Mercoledì 8 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:58
Dal mondo
New York, frana la Borsa ma s’impenna il Fisco
Il terremoto attuale di Wall Street, da cui dipende 1/3 della ricchezza della Grande Mela, rischia di ricadere sull’economia locale
Per attenuarne gli effetti, e considerando che nel primo trimestre del 2008 già mancano all’appello circa 15 miliardi di euro, il sindaco Michael Bloomberg ha annunciato un aumento dell’imposta sugli immobili il cui gettito, nel 2007, è stato di circa 10 miliardi di euro. Un primato incomparabile. La crisi di Wall Street, segnata negli ultimi mesi da contrazioni ripetute del mercato azionario, rischia di riversare i suoi effetti peggiori sulla città di New York e, in particolare, sui contribuenti che vi risiedono. Lo scivolare verso il basso del valore dei titoli azionari e il taglio di ricavi, profitti e stipendi che hanno colpito decine di migliaia di operatori, di manager e di dipendenti della Borsa ha infatti già prodotto, nei primi tre mesi del 2008, una perdita netta di circa 15 miliardi di euro ai danni della sola economia locale. In pratica, se si considera che il 35 per cento dell’ammontare totale dei redditi newyorchesi trae origine diretta dagli uffici, dai desk e dai corridoi di Wall Street si può ben comprendere la preoccupazione dei responsabili e degli amministratori della Grande Mela, con in testa il sindaco Michael Bloomberg.
Meno azioni e più tasse da pagare per i newyorchesi
L’unica soluzione concreta presa in esame al momento per tamponare gli effetti del crollo preoccupante di Wall Street sull’economia metropolitana è quella tipica e piuttosto tradizionale già utilizzata più volte, e ripetutamente criticata, per esempio in Europa: ovvero, aumentare la tasse. Un annuncio questo che lo stesso primo cittadino ha voluto fare recentemente ai suoi concittadini che, almeno negli States, già risultano tra i più tartassati dal fisco locale e che, forse per una sorta di naturale reazione, hanno risposto piuttosto indignati a una simile proposta. Soluzione questa che comunque resta attuale e quindi allo studio. L’unico vero dubbio riguardava soltanto il settore da colpire con una pioggia di maggiori tasse e l’ammontare del colpo fiscale da indirizzare ai contribuenti della Grande Mela. Dilemmi questi che sembra abbiano trovato un quadro definito proprio in questi giorni.Previsto l’aumento dell’imposta sulla proprietà La ricetta per puntellare l’economia newyorchese prevede, entro il 2010, un aumento significativo dell’imposta sulla proprietà che oltre 1 milione di newyorchesi dovranno versare nelle casse del fisco locale e che dovrebbe garantire all’erario all’incirca 750 milioni di euro. Si tratta d’un brusco giro di valzer dato che proprio nel 2008 le famiglie di New York avevano potuto beneficiare d’uno sconto del 7 per cento sull’imposta. Riguardo la scelta di agire sulla leva fiscale e, in particolare, su quella che prende di mira la proprietà d’un immobile, Michael Bloomberg è stato chiaro, definendo l’imposta come l’unica voce fiscale sulla quale nessun veto dello Stato può intervenire. Una materia quindi gestita in totale autonomia dal Sindaco e dalla sua Amministrazione. Considerando quindi la necessità d’assumere decisioni rapide e immediate l’opzione era dovuta. Ma i contribuenti di New York non condividono questo giudizio.
L’imposta sugli immobili a New York? Grande, come la Grande Mela
Infatti, dato che nel 2007 il gettito dell’imposta sugli immobili ha ricondotto nelle casse dell’erario della Grande Mela una somma totale pari a circa 10 miliardi di euro, 9,5 miliardi per l’esattezza, la gran parte dei proprietari si attendevano un progressivo e deciso declino dell’imposta non un suo aumento inatteso. Una speranza contabile questa che era stata alimentata ripetutamente, e con vigore rilanciata, dallo stesso Sindaco in persona, che più volte aveva annunciato il taglio definitivo e la cancellazione totale dell’imposta. Ora invece, la brusca retromarcia e la necessità di recuperare maggiori risorse proprio dal mattone. Del resto Bloomberg ha sempre dichiarato che non intende lasciare debiti in eredità il suo successore nella carica di primo cittadino. Dunque è possibile che nel prossimo biennio la bolletta sulla casa torni ad impennarsi per i newyorchesi, già nostalgici dei boom della Borsa e delle epoche d’oro regalate dalla buona salute di Wall Street.
