Dal mondo
New York, cartelle esattoriali
sotto l'albero di Natale
Più di 1 milione di tax warrant contro i 400mila del 2008, raggiungerà, entro la fine dell'anno, i contribuenti
la grande mela

La crisi non risparmia la capitale della finanza mondiale. Sotto scacco per l'emergenza dei conti in rosso, infatti, meno di 3 miliardi di dollari sulle deboli spalle del mal ridotto bilancio dell'ampia area metropolitana, i responsabili economici dello Stato di New York hanno deciso di avviare rigorosi programmi antievasione, con l'obiettivo, più volte annunciato, di rinvigorire i flussi delle entrate fiscali in vista d'un maggiore impegno di risorse sui capitoli del welfare. Il risultato, all'inizio dell'operazione scontato, sembra ora piuttosto distante dagli obiettivi indicati, avendo innescato una sorta di vera e propria fuga dei contribuenti, individuali e società, in cerca di residenze fiscalmente meno esigenti e, soprattutto, invadenti.

Natale a New York, le cartelle esattoriali mandano in soffitta i bigliettini d'auguri
Grandi magazzini, negozi e centri commerciali hanno già allestito l'acconciatura prenatalizia. I bigliettini d'auguri tradizionali, tra le luci, sono ben in vista, carte da regalo incluse. Ma tra le lettere che stanno raggiungendo i newyorchesi in questi giorni, la quota maggiore si contraddistingue per i contrassegni inconfondibili del Fisco dello Stato di New York. Si tratta, infatti, delle cosiddette "tax warrants", ovvero, delle specifiche richieste di pagamento delle imposte e delle tasse dovute che il contribuente, l'azienda o la persona fisica, ha dimenticato di versare all'erario. La ragione dell'amnesia fiscale, si tratti di evasione, di elusione o d'una semplice disattenzione  nel pagare gli importi dovuti, non fa differenza e, soprattutto, non cambia affatto la sostanza di quella nota che sta raggiungendo centinaia di migliaia di contribuenti newyorchesi. Il warrant fiscale, infatti, simile alle cartelle esattoriali ma più perentorio nella richiesta, indica termini e condizioni del versamento da effettuare, senza lasciare spazio a ulteriori riflessioni. Nel caso in cui il contribuente che la riceve si mostri ancora dubbioso, o peggio, perplesso, gli effetti a catena indotti dal warrant possono essere devastanti, oltre che intrusivi.

Un milione di bigliettini del Fisco sotto l'albero dei contribuenti
La nota del fisco newyorchese, in mancanza d'una risposta rapida, cioè del versamento richiesto entro i termini indicati, può determinare il blocco nell'accesso ai prestiti o al rilascio di determinate licenze o concessioni. Embargo a cui s'aggiunge il veto sulla vendita di immobili di proprietà e, nel contempo, l'appropriazione da parte del fisco d'una quota dello stipendio. Il messaggio, quindi, è chiaro, o paghi oppure i tuoi bilanci societari o familiari sono a rischio, essendo vietate molteplici operazioni sia in entrata che in uscita. Ebbene, mentre nel 2008, le cartelle esattoriali in stile newyorchese erano state all'incirca 400mila, a fine anno, proprio in coincidenza con il periodo natalizio, dovrebbero toccare il picco record di circa 1 milione. In pratica, 1 contribuente su 10, sotto le feste, mentre scarta regali e bigliettini natalizi, osserverà materializzarsi con preoccupazione il profilo del fisco. Questo conferma che il Natale oramai alle porte sarà un appuntamento non convenzionale, almeno per i newyorchesi.

Il Fisco non fa sconti, la Walt Disney, JPMorgan Chase e Lehman Brothers sotto scacco
Il fisco è imparziale, incluse le cartelle esattoriali che, nei mesi scorsi, hanno bussato alle porte di alcuni titani del business statunitense oltre che a quelle di semplici contribuenti. A prenderne atto sono stati, per esempio, la Lehman Brothers che, dal 1994, deve al fisco dello Stato di New York la somma record di 1,2 miliardi di dollari, ancora in attesa d'esser riconsegnati all'erario. A questa richiesta, per giunta, si deve sommare quella di 700mila dollari trasmessa dalle autorità cittadine, non dall'Amministrazione dello Stato. Per cui, ad oggi, la Lehman è in debito con New York per un importo pari a circa 2 miliardi di dollari. Stesso warrant anche per la JP Morgan, altro titano della finanza globale. In questo caso però la somma suona modesta, soltanto 883mila dollari, nulla a confronto con la Lehman, della serie, anche in termini di disattenzione fiscale conta chi sei. Diverso il caso della Walt Disney, cui il fisco dello Stato di New York aveva chiesto, senza cortesia alcuna, di versare in tempi brevi le somme derivanti da mancati pagamenti d'imposte e tasse. In totale, 3,3 milioni di dollari, che la società leader della cartoonistica mondiale ha già provveduto a versare, in coincidenza con il periodo estivo, a luglio, proprio mentre raccoglieva e mieteva ottimi profitti.

Stefano Latini
pubblicato Lunedì 23 Novembre 2009

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