Dal mondo
Ocse: aumenta il riscosso da Iva.
Online il Consumption Tax Trends
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo pubblica il report sull'andamento delle imposte sui consumi
immagine generica illustrativa
L’Ocse pubblica il report Consumption Tax Trends 2018 con il quale illustra l’andamento delle tasse sui consumi vigenti nei Paesi membri. Riflettori puntati soprattutto sull’Iva, l’imposta che da sola rappresenta in media il 20% delle entrate totali incassate negli Stati aderenti all’Organizzazione.

Il tax mix e la sua evoluzione
La più diffusa delle tasse sui consumi è l’Iva, seguita dalla Gst (Goods and services tax), dalle tasse sulle vendite, dalle accise, dai dazi doganali e sulle importazioni e da tasse su specifici servizi (ad esempio, premi assicurativi e prelievi sui servizi finanziari). Alcune di queste, come le accise sulle sigarette e sui carburanti, anche se non costituiscono una fonte cospicua di riscosso per la casse erariali, rappresentano comunque una leva fiscale importante attraverso cui i Governi possono influenzare i comportamenti dei cittadini e i relativi consumi (uso del tabacco, dei veicoli inquinanti, eccetera). 
Le tasse sui consumi rappresentano in media il 30,6% del totale delle entrate tributarie nei Paesi Ocse, una cifra rimasta sostanzialmente stabile dal 1975 a oggi. Nel corso degli anni è, invece, profondamente cambiata la composizione e l’equilibrio all’interno del mix di questo tipo di tasse. L’Iva è aumentata in modo costante, raggiungendo nel 2016 il 20,2% del totale delle entrate. Al contrario, dal 1975 al 2016 la quota di gettito proveniente dalle imposte su singoli beni e servizi è diminuita, passando dal 17,7% al 9,8% del totale.

L’Iva
E’ l’Iva ormai la tassa sui consumi privilegiata dai Paesi Ocse. Un grafico contenuto nel report illustra la sua evoluzione dal 1960 al 2018, evidenziando come alla fine degli anni Sessanta l’imposta fosse presente in meno di dieci Stati membri mentre oggi sia applicata in 168 Paesi.

grafico con la crscita dei Paesi con Iva dal 1960 al 2018
L’aliquota Iva media nell’area Ocse è del 19,2%, stabile dal 2015 a oggi. I Paesi membri appartenenti anche all’Unione europea presentano però un’Iva più elevata della media, con una percentuale del 21,8%.
Lo studio evidenzia come molti Paesi hanno introdotto o hanno pianificato misure per aumentare la base imponibile Iva e stanno mettendo a punto nuovi strumenti per rendere più efficiente la riscossione di quest’imposta, soprattutto per quanto riguarda specifici settori, come, ad esempio, la vendita online effettuata da multinazionali il cui volume d’affari è in costante crescita.
Aumenta sempre più l’impegno anche per contrastare le frodi Iva, rafforzando l’utilizzo di meccanismi come il reverse charge e lo split payment, promuovendo la fatturazione elettronica con l’invio in tempo reale dei dati alle Amministrazioni competenti e intensificando la cooperazione internazionale amministrativa in materia di Iva.

Vrr, uno strumento ad hoc per l’Iva
L’Ocse ha elaborato il Vrr (Vat revenue ratio), un indicatore che misura gli effetti della perdita delle entrate da Iva come conseguenza dell’esistenza di esenzioni e riduzioni dell’aliquota, dell’evasione dell’imposta e delle frodi. In sostanza, il Vrr misura la differenza tra le entrate da Iva effettivamente riscosse e quelle che potenzialmente gli Stati potrebbero ottenere se l’Iva fosse applicata con l’aliquota standard a tutta la base imponibile potenziale. L’Ocse propone questo coefficiente affinché i Paesi membri possano prendere spunto per migliorare le politiche fiscali sul fronte Iva, aumentando e/o migliorando la riscossione dell’imposta.
La media Ocse del Vrr è 0,56 (ciò vuol dire che quasi metà delle imposte potenziali non vengono riscosse), mentre gli Stati che presentano i livelli più elevati sono la Nuova Zelanda e il Lussemburgo, rispettivamente con un indicatore di 0,95 e 0,92. Il report sottolinea come non esista una diretta correlazione tra Vrr e aliquote standard, per cui Stati che presentano uno stesso livello di Vrr hanno aliquote Iva molto diverse tra loro.
 
grafico con i valori VRR per i diversi Paesi
Alessandra Gambadoro
pubblicato Giovedì 6 Dicembre 2018

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