Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 20:23
Dal mondo
Se televisione fa rima con lotta all’evasione
Nel Regno Unito si punta sugli spot per arginare l’evasione mentre negli Usa debutta la taglia per smascherare le frodi sull'imposta di proprietà
Nel territorio di Sua Maestà britannica debutta in questi giorni lo spot televisivo dell’anno antievasione, costato 1,7 milioni di sterline all’Agenzia delle Entrate made in Britain, ed è già operativa una speciale hotline che permette di segnalare gli evasori al Fisco. Negli Usa, e in particolare nella città di San Francisco, è invece entrata in vigore una nuova legge che impone una taglia di ben 500 mila dollari a chi svela i nomi di chi non paga l’imposta di proprietà.
Prosegue, naturalmente tra le polemiche condite da un pizzico di stupore, l’intensa campagna pubblicitaria lanciata recentemente dall’Amministrazione tributaria britannica con l’obiettivo, ripetutamente sbandierato, di frenare la corsa dell’evasione che, in coincidenza con la ripresa economica registrata nel corso degli anni ’80, quando la Lady di ferro era al timone del Paese, ha costantemente e progressivamente sottratto risorse ingenti alle casse dell’Erario riducendo in maniera significativa le somme destinate annualmente a rinvigorire i conti pubblici britannici. Il risultato? Welfare in affanno, servizi sociali alla ricerca di finanziamenti continui ed introvabili e rallentamento del passo sostenuto dall’economia.
I numeri dell’evasione made in Britain
Per quanto riguarda la taglia del gap annuale tra le entrate fiscali attese e l’incasso effettivamente realizzato dell’erario di Sua Maestà, l’Inland Revenue, ovvero, l’Agenzia delle Entrate britannica, non sembra avere le idee molto chiare in proposito. Infatti, l’unica certezza, peraltro più volte ribadita dai responsabili dell’Amministrazione tributaria, consiste nell’indicare la corsa dell’evasione fiscale e l’estendersi del numero degli evasori come un fenomeno in rapida e, fino ad oggi, inarrestabile crescita. In particolare, riguardo ai numeri è stato diffuso recentemente quello relativo alla scarsa propensione esibita dai contribuenti facoltosi in materia di versamento di tasse e imposte. In pratica, i ricchi sudditi della Corona, alcune centinaia di migliaia, evadono ogni anno, secondo le ultime stime, una somma pari a 10 miliardi di sterline, circa 15 miliardi di euro. A questo dato, ripetono gli ispettori del Fisco made in Britain, si deve aggiungere sul versante delle imposte indirette l’estendersi di pratiche che, nel corso degli ultimi anni, hanno interessato almeno 75 miliardi di sterline (circa 110 miliardi di euro) che sono sfuggiti all’Erario in quanto un numero considerevole di esercenti, operatori economici, soprattutto piccoli imprenditori e professionisti, e di lavoratori dipendenti, hanno oramai assimilato la pratica antifiscale di non emettere fatture per i servizi resi, non chiedere scontrini per i beni acquistati, e non rilasciare specifici cedolini per i pagamenti erogati ai lavoratori che operano sul pianeta della flessibilità. Insomma, lo spettro del Fisco britannico è quello di dover presto far fronte a un fenomeno incontrollato che drena già decine di miliardi di sterline al di fuori del capitolo relativo alle risorse pubbliche disponibili.
Gli spot televisivi come antidoto per battere l’evasione record
Proprio per far fronte al boom da primato relativo ai mancati versamenti di imposte e tasse registrato nel corso degli ultimi anni, il Fisco britannico ha deciso di lanciare una campagna antievasione davvero innovativa. Infatti, si tratta di una iniziativa che ha previsto la realizzazione di spot pubblicitari che da qualche giorno compaiono su radio, giornali e perfino sugli schermi di milioni di televisori. Naturalmente, l’obiettivo della campagna televisiva è dissuadere il contribuente inglese dal dribblare il Fisco e, anzi, invitare i molti onesti ad alzare rapidamente la cornetta del telefono, a chiamare uno speciale numero, una vera e propria hotline gestita dall’Amministrazione fiscale, e a rivelare all’operatore nome e cognome di chi evade, riportando le coordinate del presunto evasore.
