Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 20:23
Dal mondo
Quanto costa l’Europa? In media 268 euro l’anno
E’ questo il valore annuo pro capite dell’Unione attualmente contabilizzato in riferimento alle tasche degli oltre 461 milioni di cittadini
Questo significa una cifra complessiva di 866,4 miliardi di euro che, tradotta in contributo quotidiano medio pro capite, peserà sulle tasche dei cittadini dell’Unione circa 73 centesimi di euro al giorno a partire dal 2007-2013. Inoltre se le risorse proprie dell’Unione fossero ricondotte alle tasche di ogni singolo cittadino disaggregandole dal gettito, per esempio, della tariffa comune, allora al giorno l’Europa costerebbe in media ancora meno.
In questi anni, l’acceso dibattito sull’Europa, sulle sue finalità e sui modi per esternalizzarle, ha finito più volte per arrestarsi sulla trincea niente affatto filosofica dominata dalla questione relativa al dogma tradizionale, e per una volta assolutamente transeuropeo, del "Sì, ma quanto ci costa?". Finalmente, in coincidenza con il via libera definitivo consegnato recentemente dal Parlamento Europeo al prossimo budget dell’Unione che l’alimenterà finanziariamente dal 2007 fino al 2013, ha preso forma la contabilità annuale che, in media naturalmente, vedrebbe impegnate le tasche di ciascun contribuente che risiede all’interno dei confini dell’Unione nei 7 anni a venire. In pratica, l’evocato "Ma quanto ci costa?", può venir tradotto ora in pura e cinica contabilità pro-capite.
Il costo, in media, dell’Unione europea per singolo cittadino, nel 2007 e per l’intero periodo 2007-2013. I valori riportati nel grafico sotto le voci "Costo quotidiano" e "Su base annuale", sono espressi in euro, mentre quelli relativi al "Totale" del budget dell’Unione per anno e, dal 2007-2013 per l’intero settennato, sono da leggersi in miliardi di euro. La popolazione dell’Unione considerata, circa 461,5 milioni di cittadini, è riferibile all’ultimo dato ufficiale riportato da Eurostat nel gennaio 2006.
Fonte: elaborazione dati Eurostat, Parlamento e Commissione Ue
I numeri, da 73 centesimi a 866,4 miliardi di euro
In realtà, la luce verde definitiva che lo scorso 17 maggio ha accompagnato il bilancio dell’Unione al di fuori dell’area rovente dei dibattiti, ha rappresentato il momento finale di una querelle che affonda le sue origini nel giugno 2005, quando iniziò lo scontro tra Consiglio dei Ministri e Parlamento, con la Commissione come oramai da prassi nel mezzo, in riferimento alla scarsità dei finanziamenti posti in agenda per l’Europa, soprattutto considerando le mète ambiziose ripetutamente espresse e preannunciate nei mesi passati. Il confronto interistituzionale ha tenuto banco per mesi, ponendo sul tavolo anche la questione del difficile rapporto di poteri oggi esistente tra Parlamento, Consiglio dei Ministri e, marginalmente, Commissione. Alla fine, nel dicembre del 2005, è stata stabilita la contabilità del bilancio settennale in 862,4 miliardi di euro. Naturalmente, con disappunto da parte della maggioranza dei parlamentari che, in occasione del via libera definitivo alla lunga finanziaria dell’Unione, sono riusciti proprio in dirittura d’arrivo ad aggiungere altri 4 miliardi, un plus di risorse piuttosto modesto che, ad ogni buon conto, ha elevato la soglia dei mezzi disponibili a quota 866,4 miliardi di euro. Un incremento quasi impercettibile che, però, sul versante istituzionale, garantirà al Parlamento di venir consultato quando, nel 2009, si ridefinirà l’agenda finanziaria dell’Unione. In questo modo, l’assemblea dell’Ue ha guadagnato, anche se soltanto in piccola parte, il riconoscimento al ruolo di partner attivo, un passo avanti rispetto a quello esclusivo di esecutore silente delle decisioni che si adottano in sede di Consiglio dei ministri.
Bella l’Europa, ma quanto mi costa?
Un inizio, soltanto un timido inizio sulla strada del rafforzamento del profilo del Parlamento europeo. Nel frattempo, tornando ai numeri, la cifra complessiva di 866,4 miliardi di euro, tradotta in contributo quotidiano medio pro-capite, peserà sulle tasche dei cittadini dell’Unione circa 73 centesimi di euro al giorno che, considerando la finestra annuale del calendario, salirebbero a circa 268 euro l’anno. E’ questo il costo dell’Unione attualmente contabilizzato in relazione alle tasche degli oltre 461 milioni di cittadini che ne abitano e ravvivano i molteplici territori e le centinaia di regioni diverse e lontane, non soltanto sotto il profilo geografico. Naturalmente, si tratta di un calcolo che non tiene conto delle entrate autonome garantite dai dazi doganali riscossi ai confini dell’Unione. Infatti, qualora le risorse proprie dell’Unione fossero ricondotte alle tasche di ogni singolo cittadino disaggregandole dal gettito, per esempio, della tariffa comune, allora al giorno l’Europa costerebbe in media meno dei 73 centesimi di euro fin qui contabilizzati. In fondo, il sogno di uno spazio europeo comune, considerando oltre alle uscite le entrate senza prezzo che ci ha regalato in questi decenni, non sembra affatto insostenibile anzi l’esatto opposto. Il suo profilo contabile ci appare eccezionalmente sostenibile in relazione al futuro che ci promette, al presente che ci ha garantito e al passato che ci ha consegnato.
