Dal mondo
Ocse: crescita ed inclusività
al centro delle riforme fiscali
Pubblicata l’edizione 2017 di “Tax Policy Reforms” il Rapporto sul tema che si arricchisce di due nuovi Paesi
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Stimolare la crescita, ridurre le disuguaglianze, favorire l’inclusività. Sono alcune delle indicazioni che emergono dalla lettura dell’ultimo Rapporto Ocse Tax Policy Reforms: OECD and Selected Partner Economies dedicato alle riforme fiscali. Il documento descrive lo stato delle riforme attuate, legiferate o annunciate nel 2016 dai 35 Paesi membri dell’Ocse. In questa edizione figurano anche nuovi Paesi oltre a quelli trattati di cui uno appartenente all’area geografica latino-americana, l’Argentina, e l’altro al continente africano, il Sudafrica.
 
La struttura del Rapporto
Il Rapporto è diviso in tre grandi capitoli. Nel primo viene fornita un’ampia descrizione dell’ambiente macroeconomico dalla fine della crisi economica internazionale sino al 2016; nel secondo capitolo è descritto l’andamento delle entrate tributarie negli Stati membri dell’Ocse compresa Argentina e Sudafrica; nel terzo capitolo, invece, l’attenzione si focalizza sugli ultimi sviluppi delle politiche fiscali con particolare riferimento alle riforme e agli interventi attuati nel 2016 sulle singole categorie di imposta.
 
Il fisco leva strategica per stimolare la crescita
Il Rapporto identifica le linee di tendenza delle politiche fiscali e sottolinea come la fiscalità sia oggi sempre più utilizzata come una leva politico-economica fondamentale alla base delle strategie di crescita economica inclusiva di molti Paesi. In questo contesto rilevano non soltanto i tagli alle aliquote d’imposta sul reddito delle imprese che, in molti Paesi dell’Ocse, sono stati decisi nell’ambito di una generale riforma della fiscalità, ma anche una rinnovata cooperazione a livello internazionale per far fronte all’erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili delle imprese nei Paesi a bassa fiscalità.
 
Crescita e inclusività al centro delle riforme fiscali
Le riforme più ampie a livello tributario sono state intraprese da Paesi membri dell'Unione europea e tra questi figurano i nomi di Austria, Belgio, Grecia, Ungheria e Lussemburgo. I Paesi Bassi e la Norvegia sono, invece, tra i Paesi che hanno adottato i programmi più completi di riforma della fiscalità. Con l'eccezione della Grecia, che ha continuato a impegnarsi per far fronte alle richieste di Bruxelles nell'ambito del terzo programma di salvataggio, in molti Paesi dell'Ue sono stati proposti pacchetti di riforma globale per sostenere la crescita e l’inclusività attraverso la riduzione delle imposte sul lavoro e sul reddito delle imprese.
 
Il ruolo degli sgravi fiscali
Nel 2016 sono stati adottati in molti Paesi sgravi fiscali per le imposte sui redditi personali, che hanno permesso di intervenire sulla progressività dei sistemi fiscali. Ciò ha incluso riduzioni delle aliquote di imposta sui redditi delle persone a basso o medio reddito in 15 Paesi. Tuttavia, le imposte sul lavoro rimangono complessivamente elevate e, tranne rare eccezioni, nel 2016 si sono registrate soltanto ridotte riduzioni dei contributi previdenziali.
 
Le tasse sul lavoro continuano a essere elevate
Il Rapporto, in particolare, focalizza l’attenzione sulle imposte sul lavoro che, secondo il documento, continuano a essere elevate. In questo contesto sono necessarie ulteriori azioni per migliorare gli incentivi all'occupazione e la creazione di posti di lavoro. L’obiettivo è fare in modo che i sistemi fiscali si orientino sempre più verso una crescita inclusiva.
 
Accise sul tabacco e sui carburanti
Nel 2016, le imposte sulle accise, in particolare sul tabacco, nonché le tasse destinate ai carburanti per i trasporti sono generalmente aumentate, così come gli incentivi per l'acquisto e l'uso di veicoli elettrici e ibridi. Tuttavia i combustibili utilizzati al di fuori del settore dei trasporti, che causano notevoli danni all'ambiente, continuano ad essere tassati ad aliquote relativamente basse. Le variazioni delle imposte sulle proprietà sono aumentate nel 2016, rispetto al 2015, con un certo numero di governi che hanno aumentato le imposte ricorrenti sul patrimonio immobiliare, oltre a introdurre imposte sulle transazioni sia su beni mobili che immobili.
 
Gianluca Di Muro
pubblicato Martedì 24 Ottobre 2017

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