Costi, profilo e risultati della campagna televisiva
L’iniziativa, che si propone di ricondurre gli evasori britannici all’interno dei confini fiscali, è costata all’erario di Sua Maestà 1,7 milioni di sterline, circa 2,5 milioni di euro. In pratica, la scena dello spot televisivo si svolge all’interno di un tipico pub inglese. E’ qui, di fronte alla tradizionale pinta di birra, che il contribuente, protagonista della scena, rivela la sua predisposizione ad evadere con queste parole "Pagare le imposte? Nah…". E poi continua illustrando all’amico come dribblare il Fisco. I risultati di questa pubblicità antievasione e delle altre iniziative che hanno interessato anche radio e giornali, hanno già prodotto risultati piuttosto evidenti. Infatti la hotline è stata presa d’assalto e migliaia sono le chiamate che si riversano sulle orecchie e le penne degli operatori. Ma il dato che ha destato maggiore curiosità riguarda i profili peculiari degli evasori segnalati e dei contribuenti che hanno deciso di alzare la cornetta del telefono contribuendo a individuarli. Infatti, molti dei cittadini che chiamano la hotline antievasione sono operatori economici che rivelano agli ispettori del Fisco come i loro competitors, ovvero, altri attori che si muovono nei medesimi settori nei quali si scompone il mercato privato, siano soliti evadere il fisco assicurandosi un tasso maggiore di competitività oltrepassando però il limite imposto dalle regole. E’ soprattutto per questa ragione che la campagna televisiva realizzata dell’Inland Revenue è stata apertamente criticata dai rappresentanti di numerose categorie.
Negli Usa è pronta la taglia per chi denuncia l’evasore
Se a Londra va di moda lo spot televisivo antievasione, ed è già operativa una speciale hotline per canalizzare le segnalazioni dei cittadini che non sono più disposti a tollerare che l’evasore la faccia franca, negli Stati Uniti, non a livello federale ma per quanto riguarda la città di San Francisco, è già pronta una taglia, fino a 500 mila dollari, circa 400 mila euro, per il cittadino che rivela agli ispettori del Fisco locale le coordinate del contribuente che ha violato le norme sui tributi che regolano il versamento dell’imposta di proprietà. Dunque, nel caso del bounty killer in salsa fiscale, la taglia si applica esclusivamente in relazione alla denuncia dell’evasore che ha dribblato il Fisco non versando l’imposta di proprietà dovuta. L’eccezionalità di questa norma, già entrata in vigore, riguarda sia il campo particolare sulla quale si applica, ovvero il mercato delle vendite immobiliari, che la singolarità dell’imposta evasa oggetto della taglia. Infatti la ricompensa che spetta a chi denuncia questa tipologia di evasore è stata originata dal boom recente dell’evasione fiscale legata alla bolla speculativa che ha interessato, nel corso degli ultimi anni, il mercato delle compravendite immobiliari e che ha avuto come protagonisti un numero limitato di grandi investitori che hanno orientato grandi ricchezze sul business del mattone. Al riguardo la prassi diffusa di non dichiarare né regolarizzare secondo quanto richiesto dalle leggi in vigore i passaggi cospicui di migliaia di proprietà, ha finito per arrecare all’Erario della città centinaia di milioni di dollari di perdite nel gettito annuale. Risultato, le autorità cittadine, che nel 2005 hanno contabilizzato entrate complessive per oltre 1 miliardo di dollari, hanno deciso di arrestare le speculazioni che hanno avuto come luogo prediletto il mercato delle compravendite di immobili, garantendo una ricompensa di ben 500 mila dollari a chi contribuirà a ridurre la taglia del fenomeno e, per effetto indiretto, a risanare le finanze della nota città californiana. Insomma niente più evasione sulle strade di san Francisco? Chissà.
