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Dal mondo
Usa, Obama "Offerto un patto
per il disarmo delle multinazionali"
per il disarmo delle multinazionali"
Il Presidente alle grandi aziende: meno fisco ma stop agli espedienti elusivi e alla contiguità con le giurisdizioni offshore
Un passo indietro del fisco federale dai bilanci delle grandi aziende, a patto che le multinazionali statunitensi rinuncino al ricorso sistematico a pratiche elusive, in particolare quelle che fanno rotta sui paradisi fiscali e che sottraggono circa 100miliardi di dollari l'anno al totale delle entrate fiscali. E' questa, in sintesi, l'ultima offerta lanciata alla Corporate America dal neo-eletto Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in occasione dell'incontro organizzato lunedì scorso dalla Casa Bianca sul tema della "Responsabilità Fiscale". Si tratta in realtà d'uno scambio già anticipato nel corso della campagna elettorale e che, proprio in occasione del Summit presieduto dal Presidente Usa, ha ricevuto la consacrazione definitiva.
Il toto-aliquota dell'imposta futura sulle società: 28, 30 o...- Sono tre al momento le ipotesi sul tappeto che mirano a ridurre il peso del fisco sui profitti delle aziende. Quella più seducente, per le imprese, comporterebbe un taglio significativo dell'aliquota applicata sui profitti che dovrebbe scivolare dall'attuale 35per cento fino ad arrestarsi sulla soglia del 28per cento, riducendosi di fatto del 20per cento. Una rimodulazione questa che riscuote un consenso unanime soprattutto tra i manager e i capitani d'industria al timone della Corporate America. Un calo minore, comunque significativo per i bilanci delle multinazionali, prevede invece un taglio del 15per cento dell'imposta sui profitti che transiterebbe quindi dal 35 al 30per cento, ovvero 5 punti percentuali in meno. Queste le ipotesi al momento più gettonate dai bookmakers newyorchesi, alle quali si aggiungono, oramai con frequenza quotidiana, un puzzle variegato di numeri e di aliquote dalla taglia variopinta. La stessa incertezza domina tempi e modalità che eventualmente dovrebbero accompagnare la modifica. Nessun termine è stato infatti posto in agenda, almeno tra le righe del calendario che indica iniziative e misure allo studio dei responsabili economici della Casa Bianca e dei consiglieri del Presidente che si occupano dei temi connessi alla riforma dell'attuale sistema tributario statunitense.
Minore spazio anche a bonus e deduzioni per le grandi aziende - Naturalmente, lo sconto annunciato per le multinazionali non è a costo zero. Al contrario, oltre a riporre negli archivi della contabilità ordinaria le strategie utilizzate nel corso degli anni per eludere i controlli del Fisco, le imprese si vedranno sottrarre un lungo elenco di bonus e di sconti fiscali attualmente contemplati tra le pagine, o tra le righe, del Codice tributario. Nel dettaglio, alcune delle agevolazioni fiscali e degli sconti che si applicano ai ricavi delle controllate saranno probabilmente cancellati o rivisti verso il basso. A seguire sarà la volta delle generose deduzioni relative alle spese di ammortamento e ai costi connessi alle attività produttive. Anche le agevolazioni applicate a specifiche tipologie d'investimenti sono destinate ad essere espulse dal testo del Codice. A conti fatti, il minor gettito derivante dall'eventuale riduzione dell'imposta sui profitti delle multinazionali sarebbe quindi compensata, in via pressoché automatica, dalle maggiori entrate originate dalla revisione e dalla razionalizzazione delle deduzioni e delle agevolazioni fiscali che affollano i testi normativi.
Il toto-aliquota dell'imposta futura sulle società: 28, 30 o...- Sono tre al momento le ipotesi sul tappeto che mirano a ridurre il peso del fisco sui profitti delle aziende. Quella più seducente, per le imprese, comporterebbe un taglio significativo dell'aliquota applicata sui profitti che dovrebbe scivolare dall'attuale 35per cento fino ad arrestarsi sulla soglia del 28per cento, riducendosi di fatto del 20per cento. Una rimodulazione questa che riscuote un consenso unanime soprattutto tra i manager e i capitani d'industria al timone della Corporate America. Un calo minore, comunque significativo per i bilanci delle multinazionali, prevede invece un taglio del 15per cento dell'imposta sui profitti che transiterebbe quindi dal 35 al 30per cento, ovvero 5 punti percentuali in meno. Queste le ipotesi al momento più gettonate dai bookmakers newyorchesi, alle quali si aggiungono, oramai con frequenza quotidiana, un puzzle variegato di numeri e di aliquote dalla taglia variopinta. La stessa incertezza domina tempi e modalità che eventualmente dovrebbero accompagnare la modifica. Nessun termine è stato infatti posto in agenda, almeno tra le righe del calendario che indica iniziative e misure allo studio dei responsabili economici della Casa Bianca e dei consiglieri del Presidente che si occupano dei temi connessi alla riforma dell'attuale sistema tributario statunitense.
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Stefano Latini
pubblicato Giovedì 26 Febbraio 2009
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