Dal mondo
Mediazione fiscale all’estero.
Un’analisi su quattro Paesi (3)
In Canada la risoluzione alternativa delle controversie è volontaria e viaggia fuori dall’impianto normativo
Paesaggio di Toronto
In Canada, come negli Stati Uniti, i metodi di ADR sono stati al centro dell’attenzione da parte degli organi istituzionali, governativi e di amministrazione della giustizia, già a partire dagli anni '90 del secolo scorso. In particolare, nell’aprile del 1992, presso il Ministero della Giustizia (DOJ) è stato istituito il Servizio di Risoluzione Controversie (Dispute Resolution Service, DRS) con l’obiettivo di limitare e risolvere in modo efficiente le liti tra i cittadini e le autorità. Il ruolo primario del DRS è quello di creare una maggiore consapevolezza nei cittadini dei metodi di soluzione alternativa dei conflitti. Grazie a un’iniziativa congiunta del Ministero della Giustizia e del Ministero delle Finanze (Treasury Board) è stato, inoltre, istituito un fondo di risoluzione delle controversie, prevedendo un contributo finanziario per chi si avvale della mediazione nel diritto tributario.
 
Quando è possibile il ricorso alla procedura
La mediazione fiscale non è mai stata sancita dalla legge canadese. Le condizioni per avvalersi di questo strumento deflativo innanzi all’Amministrazione fiscale canadese (Canadian Revenue Agency, CRA) sono, invece, previste da apposite istruzioni interne, che consentono al contribuente di richiedere informazioni in merito. L’opzione per la mediazione fiscale è rimessa alla scelta volontaria delle parti, che decidono di definire di comune accordo  le controversie sul reddito federale. La richiesta di mediazione, peraltro, può essere presentata solo nel procedimento di ricorso presentato alla CRA, non essendo la mediazione offerta in sede di impugnazione giudiziale dell’atto. Del resto, incoraggiare le procedure di ADR permette che la lite sia risolta in una fase antecedente all’istaurazione del giudizio: la logica è quella secondo cui l’introduzione della mediazione nella fase dell’opposizione rende inutile la sua previsione in sede di impugnazione.
 
Posizione del mediatore
La disciplina della mediazione fiscale canadese è ispirata, in gran parte, a quella della PAM degli Stati Uniti. Sussiste, tuttavia, una differenza di rilievo: i mediatori in Canada sono esterni e non interni come negli Usa. Il mediatore esterno è nominato sia dal contribuente che dalla CRA, scegliendo tra soggetti che dichiarano di non avere interessi economici, personali o in conflitto con le parti. Essendo i mediatori esterni, di solito, essi svolgono anche un’altra professione, come ad esempio lo psicologo, l’avvocato, l’ingegnere etc. Peraltro, la CRA ha stabilito condizioni specifiche per essere qualificati mediatori fiscali. In particolare, sono previsti severi requisiti di formazione sia in materia tributaria che in termini di gestione dei conflitti, tra cui, ad esempio, l’aver partecipato ad almeno due settimane di formazione in merito alla procedura di mediazione o di ADR. Il mediatore, inoltre, deve dimostrare di avere esperienza come (co)mediatore in almeno tre sessioni di mediazione connesse alla controversia fiscale in rilievo, nonché di avere conoscenza delle questioni da valutare, delle imposte sul reddito delle persone fisiche e/o giuridiche. Il mediatore, quindi, non deve essere per forza un avvocato o un mediatore certificato o comunque associato con l’Istituto ADR.
 
L’accordo di mediazione
Nel caso venga raggiunto un accordo di mediazione, la legge canadese ne riconosce lo stesso status giuridico degli altri accordi conclusi nella fase delle opposizioni. La CRA in base a tale accordo è tenuta a rivalutare la posizione del contribuente. Quest’obbligo sussiste, però, solo se il contribuente o il suo rappresentante hanno compilato correttamente, nel corso degli anni, i moduli di dichiarazione dei redditi contestati e non hanno fornito informazioni errate a causa di grave negligenza, dolo o frode. La validità del contratto di mediazione è, infatti, influenzata, nel diritto canadese, dal principio di legalità, potendo la CRA recedere dall’accordo di mediazione che si è basato su fatti considerati illegali. Difatti, sia il contribuente che il Fisco non sono vincolati da un accordo di mediazione illegale, salvo i casi in cui non abbiano rinunciato preventivamente all’opposizione o all’appello.
 
Peculiarità dell’ordinamento canadese e differenze con l’Italia
Nel sistema giuridico interno, la ponderazione tra il principio di legalità e altri principi generali del diritto non vede la prevalenza di quest’ultimo, non avendo esso nel diritto tributario copertura costituzionale. Nel diritto tributario canadese, invece, il principio di legalità si pone in posizione di supremazia rispetto agli altri principi giuridici, con la conseguenza che una Corte può disattendere un compromesso raggiunto tra un contribuente e l’Amministrazione, se non conforme a legge. Una Corte canadese valuta, cioè, soltanto il rapporto sostanziale sotteso al contenzioso fiscale, ignorando l’accordo raggiunto dalle parti. Nel nostro ordinamento, all’opposto, all’autorità giudiziaria è precluso sindacare il merito di un accordo di mediazione, dovendo limitarsi a valutare la validità dell’accordo solo da un punto di vista formale. Gli enti impositori interni dunque, hanno proporzionalmente più libertà nel definire un accordo di mediazione con i contribuenti, potendo, ad esempio, ricorrendone i presupposti, accogliere in parte le richieste di mediazione, al sol fine di evitare che il ricorso prosegua innanzi alla Commissione Tributaria.
 
3 - continua
La prima puntata è stata pubblicata venerdì 29 dicembre

La seconda puntata è stata pubblicata martedì 2 gennaio
 
Maria Lembo
pubblicato Mercoledì 3 Gennaio 2018

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