Nel territorio di Sua Maestà britannica debutta in questi giorni lo spot televisivo dell’anno antievasione, costato 1,7 milioni di sterline all’Agenzia delle Entrate made in Britain, ed è già operativa una speciale hotline che permette di segnalare gli evasori al Fisco. Negli Usa, e in particolare nella città di San Francisco, è invece entrata in vigore una nuova legge che impone una taglia di ben 500 mila dollari a chi svela i nomi di chi non paga l’imposta di proprietà.Prosegue, naturalmente tra le polemiche condite da un pizzico di stupore, l’intensa campagna pubblicitaria lanciata recentemente dall’Amministrazione tributaria britannica con l’obiettivo, ripetutamente sbandierato, di frenare la corsa dell’evasione che, in coincidenza con la ripresa economica registrata nel corso degli anni ’80, quando la Lady di ferro era al timone del Paese, ha costantemente e progressivamente sottratto risorse ingenti alle casse dell’Erario riducendo in maniera significativa le somme destinate annualmente a rinvigorire i conti pubblici britannici. Il risultato? Welfare in affanno, servizi sociali alla ricerca di finanziamenti continui ed introvabili e rallentamento del passo sostenuto dall’economia.
I numeri dell’evasione made in Britain
Per quanto riguarda la taglia del gap annuale tra le entrate fiscali attese e l’incasso effettivamente realizzato dell’erario di Sua Maestà, l’Inland Revenue, ovvero, l’Agenzia delle Entrate britannica, non sembra avere le idee molto chiare in proposito. Infatti, l’unica certezza, peraltro più volte ribadita dai responsabili dell’Amministrazione tributaria, consiste nell’indicare la corsa dell’evasione fiscale e l’estendersi del numero degli evasori come un fenomeno in rapida e, fino ad oggi, inarrestabile crescita. In particolare, riguardo ai numeri è stato diffuso recentemente quello relativo alla scarsa propensione esibita dai contribuenti facoltosi in materia di versamento di tasse e imposte. In pratica, i ricchi sudditi della Corona, alcune centinaia di migliaia, evadono ogni anno, secondo le ultime stime, una somma pari a 10 miliardi di sterline, circa 15 miliardi di euro. A questo dato, ripetono gli ispettori del Fisco made in Britain, si deve aggiungere sul versante delle imposte indirette l’estendersi di pratiche che, nel corso degli ultimi anni, hanno interessato almeno 75 miliardi di sterline (circa 110 miliardi di euro) che sono sfuggiti all’Erario in quanto un numero considerevole di esercenti, operatori economici, soprattutto piccoli imprenditori e professionisti, e di lavoratori dipendenti, hanno oramai assimilato la pratica antifiscale di non emettere fatture per i servizi resi, non chiedere scontrini per i beni acquistati, e non rilasciare specifici cedolini per i pagamenti erogati ai lavoratori che operano sul pianeta della flessibilità. Insomma, lo spettro del Fisco britannico è quello di dover presto far fronte a un fenomeno incontrollato che drena già decine di miliardi di sterline al di fuori del capitolo relativo alle risorse pubbliche disponibili.
Gli spot televisivi come antidoto per battere l’evasione record
Proprio per far fronte al boom da primato relativo ai mancati versamenti di imposte e tasse registrato nel corso degli ultimi anni, il Fisco britannico ha deciso di lanciare una campagna antievasione davvero innovativa. Infatti, si tratta di una iniziativa che ha previsto la realizzazione di spot pubblicitari che da qualche giorno compaiono su radio, giornali e perfino sugli schermi di milioni di televisori. Naturalmente, l’obiettivo della campagna televisiva è dissuadere il contribuente inglese dal dribblare il Fisco e, anzi, invitare i molti onesti ad alzare rapidamente la cornetta del telefono, a chiamare uno speciale numero, una vera e propria hotline gestita dall’Amministrazione fiscale, e a rivelare all’operatore nome e cognome di chi evade, riportando le coordinate del presunto evasore.
