Dal mondo
PNR, stabilità finanziaria e fisco
in pole position
Approvato dal Consiglio dei ministri il Programma nazionale di riforma che passa all'imprimatur del Parlamento e dell'Ue

Il documento, dopo il placet delle Camere e dell'Unione europea, diverrà definitivo in aprile, quando sarà avviato il nuovo ciclo di programmazione del "semestre europeo" e della sessione di bilancio,  previste dal patto di stabilità e crescita.  Entro aprile 2011 ciascun Paese dell'Unione europea dovrà infatti presentare all'Ecofin lo Stability Program  e il National Reform Program ossia i due documenti nei quali, alla luce delle conclusioni emerse negli ultimi incontri internazionali (G20, G7, IMF, EU), sono disegnati i programmi economici di crescita e di stabilità finanziaria.

La stabilità finanziaria
È l'obiettivo più impegnativo anche perché esprime una grandezza complessa, l'insieme degli indicatori cogenti (il comportamento delle famiglie, la struttura bancaria, le proiezioni pensionistiche, l'andamento delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, etc.) su cui sono strutturati non soltanto gli equilibri di finanza pubblica e privata.
Già in sede di G20 e Unione europea le autorità fiscali dell'eurozona avevano gettato le linee programmatiche di un rinnovato processo di rilancio economico improntato su riforme strutturali e su una capillare attività di controllo fiscale e macroeconomico. Va da sé che i settori di intervento riformista debbano essere quelli bancario e finanziario. L'azione di sorveglianza assume peculiarità proprie in ragione delle varie realtà.

La sorveglianza fiscale
In linea di massima la sorveglianza fiscale si concretizza  nella revisione del Patto di stabilità e di crescita e, nel contempo, attraverso un contenimento del deficit e una riduzione del debito pubblico, suggellati con pesanti sanzioni in caso d'inadempimento. Parallelamente e contestualmente, la sorveglianza macroeconomica completa il disegno di rinnovamento voluto dall'Unione europea perché interviene negli squilibri economici strutturali con l'introduzione di un processo di monitoraggio delle criticità. Contestualizzato alla situazione italiana, Paese a economia duale  e con un grosso livello di debito pubblico, il rigore, particolarmente in ambito fiscale, rappresenta la migliore garanzia di stabilità finanziaria e di ancoraggio alla certezza della politica economica.

La stabilità delle finanze pubbliche
Nel Programma vengono anche descritte alcune misure strutturali destinate a garantire la stabilità delle finanze pubbliche. Tra le più rilevanti figura il processo di stabilizzazione e riduzione della spesa pensionistica in rapporto al Pil (varato già nel 1995 e completato con il decreto legge n. 78/2010) e il federalismo fiscale, avviato con le recenti norme sul federalismo demaniale e sul trasferimento di competenze tributarie dal centro alla periferia.
L'obiettivo del Governo è di raggiungere un tasso di occupazione al 2020 del 67-69%, attraversoil piano triennale per il lavoro, che prevede la lotta al lavoro irregolare e l'aumento della sicurezza sul lavoro, il decentramento della regolazione e l'attuazione del principio della sussidiarietà, lo sviluppo delle competenze per l'occupabilità e il reimpiego, il contrasto della  dispersione scolastica e  della disoccupazione giovanili, il miglioramento della competitività delle imprese.
Le iniziative non possono lasciare in subordine l'incentivazione della ricerca scientifica e dell'innovazione perché su di esse si fonda  la struttura produttiva e il livello di competitività del nostro Paese, basata su una prevalenza di piccole e medie imprese (Pmi) chiamate a misurarsi con il mercato globale.

La politica regionale
Non bisogna dimenticare che al raggiungimento degli obiettivi del programma contribuiscono gli interventi di politica regionale, programmati nell'ambito del Quadro strategico nazionale 2007- 2013, e dei programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali comunitari, fondati  sui temi della strategia UE 2020 in corso di attuazione. Tenendo conto dei riflessi prodotti dagli indicatori macroeconomici nel PNR si auspica che  l'economia italiana possa crescere dell'1,3% nel 2011. La  valutazione complessiva della posizione del Paese dal punto di vista macroeconomico si fonda, in particolare su:
a) i livelli complessivi di debito aggregato dell'economia (in rapporto al PIL) e la composizione tra i diversi settori istituzionali;
b) la condizione del sistema bancario;
c) lo stato del settore edilizio;
d) l'andamento del costo del lavoro (Clup) e degli indici di competitività;
e) l'evoluzione del conto corrente della bilancia dei pagamenti.

