Dal mondo
Scambio di azioni, la Spagna
sotto la lente dell'Unione europea
Nel mirino il trattamento fiscale delle plusvalenze che per la Commissione Ue è contrario alla direttiva fusione
bandiera della spagna

La Commissione europea ha ufficialmente chiesto alla Spagna di modificare le disposizioni normative sull'imposizione delle plusvalenze risultanti dallo scambio di azioni. La commissione Ue giudica la normativa nazionale contraria alle disposizioni della direttiva fusione e, soprattutto, ritiene che le disposizioni interne ostino con alcuni principi cardine dell'ordinamento comunitario, ovvero la libertà di stabilimento e la libera circolazione di capitali. In Spagna, infatti, le plusvalenze derivanti dallo scambio di azioni beneficiano di un regime di favore se la società acquirente risulta residente nel territorio nazionale, mentre le stesse agevolazioni non sono riconosciute se la società che pone in essere le suddette operazioni di acquisto è fiscalmente domiciliata in un altro Paese dell'Unione europea. L'avviso motivato indirizzato alle autorità spagnole consente alla Spagna di presentare le proprie memorie difensive entro il termine di due mesi dal ricevimento della stessa comunicazione. In assenza di risposte esaustive, invece, la Commissione potrà far ricorso all'intervento chiarificatore della Corte di Giustizia europea.

La normativa nazionale
Lo scambio di azioni è un'operazione aziendale per mezzo della quale una società acquisisce una partecipazione in un'altra compagine aziendale, pari o superiore alla maggioranza dei voti in essa esercitabili, emettendo, in contropartita, delle nuove azioni che vengono distribuite agli azionisti di quest'ultimo soggetto giuridico. La normativa spagnola a tal proposito prevede che nell'ipotesi in cui la società acquirente risiede in Spagna è possibile rinviare agli esercizi futuri la tassazione delle plusvalenze scaturenti da tale operazione. Qualora invece la maggioranza degli azionisti non risultino domiciliati fiscalmente in Spagna e le quote azionarie ad essi attribuite sono rappresentative del capitale di una società non residente in Spagna, le relative plusvalenze originate sono assoggettate a tassazione immediatamente al momento dello scambio. Le autorità spagnole giustificano tale disparità di trattamento con la necessità di garantire una tassazione effettiva qualora la società acquirente risulti situata all'estero.

Le accuse della Commissione
Per la Commissione la normativa spagnola sullo scambio di azioni osta con alcuni principi cardine dell'ordinamento comunitario, nonché con le disposizioni  dettate dalla direttiva europea n. 90/434/CEE meglio conosciuta come "direttiva fusione". La Commissione, infatti, ritiene che il diverso regime di tassazione previsto a seconda del domicilio fiscale degli azionisti e del soggetto acquirente sia contrario ai principi della libertà di stabilimento e della libera circolazione di capitali previsti, rispettivamente, dagli articoli 43 e 56 del Trattato Cee. Come sottolineato dai commissari europei, infatti, gli azionisti subiscono un diverso trattamento a seconda che le azioni da essi acquisite siano riconducibili a società residenti in Spagna o domiciliate fiscalmente in un altro Paese dell'Unione europea e, conseguentemente, sono disincentivati a partecipare al capitale di una società non avente la propria sede nello Stato iberico in esame.

 

Gianluca De Zarlo
pubblicato Lunedì 13 Luglio 2009

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