del mercato unico europeo
Il 9 maggio è stato pubblicato il Rapporto "Una nuova strategia per il mercato unico al servizio dell'economia e della società europea". Elaborato da Mario Monti, su esplicita proposta del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, che confidava sul contributo di elevata professionalità del governatore italiano, il Rapporto rappresenta un contributo scientifico necessario al progetto europeo di rinnovamento strategico. A meno di un anno di distanza dall'affidamento del prestigioso incarico (20 ottobre 2009), il Rapporto contiene una rassegna delle varie opzioni con raccomandazioni e proposte utili al governo dell'Europa.
Le tre sfide del mercato unico
Il presidente Josè Manuel Barroso ha attribuito all'Italia il prestigioso e delicato compito di valutare le possibilità di rilancio. La "strategia" globale disegnata dal governatore Monti passa prioritariamente per il superamento di tre sfide che l'Unione, alla vigilia del ventesimo anniversario dalla data in cui sono state poste le basi del mercato unico (1992), deve affrontare per rendere possibile la riuscita politica e la sostenibilità economica e sociale. La prima criticità sta nell'indebolimento del sostegno politico e sociale all'integrazione del mercato in Europa che ne minano la fiducia. La seconda è rappresentata dall'attenzione altalenante che il mondo politico accorda allo sviluppo delle varie componenti di espansione di un mercato unico efficace e sostenibile. La terza deriva invece da un senso di autocompiacimento che è andato crescendo nell'ultimo decennio e che costituisce un ostacolo a una promozione attiva. Le tre priorità, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona nel gennaio 2010, debbono essere implementate attraverso una politica di protezione del mercato unico dai rischi di nazionalismi economici che preveda iniziative tese a : costruire un mercato unico più forte; promuovere il consenso attorno ad un mercato unico più forte; garantire che il mercato unico più forte dia i risultati attesi.
Il ruolo del coordinamento fiscale
Tali iniziative, elaborate con riferimento al concetto di "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva" presente nel trattato di Lisbona, riguardano, tra l'altro, l'uso del coordinamento fiscale per salvaguardare la sovranità fiscale nazionale in un contesto di progressione dell'integrazione del mercato. A tal fine, s'impone la necessità di apportare una visione più omogenea e maggiore coerenza ai numerosi e diversi settori istituzionali (Commissione, Parlamento e Consiglio) implicati nella promozione e nella realizzazione di un mercato unico più forte.
Dagli Stati di common law ai nuovi Stati membri
Nella relazione si evidenzia gli Stati membri di tradizione anglosassone dovrebbero, invece, dimostrare di essere disposti a risolvere alcuni problemi sociali con misure mirate, comprendenti anche forme limitate di coordinamento e cooperazione fiscale, pur non dovendo perseguire una vera e propria armonizzazione fiscale. I nuovi Stati membri, incondizionatamente favorevoli all'adozione di un serio programma di consolidamento del mercato unico, anche per quanto riguarda le infrastrutture e la coesione, potrebbero a loro volta aprirsi maggiormente a forme di coordinamento fiscale.
La dimensione fiscale del mercato unico
Ma qual è la dimensione fiscale del mercato unico e quali sono le raccomandazioni da non sottovalutare per salvaguardare la sovranità fiscale? Il panorama fiscale europeo è estremamente frammentato a causa di ben 27 normative differenti. Una tale situazione genera non soltanto enormi costi di conformità e oneri amministrativi per i cittadini e le imprese che operano a livello transfrontaliero ma anche notevoli possibilità di evasione e incertezze (casi di doppia imposizione e discriminazione fiscale) sulle norme applicabili. Un simile contesto sollecita l'impegno nel rimuovere le barriere alle transazioni intra-UE affrontando la questione della compensazione transfrontaliera per le imprese, semplificando e modernizzando le norme sulla fatturazione dell'Iva per agevolare la fatturazione elettronica, introducendo un sistema vincolante per la composizione delle controversie riguardante la doppia imposizione subite dai privati ed estendendo il campo di applicazione della direttiva sulla tassazione del risparmio per colmare le lacune esistenti. La risoluzione della questione fiscale assume un'importanza sistemica anche nel processo di integrazione economica a beneficio di politiche sociali e redistributive a livello nazionale.
Le strategie di minimizzazione dell'imposizione
Nel rapporto viene delineato l'evolversi dell'impegno da parte degli Stati membri nella lotta all'evasione contro le attività di shopping normativo emerse a seguito della liberalizzazione dei mercati finanziari. E' noto, infatti, che la liberalizzazione dei mercati finanziari e l'espansione del mercato unico ha, infatti , indotto molte imprese a perseguire strategie di minimizzazione dell'imposizione alla ricerca della localizzazione più conveniente dal punto di vista fiscale. Per arginare problema, l'onere fiscale negli Stati membri si è spostato progressivamente da basi imponibili più mobili (reddito da capitale e reddito d'impresa) verso una maggiore tassazione di basi imponibili meno mobili, in particolare il reddito da lavoro.
Le aliquote legali d'imposta
Il Rapporto fornisce al riguardo le percentuali di sviluppo del trend evidenziando che negli ultimi due decenni quasi tutti gli Stati membri hanno abbassato le aliquote legali d'imposta sulle società, entrando in concorrenza per attrarre capitali mobili a livello internazionale. Si legge, infatti, che la media dell'UE a 15 dal 1985 è scesa da quasi il 50% a poco meno del 30%. Nei dodici paesi entrati nell'Unione nel 2004 e nel 2007 la media è inferiore di circa 10 punti percentuali. Allo stesso tempo gli Stati membri hanno allargato le basi imponibili per eliminare le possibilità di evasione fiscale e salvaguardare il loro gettito fiscale.
