettito dell'imposta sui redditi delle persone fisiche, in California tra le più progressive al mondo, riduzione che continuerà e si estenderà anche nel 2009, generando un gap sul lato delle entrate fiscali stimato in diversi miliardi di dollari.
"Su le tasse", sconti fiscali solo per Hollywood - Il piano anti-bancarotta, varato e sponsorizzato da Schwarzenegger, prevede un inasprimento delle imposte indirette, generalizzato, e parallelamente l'aumento dell'aliquota marginale che si applica sul calcolo dell'imposta sui redditi delle persone fisiche, aumento questo che comporterà una maggiore contribuzione, da parte dei percettori di redditi medio-alti, al gettito dell'erario. Sarà inoltre raddoppiata la tassa di registrazione delle nuove autovetture e, allo stesso tempo, costerà di più recarsi alla pompa di benzina per rifornire la propria autovettura di carburante, dato che anche le accise saliranno, circa +2per cento. In controtendenza l'industria cinematografica che, a partire dal 2011, beneficerà d'un fondo annuale di 100milioni di dollari. Si tratta di crediti d'imposta che interesseranno diverse produzioni cinematografiche e una serie di spese specifiche come, per esempio, quelle legate agli stipendi dei dipendenti e degli addetti assunti per l'occasione, incluse quelle relative all'acquisto di strutture tecniche e alle forniture del catering. I crediti d'imposta varieranno tra il 25 e il 20per cento e potranno essere utilizzati dalle produzioni che non oltrepassano i 75milioni di dollari d'investimento e che prevedono la rilocalizzazione nei confini californiani. Insomma, è una misura che dovrebbe favorire la ripresa del made-in Hollywood, sede della filmografia mondiale consumata nel corso del quinquennio passato dalla concorrenza di New York e del New Mexico, oltrechè da quelle di Bombay e dal ritorno della Vecchia Europa nello stage e nell'ambientazione di trame e copioni.
La posta in gioco: un deficit record da 42miliardi di dollari - Una scelta difficile, lungamente meditata, aspramente criticata, e influenzata soprattutto dall'andamento recente registrato dall'economia globale. La California, infatti, nel 2008, e con tutta probabilità nel 2009, si troverà a dover fare i conti con uno squilibrio contabile pari a circa 42miliardi di dollari. Si tratta d'un rosso da primato che nemmeno all'indomani della seconda Guerra Mondiale aveva fatto la sua comparsa sul budget dello Stato. Il risultato quindi, se non si fosse intervenuti rapidamente, sarebbe stato quello di esporre la California al rischio bancarotta, come del resto pronosticato da diversi controllori e da osservatori esterni, tra i quali per esempio le principali società di rating. L'inasprimento della pressione fiscale, abbinato con una riduzione modesta della spesa pubblica, dovrebbe quindi garantire il raffreddamento della situazione, in attesa d'una ripresa forte dell'economia.
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Stefano Latini
pubblicato Lunedì 23 Febbraio 2009
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