Dal mondo
Sanità Usa 2010: un tesoro
che vale 1 trilione di dollari
La Riforma di Obama richiederà, in 10 anni, risorse pari a 938 miliardi di dollari ottenute, in gran parte, dal Fisco
stati dell'unione

La Riforma sanitaria lanciata mesi or sono da Obama, peraltro rivisitata dal Senato e, in ultimo, dalla Camera dei Rappresentanti, porta in dote ai conti pubblici statunitensi tre numeri. Il primo, l'esito della votazione finale che ha consegnato il successo al Presidente degli Stati Uniti, 219 a 212. Il secondo, invece, è relativo al costo complessivo, stimato dall'Ufficio bilancio del Congresso e dal Comitato congiunto su fisco e finanza della Casa Bianca che indica, in via ora ufficiale, in circa 1000 miliardi di dollari, 938 per l'esattezza, la misura delle maggiori spese che saranno indirizzate, nel corso del prossimo decennio, sul capitolo della Sanità statunitense. In ultimo, con il terzo dato, riferito agli effetti sul deficit annuale Usa per il quale è stimato un guadagno netto di 143 miliardi di dollari, sempre sulla base d'un calendario decennale, si schiude finalmente la finestra sul fisco, artefice e motore primario, se non assoluto, su cui la Riforma muoverà i suoi primi passi e grazie al quale, a meno d'improvvisi ripensamenti, dovrebbe giungere in porto. Data d'arrivo prevista dai terminale della contabilità pubblica di Washington? Il 2020. Soltanto in coincidenza con il 2020, infatti, sarà possibile esprimere il voto finale sul nuovo modello di Sanità varato dal Congresso.

La Riforma della Sanità a prova di Fisco
La nuova Sanità statunitense è, di fatto, non soltanto nei numeri, l'ultimo prodotto d'una politica fiscale discreta, quasi prossima ai modelli prevalenti in Europa. Infatti, nonostante la mobilitazione di risorse pari 937 miliardi di dollari, gli effetti che essa produrrà puntano ad aumentare le coperture sociali e il sostegno offerto alle famiglie e, nel contempo, frenare l'escalation del debito pubblico, almeno sul versante della sanità. La maggiore razionalizzazione della sanità nel suo complesso determinerà, di fatto, un risparmio netto, in dieci anni, pari a 143 miliardi di dollari. La spesa effettiva, quindi, si ridurrà a 774 miliardi di dollari, lasciando la soglia già mitica del trillione e retrocedendo a un livello di spesa consueto, prossimo, per esempio, a quello richiesto per finanziare le garanzie dei capitali delle banche messi a rischio dalla crisi finanziaria. Oltre alla riduzione, stimata, del debito, che la Riforma di Obama dovrebbe sanzionare, il secondo punto determinante coincide con le modalità di finanziamento poste a sostegno del nuovo piano sanitario. Innanzitutto, le novità coincideranno con un taglio delle spese, anche se, in realtà, i risparmi deriveranno da altri capitoli di bilancio come, per esempio, quello legato all'educazione pubblica e, in particolare, al finanziamento delle garanzie e dei prestiti riservati agli studenti. In questo caso, la nuova linea prevede minori garanzie che saranno sostituite da un numero maggiore di prestiti diretti. Comunque, il risultato coinciderà anche in questo caso in una rivisitazione, all'insegna della razionalità, d'un programma di spesa che, nel corso degli anni, non ha riscosso successi soprattutto a causa della sua ambiguità contabile al momento di rendere effettivo il supporto finanziario.

La Sanità fa bene alle entrate fiscali
Nei primi dieci anni le entrate tributarie dovrebbero aumentare di ben 52 miliardi di dollari, grazie alle maggiori imposte e tasse che, a partire dal 2014, scatteranno soprattutto sulle famiglie agiate, cioè sui nuclei familiari con redditi superiori a 250 mila dollari l'anno. In pratica, sempre secondo le stime dell'Ufficio bilancio del Congresso, 10 milioni di famiglie vedranno incrementate le spese destinate al finanziamento della Riforma. Famiglie con redditi ben superiori alla soglia media, generalmente oltre i 100mila dollari. In media, per questa categoria di contribuenti la spesa massima potrà salire da +2000 dollari fino a +6000 dollari. Naturalmente, per i super-ricchi l'esborso raggiungerà valori medi superiori, pari a 18mila dollari. Insomma, un mix di nuove imposte, tasse, maggiori contributi e tagli di spesa serviranno, nel complesso, a fornire alla Riforma le risorse necessarie perché si realizzi. È  il trionfo della politica fiscale e il tramonto della politica monetaria, pilastro delle riforme, dei cambiamenti e della pianificazione che, in mezzo secolo, ha tradizionalmente segnato l'agenda delle novità statunitensi.
 

Stefano Latini
pubblicato Lunedì 22 Marzo 2010

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