Dal mondo
Nave che usi, tassa che non paghi.
Anche in Francia il tax incentive
Dal 1° gennaio su Le Havre avviata la sperimentazione di un sistema fiscale premiante per le navi ecologiche
porto di Le Havre
Uno sconto del 10% sull’importo massimo da versare per le tasse portuali dovute. È la principale novità in vigore dal 1° gennaio nel porto di Le Havre. A stabilirlo l’autorità marittima dell’omonimo scalo. Obiettivo dell’iniziativa, che avrà una valenza sperimentale e coinvolgerà le prime dieci unità portacontainer che faranno scalo nel porto francese, è premiare gli armatori più ecologici. In altri termini quelli che più si distinguono nell’utilizzo di navi meno inquinanti in linea con lo standard Esi. 
 
Un sistema all’avanguardia
Le Havre è l’ultimo degli scali a inaugurare una proposta di questo tipo. Tra i pionieri del tax incentive Amsterdam, Rotterdam, Moerdijk e Dordrecht e non ultima anche l’Italia che a settembre ha lanciato una serie di iniziative nel porto di Civitavecchia. L’incentivo fiscale si inquadra in una politica di rilancio del settore finalizzata a favorire la diffusione del sistema Esi, acronimo di Environmental Ship Index. È un indice di impatto ambientale che, utilizzato per la prima volta da alcuni porti del nord Europa, tiene conto del livello di emissioni inquinanti prodotte dalle navi. In particolare anidride carbonica, ossido di azoto e di zolfo.
 
L’Esi in dettaglio: tutti particolari
L’Esi è uno standard internazionale che riflette le prestazioni ambientali di una nave. Può trattarsi di un singolo indicatore o di un indicatore multilaterale e tiene conto di emissioni singole o plurime ma, in entrambi i casi, egualmente inquinanti. Il riferimento è alle emissioni di ossidi di azoto, di zolfo, al particolato associato e alla sua efficienza energetica. La determinazione del suo valore è affidata a organismi internazionali indipendenti che controllano alcuni parametri. Tra questi il tenore di zolfo dei combustibili utilizzati nell’ultimo anno, il possesso del certificato di efficienza energetica rilasciato dall’Imo (Organizzazione marittima internazionale), la qualità e lo stato dei motori di bordo. Un indice uniforme in grado di identificare le navi più inquinanti. E questo al di là della tecnologia corrente utilizzata a livello cantieristico per ridurre le emissioni nell’atmosfera.
 
Anche l’Italia punta sullo standard Esi
A fine settembre anche l’Autorità portuale di Civitavecchia ha ufficializzato l’intenzione di voler ridurre le tasse portuali a carico dei passeggeri e di introdurre a breve un sistema di incentivazione fiscale in funzione dell’Environmental Ship Index (ESI). Tra l’altro il porto di Civitavecchia è inserito stabilmente nell’elenco degli scali portuali che utilizzano il sistema Esi consultabile all’indirizzo web.
 
Una proposta ad ampio raggio
La prestazione ambientale dei porti sta diventando un indice sempre più importante ai fini della licenza armatoriale. Le normative sulle emissioni internazionali di alto mare delle navi (MARPOL-ALLEGATO VI, rivisto nel 2008) costituiscono un passo in avanti significativo ma si ritiene che le singole navi possano andare ben oltre gli standard tecnologici prefissati per la cantieristica. In diversi Paesi poi la suddivisione in zone ambientali, già stabilita per la circolazione di camion e autovetture, di vecchia e nuova generazione e differenziata in funzione dell'impatto ambientale, costituisce un limite invalicabile all'uso delle infrastrutture di trasporto (strade e autostrade).
 
La posizione dell’Europa
Alla fine del 2010 la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica finalizzata a modificare in alcune parti la direttiva comunitaria 33/2005. L'intento dell'esecutivo Ue è di rivedere, alla luce degli studi condotti negli ultimi anni, la parte che disciplina il contenuto dei combustibili per uso navale. Vi sarebbe una discrepanza tra gli step indicati da IMO/Marpol 2008 per la riduzione dello zolfo e gli standard internazionali di qualità (ISO-8217/2010).
Gianluca Di Muro
pubblicato Martedì 3 Gennaio 2012

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