Dal mondo
L'Ocse promuove la Svizzera.
Ora avanti con gli impegni sul Beps
Il Pil della Federazione elvetica raggiunge quota +0,8%. La crescita si rafforzerà nei prossimi due anni (+1,7%)
paessaggio svizzero
Pubblicata l’ultima edizione dell’Oecd Economic Survey dedicato alla Svizzera. In base ai dati presentati nel volume dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2017 il Paese è cresciuto in misura ridotta (+0,8%) ma ha dimostrato una grande capacità di resistenza agli shock esterni. Il report presenta un quadro relativamente roseo anche quando sposta l’attenzione sui freddi dati macro economici. La situazione del bilancio pubblico in rapporto al Pil, infatti, quest’anno ha toccato -0,2%, mentre il debito pubblico netto ha sfiorato la soglia del 2% (1,9%).
L'indagine, in cui non mancano le consuete raccomandazioni e proposte di intervento settore per settore, è stata presentata a Berna dal direttore della Segreteria di Stato dell’economia del governo federale, Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, e da Alvaro Pereira, dirigente della sezione del dipartimento sulle politiche economiche dell'Ocse che si occupa della redazione degli economic survey.
 
Non più black list, ma sempre sotto osservazione
Il Survey 2017 ha dato il la a un efficace uno-due pugilistico e ha fatto sì che in poche settimane la Svizzera tornasse al centro del dibattito internazionale. Mentre a metà novembre l’Ocse ha presentato i risultati della sua indagine annuale sull’andamento dell’economia, infatti, il 5 dicembre l’Unione europea ha riconosciuto i passi avanti fatti dal regime tributario svizzero, non inserendolo tra i 17 Paradisi fiscali della nuova black list targata Ecofin, ma solo tra le 47 giurisdizioni che restano “sotto osservazione”. Su un punto, però, Ocse e Ue si sono dimostrati d’accordo: la Federazione elvetica deve ancora fare progressi nell’ambito della tassazione delle corporation. Nell’edizione 2017 del rapporto, infatti, l’Organizzazione con sede a Parigi dedica un intero capitolo alla riforma dell’imposta sul reddito delle società, considerata imprescindibile per permettere al Paese di rispettare gli impegni con la comunità internazionale, specie in relazione al pacchetto Beps di matrice Ocse e G20.
 
L’intricato nodo del sistema tributario elvetico
Nelle pagine dedicate alla riforma fiscale si ripercorrono i passaggi chiave dell’ultimo biennio. Come noto, il sistema tributario svizzero prevede (a livello federale e cantonale) regimi di favore che contemplano aliquote più basse per quelle aziende che operano in Svizzera ma sono principalmente attive all'estero. Per affrontare questa criticità, nel 2016 il Parlamento svizzero aveva approvato un pacchetto di modifiche legislative (denominato "Riforma III dell'imposta sulle società"). Tuttavia, a febbraio di quest’anno il 59,1% degli elettori svizzeri ha rigettato l’introduzione della riforma attraverso un referendum.
 Un tentativo di rilanciare la riforma bocciata dai cittadini è stato in seguito effettuato dal Consiglio federale ed è al momento sotto esame da parte delle varie forze politiche e sociali. Le misure chiave contenute nel progetto, che potrebbero permettere alla Svizzera di tornare tra i Paesi più collaborativi, per l’Ocse sono:
● l’abolizione dei regimi fiscali cantonali speciali, l’aumento della tassazione sui dividendi e l’introduzione di un trattamento fiscale unico, comune per tutte le società residenti
● un regime di patent box conforme allo standard internazionale e valido per tutti i cantoni, senza possibilità di introdurre eccezioni su base locale
● l’introduzione di una qualche forma di deduzione speciale (a livello cantonale) per le spese di ricerca e sviluppo.
 
Le prospettive per il futuro
Dal punto di vista strutturale l'economia svizzera ha mostrato una notevole resistenza agli shock, ma la crescita economica è rimasta debole e non ha preso il volo. Pertanto, oggi per l’Ocse sono necessarie ulteriori riforme per ripristinare la crescita della produttività, aumentare i redditi e garantire che gli attuali standard di vita elevati e i livelli di benessere siano trasferiti alle generazioni future.
In ogni caso, nell’immediato futuro l’Ocse stima una crescita per lo Stato federale dell'1,7% nel 2018 e dell'1,8% nel 2019. Le aree prioritarie d’intervento elencate nel volume hanno lo scopo di sostenere ulteriormente la crescita, incrementare la produttività e aiutare il Paese a gestire le sfide legate all'invecchiamento della popolazione. Nel report, inoltre, gli autori sollecitano le istituzioni elvetiche ad attivarsi per mantenere stabile la spesa per la previdenza, migliorare la concorrenza, assicurare l’accesso di tutte le categorie sociali al mercato del lavoro e rafforzare i già ottimi sistemi di istruzione e formazione per assicurare il benessere per le generazioni future. Fare bene, insomma, non basta. Senza innovazione, soprattutto nell’ambito della digitalizzazione dei metodi formativi, il Paese rischia di perdere il passo e restare indietro.
 
Benessere e redistribuzione, lo stato delle cose a nord delle Alpi
Capitolo a parte quello delle statistiche sugli standard di vita dei cittadini residenti nei 26 cantoni svizzeri. Uno sguardo al Pil pro capite e agli altri indicatori, infatti, conferma il trend positivo consolidato relativo a redditi, sicurezza personale e benessere soggettivo. La fiducia nel governo, inoltre, non ha fatto che aumentare (a partire dal 2007) ed ha raggiunto oggi il livello più alto in tutta l’area Ocse. Anche il tasso di disuguaglianza relativo alla distribuzione dei redditi ante imposte è uno dei più bassi. In ogni caso, lo stesso coefficiente di Gini, che invece tiene conto dell’impatto delle imposte e dei trasferimenti, è intorno alla media Ocse. Nonostante questi dati, in Svizzera la quota di reddito e ricchezza detenuta dall'1% più ricco negli ultimi due decenni è andata aumentando. Il divario tra i gruppi socioeconomici benestanti e i ceti più bassi del Paese è in effetti leggermente superiore alla media riscontrata in altri Paesi dell'area Ocse. Secondo le conclusioni del rapporto, questo è un dato che non va assolutamente sottovalutato. Sarà comunque compito delle istituzioni della Federazione valutare se e come intervenire per ridurre la forbice tra ricchi e poveri e dare così maggiore slancio al livello di equità percepito nel Paese.
Vito Rossi
pubblicato Martedì 19 Dicembre 2017

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