Dal mondo
Ocse: sullo scambio informazioni
avanti tutta. I risultati ci sono
Presentato al vertice di Amburgo dal segretario generale, Angel Gurria, l’ultimo Rapporto sulla fiscalità
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“Le questioni fiscali sono state una priorità del G20 fin dall’inizio e il 2017 è l’anno di attuazione: attuazione del Common reporting standard con i primi scambi automatici di informazioni sui conti correnti, che partiranno a settembre 2017, e attuazione delle misure finalizzate a contrastare l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili”. Così, Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, apre il Rapporto ai capi di Stato del G20, redatto per il vertice di Amburgo del 7 e 8 luglio e pubblicato sul sito dell’Organizzazione. Tra i dati più significativi contenuti nel Report, quelli relativi ai risultati raggiunti dai Paesi Ocse nel contrasto all’evasione internazionale: attraverso i programmi di voluntary e le attività di indagine, negli ultimi otto anni sono emerse attività offshore per quasi 85 miliardi di euro di extra-gettito potenziale.
 
Un sistema internazionale di tassazione più giusto ed efficace
Secondo il Rapporto, i diversi Stati stanno facendo grandi progressi per raggiungere l’obiettivo di creare un sistema internazionale di tassazione più giusto ed efficace, considerando anche i crescenti sforzi per “chiudere le scappatoie”, aumentare la trasparenza e far sì che le multinazionali paghino le tasse dove effettivamente svolgono le loro attività. Molti progressi sono stati fatti - si legge nell’introduzione di Gurria - e ciò ha reso il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale una storia di successo del G20, con il supporto dell’Ocse.
 
Gli standard internazionali sulla trasparenza fiscale
In particolare, spiega il documento, dopo i Panama Papers, i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G20 hanno ribadito la necessità di dare attuazione in maniera efficace e diffusa agli standard internazionali sulla trasparenza fiscale. Questo ha innescato progressi significativi: da aprile 2016, 17 ordinamenti hanno promosso modifiche che hanno portato a un innalzamento dei rispettivi rating con riguardo allo standard Eoir (Exchange of information on request, scambio di informazioni su richiesta) e 31 nazioni si sono impegnate a unirsi alla Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa  in materia fiscale. Questa Convenzione riguarda ora tutti i centri finanziari, i paesi Ocse e G20 e molti Paesi in via di sviluppo hanno iniziato a sfruttarla. Il risultato è che attualmente solo un ordinamento, quello di Trinidad e Tobago, risulta essere“non compliant” con riguardo agli standard di trasparenza.
 
G20 e interventi sulla cooperazione fiscale
“Dal 2008 - si legge ancora nel report del segretario generale - grazie all’azione del G20 la cooperazione fiscale tra gli Stati è diventata la regola e il segreto bancario a scopi fiscali è giunto al termine”. Lo scambio di informazioni su richiesta tra autorità fiscali è oggi una regola universale, con il Global forum di cui fanno oggi parte 142 paesi. Non soltanto. Anche lo scambio automatico delle informazioni finanziarie sta facendo passi in avanti: i primi scambi basati sul Common reporting standard (Crs, lo standard globale predisposto dall’Ocse per lo scambio automatico di informazioni tra i paesi) inizieranno il prossimo settembre; più in generale, 101 ordinamenti si sono impegnati ad avviare lo scambio automatico al più tardi entro il 2018. Di questi, più dell’80% ha già messo in atto le misure necessarie per rispettare gli impegni presi, e le istituzioni finanziarie stanno già raccogliendo le informazioni. Su questo tema si è già mosso anche il nostro Paese. Nei giorni scorsi - come previsto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 28 dicembre 2015 che ha dato attuazione alla direttiva 2014/107/UE, introducendo nell’ordinamento italiano lo standard elaborato dall’Ocse - l’Agenzia delle Entrate ha reso noti, con un provvedimento, le modalità e i termini per gli operatori finanziari, che sono chiamati a trasmettere i dati dei propri clienti, relativi al 2016, entro il prossimo 21 agosto. Gli scambi automatici, sottolinea il report, sono ora considerati inevitabili: negli ultimi 8 anni oltre 500mila soggetti hanno rivelato attività offshore mentre i vari programmi di voluntary disclosure hanno fatto emergere un extragettito potenziale di quasi 85 miliardi di euro.
 
“Certezza fiscale” e tassazione dell’economia digitale
Il rapporto affronta anche i capitoli “certezza fiscale” e tassazione dell’economia digitale in quanto “key topics” delle politiche fiscali 2017. La “tax certainty”, infatti, è una leva fondamentale poiché può influenzare in  maniera decisiva le decisioni di investimento. Occorre quindi, come suggerito dal rapporto per il G20 di marzo, ridurre la complessità attraverso migliori politiche fiscali; aumentare le capacità di prevenzione e di risoluzione delle controversie, a livello internazionale anche mediante l’adozione di procedure amichevoli (Map) e tramite arbitrato e utilizzare altri strumenti innovativi, compresi i programmi di cooperative compliance e di joint audit. Sui temi della digital economy, l’appuntamento è per aprile 2018, quando l’“Inclusive framework on Beps”, il gruppo creato per contrastare gli stratagemmi utilizzati dalle multinazionali per abbassare gli oneri fiscali (Beps, Base erosion and profit shifting) presenterà un primo report cui seguirà un testo definitivo nel 2020.
 
Regole e trasparenza per le relazioni commerciali
Regole e trasparenza sono le parole chiave anche sul fronte delle relazioni commerciali: "Noi sottolineiamo il ruolo cruciale del sistema del commercio internazionale basato sulle regole. E segnaliamo l'importanza che accordi bilaterali, regionali e plurilaterali siano aperti, trasparenti e inclusivi", si legge nell’ultima versione del comunicato del G20, diffuso sabato scorso a fine vertice.
 
Chiara Ciranda
pubblicato Mercoledì 12 Luglio 2017

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