Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:50
Dal mondo
Ocse: il fisco, un volano
per l'economia sudamericana
per l'economia sudamericana
L'argomento al centro di un rapporto dell'organizzazione che ha preso in esame l'economia di 12 Stati
L’aumento delle entrate fiscali come fattore chiave nello sviluppo dell’economia sudamericana e dei Caraibi. A rivelarlo, uno studio realizzato dall’Ocse (Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica) in collaborazione con il Ciat (Centro interamericano delle Amministrazioni tributarie e l’Eclac (Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America latina e i Caraibi). In esame, l’economia di dodici Stati dell’America centro-meridionale (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Salvador, Guatemala, Messico, Perù, Uruguay e Venezuela) durante un arco temporale che va dal 1990 al 2009.
Le indicazioni contenute nel Rapporto Ocse
Il report evidenzia una crescita della pressione fiscale media dal 14.9% del 1990 al 19.2% nel 2009, che però rimane ancora lontana dal livello dei Paesi Ocse (33.8%). L’aumento della pressione fiscale è dovuto principalmente a una migliore gestione delle Amministrazioni fiscali e a una maggiore tassazione delle fonti energiche non rinnovabili (minerali, petrolio) di cui Paesi sono tra i principali esportatori al mondo. L’aumento delle entrate tributarie, sottolinea lo studio Ocse, ha avuto un impatto positivo sulla vita socio-economica dei Paesi che, grazie a esso, hanno potuto potenziare le spese destinate all’educazione, alle infrastrutture e all’innovazione tecnologica.
Le indicazioni contenute nel Rapporto Ocse
Il report evidenzia una crescita della pressione fiscale media dal 14.9% del 1990 al 19.2% nel 2009, che però rimane ancora lontana dal livello dei Paesi Ocse (33.8%). L’aumento della pressione fiscale è dovuto principalmente a una migliore gestione delle Amministrazioni fiscali e a una maggiore tassazione delle fonti energiche non rinnovabili (minerali, petrolio) di cui Paesi sono tra i principali esportatori al mondo. L’aumento delle entrate tributarie, sottolinea lo studio Ocse, ha avuto un impatto positivo sulla vita socio-economica dei Paesi che, grazie a esso, hanno potuto potenziare le spese destinate all’educazione, alle infrastrutture e all’innovazione tecnologica.
Un trend in crescita
A guidare la classifica, il Brasile e l’Argentina che, con una pressione fiscale media, rispettivamente, del 32.6% e del 31,4% si avvicinano a quella dei Paesi Ocse (33.8%). A chiudere, il Guatemala e la Repubblica Dominicana con una media, rispettivamente, del 12.2% e del 13.1%. Dall’analisi della composizione delle entrate tributarie emerge che a subire un’impennata nel ventennio 1990-2010 sono soprattutto le imposte sui consumi (in primis l’Iva), che nel 2009 rappresentano il 35% del gettito tributario complessivo. La quota delle accise e dei tributi gravanti sui prodotti del commercio internazionale, invece, è scesa al 15%. Stessa cifra per i contributi sociali, mentre le imposte sui redditi segnano nel periodo in esame un incremento di 5 punti percentuali, attestandosi nel 2009 al 28% delle entrate fiscali totali. Diversa, invece, la composizione delle entrate tributarie dei Paesi Ocse dove a fare la parte del leone sono le imposte sui redditi con il 33%, seguite dai contributi sociali (quota 27% contro il 15% delle economie latinoamericane) e dove è nettamente più bassa la quota del gettito derivante dall’Iva (20% a fronte del 35% dei Paesi dell’area latinoamericana).
Alessandra Gambadoro
pubblicato Mercoledì 22 Febbraio 2012
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