Costi, profilo e risultati della campagna televisiva
L’iniziativa, che si propone di ricondurre gli evasori britannici all’interno dei confini fiscali, è costata all’erario di Sua Maestà 1,7 milioni di sterline, circa 2,5 milioni di euro. In pratica, la scena dello spot televisivo si svolge all’interno di un tipico pub inglese. E’ qui, di fronte alla tradizionale pinta di birra, che il contribuente, protagonista della scena, rivela la sua predisposizione ad evadere con queste parole "Pagare le imposte? Nah…". E poi continua illustrando all’amico come dribblare il Fisco. I risultati di questa pubblicità antievasione e delle altre iniziative che hanno interessato anche radio e giornali, hanno già prodotto risultati piuttosto evidenti. Infatti la hotline è stata presa d’assalto e migliaia sono le chiamate che si riversano sulle orecchie e le penne degli operatori. Ma il dato che ha destato maggiore curiosità riguarda i profili peculiari degli evasori segnalati e dei contribuenti che hanno deciso di alzare la cornetta del telefono contribuendo a individuarli. Infatti, molti dei cittadini che chiamano la hotline antievasione sono operatori economici che rivelano agli ispettori del Fisco come i loro competitors, ovvero, altri attori che si muovono nei medesimi settori nei quali si scompone il mercato privato, siano soliti evadere il fisco assicurandosi un tasso maggiore di competitività oltrepassando però il limite imposto dalle regole. E’ soprattutto per questa ragione che la campagna televisiva realizzata dell’Inland Revenue è stata apertamente criticata dai rappresentanti di numerose categorie.
Negli Usa è pronta la taglia per chi denuncia l’evasore
Se a Londra va di moda lo spot televisivo antievasione, ed è già operativa una speciale hotline per canalizzare le segnalazioni dei cittadini che non sono più disposti a tollerare che l’evasore la faccia franca, negli Stati Uniti, non a livello federale ma per quanto riguarda la città di San Francisco, è già pronta una taglia, fino a 500 mila dollari, circa 400 mila euro, per il cittadino che rivela agli ispettori del Fisco locale le coordinate del contribuente che ha violato le norme sui tributi che regolano il versamento dell’imposta di proprietà. Dunque, nel caso del bounty killer in salsa fiscale, la taglia si applica esclusivamente in relazione alla denuncia dell’evasore che ha dribblato il Fisco non versando l’imposta di proprietà dovuta. L’eccezionalità di questa norma, già entrata in vigore, riguarda sia il campo particolare sulla quale si applica, ovvero il mercato delle vendite immobiliari, che la singolarità dell’imposta evasa oggetto della taglia. Infatti la ricompensa che spetta a chi denuncia questa tipologia di evasore è stata originata dal boom recente dell’evasione fiscale legata alla bolla speculativa che ha interessato, nel corso degli ultimi anni, il mercato delle compravendite immobiliari e che ha avuto come protagonisti un numero limitato di grandi investitori che hanno orientato grandi ricchezze sul business del mattone. Al riguardo la prassi diffusa di non dichiarare né regolarizzare secondo quanto richiesto dalle leggi in vigore i passaggi cospicui di migliaia di proprietà, ha finito per arrecare all’Erario della città centinaia di milioni di dollari di perdite nel gettito annuale. Risultato, le autorità cittadine, che nel 2005 hanno contabilizzato entrate complessive per oltre 1 miliardo di dollari, hanno deciso di arrestare le speculazioni che hanno avuto come luogo prediletto il mercato delle compravendite di immobili, garantendo una ricompensa di ben 500 mila dollari a chi contribuirà a ridurre la taglia del fenomeno e, per effetto indiretto, a risanare le finanze della nota città californiana. Insomma niente più evasione sulle strade di san Francisco? Chissà.
Stefano Latini
pubblicato Martedì 14 Marzo 2006
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