Gli oneri fiscali sul lavoro
Nel 2007 nell'UE gli oneri fiscali sul lavoro hanno rappresentato, in media aritmetica, il 46% delle entrate fiscali totali, contro il 9,8% delle imposte sul reddito delle società. Nel 2007 nell'UE-25 l'aliquota fiscale implicita sul reddito delle società ammontava in media al 25,5%, contro il 34,8% di quella sul reddito da lavoro. L'onere fiscale in Europa nell'ultimo decennio si è concentrato in proporzione maggiore sulle sul lavoro, mediante le imposte sul reddito delle persone fisiche e gli oneri sociali. La concorrenza fiscale dannosa ha compromesso l'equità e la possibilità di finanziare programmi sociali.
Il ruolo degli scambi automatici di informazioni
Al fine di una migliore efficienza ed equità della riscossione delle imposte, Monti richiama l'attenzione sull'opportunità di migliorare gli scambi automatici di informazioni fiscali e, in generale, la cooperazione fra amministrazioni fiscali degli Stati membri. Il coordinamento fiscale attenuerebbe le differenze - fonti di distorsioni o di incentivi all'evasione fiscale - nel rispetto della sovranità fiscale.
La funzione degli "stimoli" fiscali
Un ulteriore argomento a favore dell'adozione di misure di coordinamento delle politiche fiscali sta nell'attuale congiuntura di crisi economica e finanziaria che ha provocato un'esplosione del debito pubblico in Europa e nel mondo. All'interno dell'Ue, i consistenti pacchetti di stimolo adottati dai governi, su iniziativa e con il coordinamento della Commissione, hanno provocato, infatti, un'impennata del disavanzo e del debito pubblico. Secondo le stime, nell'insieme dell'UE, i disavanzi pubblici nominali raggiungeranno in media il 7,5% nel 2010 e il 6,9% nel 2011, mentre il debito salirà all'83,7% nel 2011. La politica di risanamento del bilancio e di contenimento del debito pubblico attraverso l'inasprimento fisiologico della leva impositiva rende ancora più impellente il ricorso ad un coordinamento mirato delle politiche fiscali. Il coordinamento produrrebbe molti vantaggi.
La frammentazione normativa e fiscale
Prioritariamente colpirebbe più efficacemente le basi imponibili mobili colmando le lacune che consentono l'evasione e l'arbitraggio fiscale. Permetterebbe, inoltre, di minimizzare le conseguenze sulla concorrenza derivanti da imposte che colpiscono prodotti che sono fattori produttivi per la produzione industriale, come esempio nel caso della tassazione dell'energia.
L'azione coordinata limiterebbe, nel contempo, la frammentazione normativa e fiscale, che falsa la concorrenza nel mercato unico e aumenta i costi di conformità per le imprese.
Un tale strategia ridurrebbe, infine, il rischio di shock asimmetrici connessi alla fiscalità nell'area dell'euro, facilitando così la gestione della politica monetaria da parte della Banca centrale europea.
Il coordinamento fiscale
La possibilità di coordinamento fiscale dovrebbe dirigersi nei riguardi di due settori:
- le imposte sulle società. Il "codice di condotta" (in materia di tassazione dannosa delle imprese) - costituito in seno al Consiglio conformemente alla risoluzione del consiglio ECOFIN del 1° dicembre 1997 - dovrebbe essere riveduto al fine di rafforzare ancora di più il coordinamento delle politiche in questo settore, analizzando più approfonditamente le conseguenze di regimi dannosi, le discrepanze e altri effetti negativi della concorrenza fiscale.
- le imposte sui consumi. Valutando che le differenze fra le aliquote Iva si ripercuotono sulla circolazione dei capitali e sugli scambi commerciali, almeno a breve e medio termine, non si può disconoscere che esse incidono pesantemente sul funzionamento del mercato unico. Considerando, inoltre, che le imposte sui consumi lievitano progressivamente il coordinamento le politiche volte ad innalzare le aliquote Iva normali o a limitare l'applicazione di aliquote Iva ridotte rappresenterebbe la soluzione migliore.
Un gruppo per la politica fiscale (strutturato sulla falsariga di quello costituito nel 1996 e presieduto dal Commissario competente, che consentì di raggiungere l'accordo del consiglio Ecofin sulla risoluzione del dicembre 1997), presieduto dal Commissario per la fiscalità e composto da rappresentanti dei ministeri delle Finanze degli Stati membri, sarebbe, pertanto, il contesto migliore per avviare un dialogo strategico sui possibili benefici e limiti della cooperazione e del coordinamento fiscale all'interno del mercato unico.
Le conclusioni: raccomandazioni di politica fiscale
Il rapporto espone, conclusivamente, le seguenti principali raccomandazioni di politica fiscale:
- proseguire i lavori per eliminare le barriere fiscali all'interno del mercato unico, modernizzare le norme sulla fatturazione elettronica, aggiornare le norme relative alla compensazione transfrontaliera, introdurre un sistema vincolante per la composizione delle controversie riguardante la doppia imposizione subita da privati e riesaminare la direttiva sulla tassazione del risparmio.
- lavorare a una definizione comune delle basi imponibili relative alle imprese e proseguire l'attività del gruppo "codice di condotta" in materia di tassazione delle imprese.
- riformare le norme che disciplinano l'Iva in modo favorevole al mercato.
- sviluppare il settore dell'imposizione ambientale nel contesto più ampio delle politiche fiscali e studiare i suoi effetti sulla crescita e l'occupazione.
- accordarsi sull'istituzione, su iniziativa della Commissione, di un gruppo per la politica fiscale presieduto dal Commissario per la fiscalità e composto da rappresentanti dei ministeri delle Finanze degli Stati membri, che rappresenterebbe un'istanza di dibattito strategico e approfondito sulle questioni di politica fiscale.
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