Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:50
Dal mondo
Pianificazione fiscale aggressiva,
a Londra il meeting dell’Ocse
a Londra il meeting dell’Ocse
L'incontro del 9 e 10 marzo si inserisce nel novero delle sessioni di confronto tra le Amministrazioni
Quali iniziative è possibile adottare per contrastare la pianificazione fiscale aggressiva? Come migliorare il livello di adeguamento spontaneo dei contribuenti? A questi ed ad altri importanti interrogativi hanno cercato di dare risposta i partecipanti al meeting Ocse "Disclosure Initiatives and Other Recent Developments in the Area of Anti-Avoidance" che si è svolto a Londra e che ha coinvolto le Amministrazioni finanziarie degli Stati aderenti all'organizzazione parigina.
I punti qualificanti dell'incontro
L'Italia, rappresentata per l'Agenzia delle Entrate da Paolo Valerio Barbantini, capo settore Grandi Contribuenti, Maria Gabriella Lusi e Dario Sencar, rispettivamente responsabili dell'ufficio Analisi e dell'ufficio Controlli Grandi Contribuenti della direzione centrale Accertamento, hanno partecipato attivamente al dibattito incentrato sugli obblighi di comunicazione preventiva degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva, sui programmi cooperativi per la tax compliance e su altre iniziative di contrasto adottate dai diversi Paesi. In linea con quanto indicato nel Rapporto pubblicato dall'organizzazione con sede e a Parigi lo scorso febbraio "Tackling aggressive planning through improve transparency and disclosure".
La cooperazione fiscale tra gli attori del sistema
Incrementare l'adempimento spontaneo dei contribuenti, rendere meno conflittuale il rapporto con il Fisco, creare un approccio condiviso nella gestione delle situazioni di rischio con benefici da entrambe le parti. Sono i principali vantaggi del meccanismo che le iniziative intraprese da alcune Amministrazioni fiscali hanno evidenziato e che vedono nella creazione di un sistema di relazioni rafforzate tra contribuenti, consulenti tributari e Amministrazioni il perno di una strategia finalizzata a costruire un clima di fiducia e cooperazione.
Le esperienze adottate in alcuni Paesi
Trasparenza, rapida risoluzione delle controversie, riduzione dei costi attuata attraverso la migliore allocazione delle risorse. Sono alcuni degli obiettivi raggiunti da parte di chi ha già introdotto misure ad hoc per incentivare il contribuente a rivelare l'adozione di schemi che rientrano nella pianificazione fiscale aggressiva. Il tutto a vantaggio di una rapida risoluzione delle controversie tra Fisco e contribuente.
Diversi possono esseri gli approcci: dalla previsione di obblighi di comunicazione preventiva già utilizzata da Canada, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti e Irlanda all'introduzione di regimi premiali in caso di comunicazione volontaria. Tale ultimo approccio è utilizzato in Irlanda e in Nuova Zelanda dove è prevista la riduzione delle sanzioni nel caso in cui siano accertate transazioni considerate elusive ma di cui il contribuente ha preventivamente e volontariamente informato l'Amministrazione.
Il meeting di Londra ha permesso di analizzare nel dettaglio gli approcci già utilizzati con riferimento ai contenuti, alla tipologia del contribuente, alla tempistica di comunicazione, agli obblighi aggiuntivi, alle conseguenze degli inadempimenti, agli aspetti organizzativi connessi alla sua introduzione e all'impatto sulla tax compliance. Significativa è l'esperienza di Australia, Olanda e Nuova Zelanda che hanno introdotto nel proprio ordinamento i cosidetti ""product ruling". A differenza dell'interpello tradizionale che produce il proprio effetto soltanto ed esclusivamente sul contribuente che presenta l'istanza, nel product ruling la posizione assunta dal Fisco si esplica nei confronti di tutti coloro che hanno utilizzato un determinato "prodotto fiscale".
Ulteriori iniziative, condivise nel corso del seminario, funzionali all'acquisizione di elementi utili su specifiche aree di rischio, si concretizzano nella richiesta di informazioni aggiuntive (es. strumenti ibridi di capitale o debito, società con doppia residenza) attuati anche mediante l'invio al contribuente di questionari brevi e focalizzati.
Questi strumenti hanno evidenziato vantaggi anche per il contribuente in relazione ai minori costi di compliance rispetto a forme di controllo più invasivo. L'Italia appartiene all'elenco di quei Paesi che credono nella validità di questi tipi di approccio e in chiave evolutiva, nel corso del seminario, è stato presentato il tutoraggio sui grandi contribuenti come presupposto per l'introduzione di misure analoghe a quelle già adottate da altri Paesi.