Per attenuarne gli effetti, e considerando che nel primo trimestre del 2008 già mancano all’appello circa 15 miliardi di euro, il sindaco Michael Bloomberg ha annunciato un aumento dell’imposta sugli immobili il cui gettito, nel 2007, è stato di circa 10 miliardi di euro. Un primato incomparabile. La crisi di Wall Street, segnata negli ultimi mesi da contrazioni ripetute del mercato azionario, rischia di riversare i suoi effetti peggiori sulla città di New York e, in particolare, sui contribuenti che vi risiedono. Lo scivolare verso il basso del valore dei titoli azionari e il taglio di ricavi, profitti e stipendi che hanno colpito decine di migliaia di operatori, di manager e di dipendenti della Borsa ha infatti già prodotto, nei primi tre mesi del 2008, una perdita netta di circa 15 miliardi di euro ai danni della sola economia locale. In pratica, se si considera che il 35 per cento dell’ammontare totale dei redditi newyorchesi trae origine diretta dagli uffici, dai desk e dai corridoi di Wall Street si può ben comprendere la preoccupazione dei responsabili e degli amministratori della Grande Mela, con in testa il sindaco Michael Bloomberg. Meno azioni e più tasse da pagare per i newyorchesi
L’unica soluzione concreta presa in esame al momento per tamponare gli effetti del crollo preoccupante di Wall Street sull’economia metropolitana è quella tipica e piuttosto tradizionale già utilizzata più volte, e ripetutamente criticata, per esempio in Europa: ovvero, aumentare la tasse. Un annuncio questo che lo stesso primo cittadino ha voluto fare recentemente ai suoi concittadini che, almeno negli States, già risultano tra i più tartassati dal fisco locale e che, forse per una sorta di naturale reazione, hanno risposto piuttosto indignati a una simile proposta. Soluzione questa che comunque resta attuale e quindi allo studio. L’unico vero dubbio riguardava soltanto il settore da colpire con una pioggia di maggiori tasse e l’ammontare del colpo fiscale da indirizzare ai contribuenti della Grande Mela. Dilemmi questi che sembra abbiano trovato un quadro definito proprio in questi giorni.Previsto l’aumento dell’imposta sulla proprietà La ricetta per puntellare l’economia newyorchese prevede, entro il 2010, un aumento significativo dell’imposta sulla proprietà che oltre 1 milione di newyorchesi dovranno versare nelle casse del fisco locale e che dovrebbe garantire all’erario all’incirca 750 milioni di euro. Si tratta d’un brusco giro di valzer dato che proprio nel 2008 le famiglie di New York avevano potuto beneficiare d’uno sconto del 7 per cento sull’imposta. Riguardo la scelta di agire sulla leva fiscale e, in particolare, su quella che prende di mira la proprietà d’un immobile, Michael Bloomberg è stato chiaro, definendo l’imposta come l’unica voce fiscale sulla quale nessun veto dello Stato può intervenire. Una materia quindi gestita in totale autonomia dal Sindaco e dalla sua Amministrazione. Considerando quindi la necessità d’assumere decisioni rapide e immediate l’opzione era dovuta. Ma i contribuenti di New York non condividono questo giudizio.
L’imposta sugli immobili a New York? Grande, come la Grande Mela
Infatti, dato che nel 2007 il gettito dell’imposta sugli immobili ha ricondotto nelle casse dell’erario della Grande Mela una somma totale pari a circa 10 miliardi di euro, 9,5 miliardi per l’esattezza, la gran parte dei proprietari si attendevano un progressivo e deciso declino dell’imposta non un suo aumento inatteso. Una speranza contabile questa che era stata alimentata ripetutamente, e con vigore rilanciata, dallo stesso Sindaco in persona, che più volte aveva annunciato il taglio definitivo e la cancellazione totale dell’imposta. Ora invece, la brusca retromarcia e la necessità di recuperare maggiori risorse proprio dal mattone. Del resto Bloomberg ha sempre dichiarato che non intende lasciare debiti in eredità il suo successore nella carica di primo cittadino. Dunque è possibile che nel prossimo biennio la bolletta sulla casa torni ad impennarsi per i newyorchesi, già nostalgici dei boom della Borsa e delle epoche d’oro regalate dalla buona salute di Wall Street.
Stefano Latini
pubblicato Martedì 1 Luglio 2008
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