Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:50
Negli Usa non paghi le tasse? Allora finisci in prigione
Dal 2000 al 2005 sono stati oltre 9mila i contribuenti "ospiti" dei penitenziari fiscali gestiti con fondi federali
La metà dei contribuenti, condannati per reati tributari, ha commesso violazioni che fanno riferimento alle norme cosiddette "generali" come il mancato versamento delle imposte dovute, il ritardo nell’invio della dichiarazione, l’abuso nell’utilizzo delle deduzioni e delle detrazioni previste dalla legislazione federale. Circa due terzi dei cittadini che scontano le pene più aspre, sono autori di atti di illegalità connessi al pianeta della finanza, del riciclaggio e del narcotraffico.
Negli ultimi cinque anni, in realtà in riferimento al 2005 i dati diffusi recentemente dall’Internal Revenue Service (Agenzia delle Entrate statunitense) non oltrepassano i risultati del primo trimestre, sono stati oltre 11 mila (per l’esattezza 11.475) i contribuenti americani ritenuti promotori, responsabili, oppure corresponsabili, di una vasta gamma di reati fiscali da parte delle Corti federali che da decenni formulano un giudizio definitivo sulla trasgressione di norme riferibili al versante giuridico piuttosto complesso di imposte e tasse.
Il numero e i tempi delle manette del Fisco
Tra i contribuenti ufficialmente ritenuti colpevoli, oltre 9mila (circa l’83 per cento) sono stati celermente trasferiti dalle aule di tribunale dietro le sbarre dei numerosi penitenziari fiscali che Washington gestisce utilizzando specifici fondi federali. I flussi di finanziamento, dalla fine degli anni ’70, sono alimentati costantemente e saldamente all’interno del budget annuale. Per quanto riguarda invece gli archi temporali che segnano la permanenza di migliaia di contribuenti all’interno delle carceri o in parte agli arresti domiciliari, il calendario è davvero sorprendente. Infatti, in media, sono stati ben 30 i mesi che ciascuno dei 9.581 contribuenti reclusi per ragioni fiscali nel quinquennio passato è stato invitato a spendere all’interno del perimetro dei penitenziari federali.
Naturalmente, si tratta di un soggiorno affatto uniforme sotto il profilo temporale che, in riferimento alle diverse tipologie di reato, esprime distanze piuttosto evidenti. Per esempio nel 2004 i manager responsabili di aver programmato e posto in essere irregolarità fiscali, evidenti e dannose all’interno dei rispettivi istituti finanziari d’appartenenza, hanno incassato mediamente pene pari a ben 37 mesi di carcere. Invece nello stesso anno i datori di lavoro e gli operatori economici, colpevoli dei mancati versamenti degli oneri sociali previsti dalle norme in favore dei propri dipendenti, hanno sopportato decisioni penalmente sfavorevoli che, in media, non hanno comportato una permanenza superiore ai 18 mesi presso le carceri federali. Insomma, il calendario delle manette del fisco Usa è estremamente variabile in relazione allo specifico reato fiscale ricostruito dall’Irs e giudicato dalle singole corti federali.

*Fonte: Irs - Numero dei contribuenti statunitensi condannati dai tribunali federali per reati commessi entro il perimetro della normativa fiscale. Per l’anno in corso i dati si arrestano al 31 marzo
La tipologia dei reati fiscali severamente puniti
Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2005, la metà dei contribuenti condannati per reati fiscali e, successivamente destinati a trascorrere diversi mesi nelle carceri del fisco statunitense, ha interessato cittadini che hanno violato le norme cosiddette "generali" come, per esempio, il mancato versamento delle imposte dovute oppure il ritardo nell’invio della dichiarazione, o ancora, l’abuso nell’utilizzo delle molteplici deduzioni e delle varie detrazioni previste dalla legislazione federale in materia di tributi. In realtà circa 2/3 dei cittadini che scontano le pene più aspre sono autori di atti di illegalità legati direttamente al pianeta della finanza, del riciclaggio e alle violazioni connesse al narcotraffico. Nel 2004, per esempio, rispetto ai 1.497 contribuenti finiti dietro le sbarre, oltre mille, per l’esattezza 1.080, hanno dovuto rispondere di reati connessi alla finanza, al riciclaggio e al traffico di stupefacenti.
Più modesti invece, nel triennio 2002-2004, i numeri relativi ai responsabili, circa 127, di frodi fiscali realizzate utilizzando i depositi di liquidità registrati presso gli istituti finanziari che risiedono nelle giurisdizioni dei paradisi fiscali, oppure, le carte di credito e debito emesse e gestite dai vari centri offshore. Peraltro, nel medesimo periodo, anche in riferimento ai casi di bancarotta fraudolenta, sono stati 50 i manager che operano all’interno del pianeta bancario statunitense e che sono stati considerati responsabili di crack improvvisi, inspiegabili e illegali. Per concludere, ben 273 professionisti, attivi per anni nel settore dell’alta finanza americana, hanno dovuto abbandonare i loro uffici di prestigio collocati a Wall Street per stabilirsi, dal 2002 al 2004, presso i penitenziari fiscali gestiti dall’Amministrazione centrale di Washington.