Il settore di maggiore intervento è quello fiscale
La riforma della tassazione figura, infatti, al vertice della scala delle priorità. Sul sistema fiscale italiano, incentrato sul reddito e riformato nei primi anni '70 , a causa dei profondi mutamenti dei modelli economici, competitivi, sociali, ambientali e istituzionali, si concentrano le energie per  un necessario ripensamento del modell. E questo secondo le direttrici già delineate nel Libro Bianco sulla riforma fiscale del 1994 (dalle persone alle cose, dal centro alla periferia, dal complesso al semplice).

Dalla distribuzione del carico fiscale alle semplificazione
Il Piano Nazionale di Riforma disegna una strategia di riforma tendenzialmente neutrale sul piano finanziario. Gli obiettivi dichiarati sono una migliore distribuzione del carico tributario (attraverso il trasferimento di una parte dalla tassazione diretta a quella indiretta), l'introduzione di imposte con minori effetti distorsivi sulla crescita, in particolare le imposte ambientali, la semplificazione del sistema fiscale e degli adempimenti per garantire la certezza del diritto, l'inversione nella tendenza alla spesa pubblica irresponsabile mediante il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle amministrazioni locali.  Si tratta di fattori critici di successo di una strategia riformatrice e, nel contempo, orientata a una razionalizzazione del sistema nel suo complesso, alla stabilità delle finanze, all'adeguamento del fisco ai nuovi modelli economici, competitivi, sociali, ambientali, istituzionali.

Il decreto sul federalismo
Al momento l'avvio della riforma è rappresentato dal recente decreto legislativo sul federalismo municipale con cui il governo ha delineato le linee guida per restituire ai Comuni il potere fiscale nel loro comparto naturale di competenza: immobiliare e territoriale. L'obiettivo che il governo intende perseguire è articolato in due fasi. Nella prima fase si attribuisce ai Comuni la titolarità dei tributi oggi statali inerenti al comparto territoriale e immobiliare (imposte di registro, imposte ipotecarie e catastali, l'Irpef sugli immobili); nella seconda fase si procede accorpando gli attuali tributi statali e municipali che incidono sul comparto immobiliare in un'unica forma di prelievo.

La riforma fiscale e l'impresa
La riforma fiscale si associa a precisi interventi nel mercato imprenditoriale. Il PNR prevede:

  • la riduzione degli oneri amministrativi a carico delle piccole e medie imprese attraverso regolamenti del Governo, anche sulla base dei risultati della misurazione degli oneri amministrativi, sulla base dei principi di proporzionalità degli adempimenti amministrativi, delle esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti, dell'estensione dell'autocertificazione e delle attestazioni tecniche da parte di professionisti abilitati, dell'informatizzazione degli adempimenti e delle procedure e della soppressione delle autorizzazioni e dei controlli per le imprese in possesso di certificazione ISO o equivalente;
  • la possibilità di applicazione del regime fiscale estero, se più favorevole, per le imprese dell'Unione europea che intraprendono in Italia nuove attività nell'arco di tre anni;
  • la creazione di un contratto di rete con cui le imprese dei distretti industriali possano collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all'esercizio o scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica;
  • la possibilità di istituire nelle regioni del Mezzogiorno le zone a "burocrazia zero", dove i  provvedimenti amministrativi saranno conclusi entro tempi certi (normalmente entro 30 giorni), anche con l'ausilio di un Commissario di Governo, e le imprese potranno beneficiare di sussidi aggiuntivi erogati dalle autorità locali e di un trattamento preferenziale nell'attuazione dei piani di presidio e sicurezza pubblica.
  • l'accesso al credito per le imprese di piccole e medie dimensioni colpite dalla congiuntura economica negativa che si è manifestata a partire dal 2008.

Il ruolo della logistica
Il nuovo piano della logistica per i trasporti finalizzato a  ridurre l'inefficienza del sistema a partire dal 2011 e ad  attrarre traffici ai nostri porti e ai nostri aeroporti attraverso le seguenti specifiche azioni:

  • sportello unico doganale;
  • decreto tempi attesa al carico ed allo scarico;
  • riforma delle Autorità portuali;
  • disincentivi per ridurre i viaggi a vuoto;
  • premialità all'outsourcing logistico;
  • distribuzione urbana delle merci;
  • intermodalità, co-modalità e sistema a rete degli interporti;
  • Piano nazionale per i sistemi intelligenti di trasporto

L'Italia viene, infine, impegnata nell'organizzazione dell'indagine "Doing Business" a livello regionale in collaborazione con la Banca Mondiale al fine di superare  i vincoli alla nascita ed allo sviluppo delle imprese e le relative differenze territoriali. L'indagine sarà concentrata sulle regioni del Mezzogiorno e coinvolgerà anche alcune regioni del Nord come benchmark.

 

 


 

Antonina Giordano
pubblicato Venerdì 19 Novembre 2010

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