Dal mondo
Olanda, fuga dai paradisi fiscali
e ritorno nella terra dei tulipani
La stretta del governo sta inducendo decine di contribuenti facoltosi, per lo più persone fisiche, al rientro dei capitali
tulipani olandesi

Oramai il numero dei contribuenti che bussano in cerca di perdono e di amnistia ha oltrepassato i 20 al dì. Per decine di contribuenti facoltosi olandesi, in cerca di strenne fiscali oltre confine, la ricreazione contabile, garantita per anni dalle soste prolungate nelle giurisdizione offshore, sembra esser giunta al termine. L'improvviso cambiamento di rotta nei riguardi dei paradisi fiscali, infatti, varato nei messi passati dal governo in carica, sta già dando i suoi frutti. Ed è appena l'inizio del boom, anzi, dello sboom.

Contrordine, retromarcia fiscale colleghi contribuenti
In pratica la media quotidiana dei rientri, tracciata e incorniciata dall'agenzia olandese delle Entrate, non sembra lasciare dubbi sull'inversione in atto: da aprile, sono 20 i contribuenti che, quotidianamente, bussano alle porte dell'Amministrazione finanziaria di Amsterdam in cerca di clemenza fiscale per essersi lasciati sedurre dal richiamo di una vacanza extracontabile non autorizzata in qualche remoto angolo offshore. Dal 2001, da quando una sorta di amnistia fiscale sui generis iniziò ad essere applicata entrando a far parte del regime tributario nazionale, il numero dei contribuenti che decidevano di svelare i loro conti alloggiati in giurisdizioni a bassa tassazione era rimasto fermo per anni a meno di 1 al dì. Oggi, invece, a pochi giorni dall'inversione di marcia di Paesi come la Svizzera, Andorra, il Lussemburgo, il Liechtenstein e l'insospettabile Belgio, s'è subito registrato un balzo da 1 a +20. Un vero e proprio passo di corsa che, peraltro, non accenna affatto ad attenuarsi, nonostante Berna tenda a rassicurare la sua clientela esibendo il testo d'un accordo con gli Usa che, in sostanza, in realtà non riconosce nulla, oltre l'abdicazione completa del segreto bancario, alla Confederazione. Tant'è vero che la questione Ubs è oramai oggetto di rassegnato silenzio, di fronte al transito continuo di coordinate bancarie, di nomi e cognomi di clienti e transazioni a essi riconducibili dagli uffici della Banca fin sui desk dell'agenzia statunitense delle Entrate.

Superata la soglia dei 5mila pentimenti fiscali
Questa brusca accelerazione, peraltro nient'affatto attesa nemmeno dai super-ispettori del fisco olandese, riuniti oramai da giorni nelle stanze della speciale divisione investigativa anti-frode, ha già spinto il numero totale dei contribuenti che, dal 2001, hanno deciso di congedarsi dai paradisi fiscali, oltre la soglia dei 5mila soggetti. Spingendo il totale delle entrate recuperate in prossimità del traguardo dei 200 milioni di euro. E se dovesse continuare con questo ritmo, a fine anno si potrebbe brindare sulla vetta dei 400 milioni di euro. Niente da dire.

La metà dei rientri è targata made in Svizzera
Quasi la metà dei conti che si stanno schiudendo in queste ore davanti ai pc degli ispettori del fisco di Amsterdam, provengono da anni di relax contabile trascorsi nella Confederazione elvetica. La seconda posizione, a sorpresa, è occupata dal Belgio, da dove risulta provenire 1/3 del flusso di conti correnti che hanno invertito la marcia. Chiude il podio il Lussemburgo, che sanziona una contiguità piuttosto evidente tra l'offshore preferito dai ricchi contribuenti olandesi e la vicinanza geografica. Insomma, ai facoltosi di Amsterdam non sembra piacere il rincorrere mète eccessivamente sperdute e lontane, d'altra parte il mercato finanziario vicino non nega certo privilegi fiscali all'altezza.
 

Stefano Latini
pubblicato Lunedì 22 Giugno 2009

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