*Fonte: Irs - Tipologia dei reati fiscali puniti con il carcere
La metà dei contribuenti, condannati per reati tributari, ha commesso violazioni che fanno riferimento alle norme cosiddette "generali" come il mancato versamento delle imposte dovute, il ritardo nell’invio della dichiarazione, l’abuso nell’utilizzo delle deduzioni e delle detrazioni previste dalla legislazione federale. Circa due terzi dei cittadini che scontano le pene più aspre, sono autori di atti di illegalità connessi al pianeta della finanza, del riciclaggio e del narcotraffico. Negli ultimi cinque anni, in realtà in riferimento al 2005 i dati diffusi recentemente dall’Internal Revenue Service (Agenzia delle Entrate statunitense) non oltrepassano i risultati del primo trimestre, sono stati oltre 11 mila (per l’esattezza 11.475) i contribuenti americani ritenuti promotori, responsabili, oppure corresponsabili, di una vasta gamma di reati fiscali da parte delle Corti federali che da decenni formulano un giudizio definitivo sulla trasgressione di norme riferibili al versante giuridico piuttosto complesso di imposte e tasse.
Il numero e i tempi delle manette del Fisco
Tra i contribuenti ufficialmente ritenuti colpevoli, oltre 9mila (circa l’83 per cento) sono stati celermente trasferiti dalle aule di tribunale dietro le sbarre dei numerosi penitenziari fiscali che Washington gestisce utilizzando specifici fondi federali. I flussi di finanziamento, dalla fine degli anni ’70, sono alimentati costantemente e saldamente all’interno del budget annuale. Per quanto riguarda invece gli archi temporali che segnano la permanenza di migliaia di contribuenti all’interno delle carceri o in parte agli arresti domiciliari, il calendario è davvero sorprendente. Infatti, in media, sono stati ben 30 i mesi che ciascuno dei 9.581 contribuenti reclusi per ragioni fiscali nel quinquennio passato è stato invitato a spendere all’interno del perimetro dei penitenziari federali.
Naturalmente, si tratta di un soggiorno affatto uniforme sotto il profilo temporale che, in riferimento alle diverse tipologie di reato, esprime distanze piuttosto evidenti. Per esempio nel 2004 i manager responsabili di aver programmato e posto in essere irregolarità fiscali, evidenti e dannose all’interno dei rispettivi istituti finanziari d’appartenenza, hanno incassato mediamente pene pari a ben 37 mesi di carcere. Invece nello stesso anno i datori di lavoro e gli operatori economici, colpevoli dei mancati versamenti degli oneri sociali previsti dalle norme in favore dei propri dipendenti, hanno sopportato decisioni penalmente sfavorevoli che, in media, non hanno comportato una permanenza superiore ai 18 mesi presso le carceri federali. Insomma, il calendario delle manette del fisco Usa è estremamente variabile in relazione allo specifico reato fiscale ricostruito dall’Irs e giudicato dalle singole corti federali.

*Fonte: Irs - Numero dei contribuenti statunitensi condannati dai tribunali federali per reati commessi entro il perimetro della normativa fiscale. Per l’anno in corso i dati si arrestano al 31 marzo
La tipologia dei reati fiscali severamente puniti
Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2005, la metà dei contribuenti condannati per reati fiscali e, successivamente destinati a trascorrere diversi mesi nelle carceri del fisco statunitense, ha interessato cittadini che hanno violato le norme cosiddette "generali" come, per esempio, il mancato versamento delle imposte dovute oppure il ritardo nell’invio della dichiarazione, o ancora, l’abuso nell’utilizzo delle molteplici deduzioni e delle varie detrazioni previste dalla legislazione federale in materia di tributi. In realtà circa 2/3 dei cittadini che scontano le pene più aspre sono autori di atti di illegalità legati direttamente al pianeta della finanza, del riciclaggio e alle violazioni connesse al narcotraffico. Nel 2004, per esempio, rispetto ai 1.497 contribuenti finiti dietro le sbarre, oltre mille, per l’esattezza 1.080, hanno dovuto rispondere di reati connessi alla finanza, al riciclaggio e al traffico di stupefacenti.
Più modesti invece, nel triennio 2002-2004, i numeri relativi ai responsabili, circa 127, di frodi fiscali realizzate utilizzando i depositi di liquidità registrati presso gli istituti finanziari che risiedono nelle giurisdizioni dei paradisi fiscali, oppure, le carte di credito e debito emesse e gestite dai vari centri offshore. Peraltro, nel medesimo periodo, anche in riferimento ai casi di bancarotta fraudolenta, sono stati 50 i manager che operano all’interno del pianeta bancario statunitense e che sono stati considerati responsabili di crack improvvisi, inspiegabili e illegali. Per concludere, ben 273 professionisti, attivi per anni nel settore dell’alta finanza americana, hanno dovuto abbandonare i loro uffici di prestigio collocati a Wall Street per stabilirsi, dal 2002 al 2004, presso i penitenziari fiscali gestiti dall’Amministrazione centrale di Washington.

*Fonte: Irs - Tipologia dei reati fiscali puniti con il carcere
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 20 Giugno 2005
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