Questo significa una cifra complessiva di 866,4 miliardi di euro che, tradotta in contributo quotidiano medio pro capite, peserà sulle tasche dei cittadini dell’Unione circa 73 centesimi di euro al giorno a partire dal 2007-2013. Inoltre se le risorse proprie dell’Unione fossero ricondotte alle tasche di ogni singolo cittadino disaggregandole dal gettito, per esempio, della tariffa comune, allora al giorno l’Europa costerebbe in media ancora meno.In questi anni, l’acceso dibattito sull’Europa, sulle sue finalità e sui modi per esternalizzarle, ha finito più volte per arrestarsi sulla trincea niente affatto filosofica dominata dalla questione relativa al dogma tradizionale, e per una volta assolutamente transeuropeo, del "Sì, ma quanto ci costa?". Finalmente, in coincidenza con il via libera definitivo consegnato recentemente dal Parlamento Europeo al prossimo budget dell’Unione che l’alimenterà finanziariamente dal 2007 fino al 2013, ha preso forma la contabilità annuale che, in media naturalmente, vedrebbe impegnate le tasche di ciascun contribuente che risiede all’interno dei confini dell’Unione nei 7 anni a venire. In pratica, l’evocato "Ma quanto ci costa?", può venir tradotto ora in pura e cinica contabilità pro-capite.

Il costo, in media, dell’Unione europea per singolo cittadino, nel 2007 e per l’intero periodo 2007-2013. I valori riportati nel grafico sotto le voci "Costo quotidiano" e "Su base annuale", sono espressi in euro, mentre quelli relativi al "Totale" del budget dell’Unione per anno e, dal 2007-2013 per l’intero settennato, sono da leggersi in miliardi di euro. La popolazione dell’Unione considerata, circa 461,5 milioni di cittadini, è riferibile all’ultimo dato ufficiale riportato da Eurostat nel gennaio 2006.
Fonte: elaborazione dati Eurostat, Parlamento e Commissione Ue
I numeri, da 73 centesimi a 866,4 miliardi di euro
In realtà, la luce verde definitiva che lo scorso 17 maggio ha accompagnato il bilancio dell’Unione al di fuori dell’area rovente dei dibattiti, ha rappresentato il momento finale di una querelle che affonda le sue origini nel giugno 2005, quando iniziò lo scontro tra Consiglio dei Ministri e Parlamento, con la Commissione come oramai da prassi nel mezzo, in riferimento alla scarsità dei finanziamenti posti in agenda per l’Europa, soprattutto considerando le mète ambiziose ripetutamente espresse e preannunciate nei mesi passati. Il confronto interistituzionale ha tenuto banco per mesi, ponendo sul tavolo anche la questione del difficile rapporto di poteri oggi esistente tra Parlamento, Consiglio dei Ministri e, marginalmente, Commissione. Alla fine, nel dicembre del 2005, è stata stabilita la contabilità del bilancio settennale in 862,4 miliardi di euro. Naturalmente, con disappunto da parte della maggioranza dei parlamentari che, in occasione del via libera definitivo alla lunga finanziaria dell’Unione, sono riusciti proprio in dirittura d’arrivo ad aggiungere altri 4 miliardi, un plus di risorse piuttosto modesto che, ad ogni buon conto, ha elevato la soglia dei mezzi disponibili a quota 866,4 miliardi di euro. Un incremento quasi impercettibile che, però, sul versante istituzionale, garantirà al Parlamento di venir consultato quando, nel 2009, si ridefinirà l’agenda finanziaria dell’Unione. In questo modo, l’assemblea dell’Ue ha guadagnato, anche se soltanto in piccola parte, il riconoscimento al ruolo di partner attivo, un passo avanti rispetto a quello esclusivo di esecutore silente delle decisioni che si adottano in sede di Consiglio dei ministri.
Bella l’Europa, ma quanto mi costa?
Un inizio, soltanto un timido inizio sulla strada del rafforzamento del profilo del Parlamento europeo. Nel frattempo, tornando ai numeri, la cifra complessiva di 866,4 miliardi di euro, tradotta in contributo quotidiano medio pro-capite, peserà sulle tasche dei cittadini dell’Unione circa 73 centesimi di euro al giorno che, considerando la finestra annuale del calendario, salirebbero a circa 268 euro l’anno. E’ questo il costo dell’Unione attualmente contabilizzato in relazione alle tasche degli oltre 461 milioni di cittadini che ne abitano e ravvivano i molteplici territori e le centinaia di regioni diverse e lontane, non soltanto sotto il profilo geografico. Naturalmente, si tratta di un calcolo che non tiene conto delle entrate autonome garantite dai dazi doganali riscossi ai confini dell’Unione. Infatti, qualora le risorse proprie dell’Unione fossero ricondotte alle tasche di ogni singolo cittadino disaggregandole dal gettito, per esempio, della tariffa comune, allora al giorno l’Europa costerebbe in media meno dei 73 centesimi di euro fin qui contabilizzati. In fondo, il sogno di uno spazio europeo comune, considerando oltre alle uscite le entrate senza prezzo che ci ha regalato in questi decenni, non sembra affatto insostenibile anzi l’esatto opposto. Il suo profilo contabile ci appare eccezionalmente sostenibile in relazione al futuro che ci promette, al presente che ci ha garantito e al passato che ci ha consegnato.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 25 Maggio 2006
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