Le conclusioni
Acquisire informazioni tempestive mirate e complete si rivela determinante per tutte le Amministrazioni fiscali al fine identificare con rapidità le aree di rischio che il controllo tradizionale non è sempre in grado di garantire. E questo per una serie di vincoli, soprattutto nei casi più complessi, spesso di portata internazionale. In questo contesto anche la partecipazione ai tavoli di confronto internazionale rappresenta un momento importante che, oltre alla condivisione delle esperienze operative, consente di creare un network con le altre Amministrazioni fiscali in grado di fluidificare i rapporti nel caso si rendano necessari scambi di informazione.
I punti qualificanti dell'incontro
L'Italia, rappresentata per l'Agenzia delle Entrate da Paolo Valerio Barbantini, capo settore Grandi Contribuenti, Maria Gabriella Lusi e Dario Sencar, rispettivamente responsabili dell'ufficio Analisi e dell'ufficio Controlli Grandi Contribuenti della direzione centrale Accertamento, hanno partecipato attivamente al dibattito incentrato sugli obblighi di comunicazione preventiva degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva, sui programmi cooperativi per la tax compliance e su altre iniziative di contrasto adottate dai diversi Paesi. In linea con quanto indicato nel Rapporto pubblicato dall'organizzazione con sede e a Parigi lo scorso febbraio "Tackling aggressive planning through improve transparency and disclosure".
La cooperazione fiscale tra gli attori del sistema
Incrementare l'adempimento spontaneo dei contribuenti, rendere meno conflittuale il rapporto con il Fisco, creare un approccio condiviso nella gestione delle situazioni di rischio con benefici da entrambe le parti. Sono i principali vantaggi del meccanismo che le iniziative intraprese da alcune Amministrazioni fiscali hanno evidenziato e che vedono nella creazione di un sistema di relazioni rafforzate tra contribuenti, consulenti tributari e Amministrazioni il perno di una strategia finalizzata a costruire un clima di fiducia e cooperazione.
Le esperienze adottate in alcuni Paesi
Trasparenza, rapida risoluzione delle controversie, riduzione dei costi attuata attraverso la migliore allocazione delle risorse. Sono alcuni degli obiettivi raggiunti da parte di chi ha già introdotto misure ad hoc per incentivare il contribuente a rivelare l'adozione di schemi che rientrano nella pianificazione fiscale aggressiva. Il tutto a vantaggio di una rapida risoluzione delle controversie tra Fisco e contribuente.
Diversi possono esseri gli approcci: dalla previsione di obblighi di comunicazione preventiva già utilizzata da Canada, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti e Irlanda all'introduzione di regimi premiali in caso di comunicazione volontaria. Tale ultimo approccio è utilizzato in Irlanda e in Nuova Zelanda dove è prevista la riduzione delle sanzioni nel caso in cui siano accertate transazioni considerate elusive ma di cui il contribuente ha preventivamente e volontariamente informato l'Amministrazione.
Il meeting di Londra ha permesso di analizzare nel dettaglio gli approcci già utilizzati con riferimento ai contenuti, alla tipologia del contribuente, alla tempistica di comunicazione, agli obblighi aggiuntivi, alle conseguenze degli inadempimenti, agli aspetti organizzativi connessi alla sua introduzione e all'impatto sulla tax compliance. Significativa è l'esperienza di Australia, Olanda e Nuova Zelanda che hanno introdotto nel proprio ordinamento i cosidetti ""product ruling". A differenza dell'interpello tradizionale che produce il proprio effetto soltanto ed esclusivamente sul contribuente che presenta l'istanza, nel product ruling la posizione assunta dal Fisco si esplica nei confronti di tutti coloro che hanno utilizzato un determinato "prodotto fiscale".
Ulteriori iniziative, condivise nel corso del seminario, funzionali all'acquisizione di elementi utili su specifiche aree di rischio, si concretizzano nella richiesta di informazioni aggiuntive (es. strumenti ibridi di capitale o debito, società con doppia residenza) attuati anche mediante l'invio al contribuente di questionari brevi e focalizzati.
Questi strumenti hanno evidenziato vantaggi anche per il contribuente in relazione ai minori costi di compliance rispetto a forme di controllo più invasivo. L'Italia appartiene all'elenco di quei Paesi che credono nella validità di questi tipi di approccio e in chiave evolutiva, nel corso del seminario, è stato presentato il tutoraggio sui grandi contribuenti come presupposto per l'introduzione di misure analoghe a quelle già adottate da altri Paesi.
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Acquisire informazioni tempestive mirate e complete si rivela determinante per tutte le Amministrazioni fiscali al fine identificare con rapidità le aree di rischio che il controllo tradizionale non è sempre in grado di garantire. E questo per una serie di vincoli, soprattutto nei casi più complessi, spesso di portata internazionale. In questo contesto anche la partecipazione ai tavoli di confronto internazionale rappresenta un momento importante che, oltre alla condivisione delle esperienze operative, consente di creare un network con le altre Amministrazioni fiscali in grado di fluidificare i rapporti nel caso si rendano necessari scambi di informazione.
Gianluca Di Muro
pubblicato Giovedì 31 Marzo 2011
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