all'Italia il premio comunitario
Arriva in casa Italia il Solvit Business Award 2009. Al Belpaese è stato attribuito l'ambito riconoscimento che premia la soluzione di tutti quei problemi causati dalla non corretta applicazione delle norme sul mercato interno da parte delle Amministrazioni pubbliche. Un risultato in linea con i positivi riscontri ottenuti nel patrocinio dei diritti fondamentali sanciti dalla normativa comunitaria. Insieme a Spagna, Germania, Regno Unito e Francia, il Centro italiano Solvit ha registrato (cfr. articolo) nel 2008 il maggior numero di casi trattati con un tasso positivo di risoluzione dei reclami di circa l'88 per cento superiore alla media comunitaria e al settimo posto tra tutti i 30 centri presenti.
Un servizio in crescita
Secondo statistiche ufficiali alla fine del mese di luglio i casi affrontati dai centri Solvit europei hanno superato la soglia di 1400 reclami, con un incremento del 68% nell'ultimo anno. Un incremento dovuto soprattutto ai cittadini a cui si deve la presentazione del 90% delle rimostranze all'esame del Solvit. La crescita del numero di persone che, tra luglio dello scorso anno e luglio di questo, si sono appellate al Solvit è stata del 76% contro il 25% delle imprese. Una nota di rilievo in linea con uno studio elaborato dalla Commissione europea, secondo cui l'80% delle 440 imprese intervistate non ha mai sentito parlare del Solvit. Il risultato la dice lunga sul grado di conoscenza di uno strumento che, nei fatti, si è dimostrato capace di trovare soluzioni a problemi entro dieci giorni dalla presentazione della segnalazione.
Il meccanismo di funzionamento
La disamina iniziale del problema è affidata al Centro Solvit nazionale o associato al termine di un processo che parte sulla spinta del singolo, cittadino o impresa. Nel caso in cui la richiesta superi un primo esame di validità, il centro Solvit di partenza provvede a inserire il caso trasmesso nel database Solvit. Da qui in automatico scatta la trasmissione con invio al Centro Solvit di destinazione del Paese in cui il problema si è verificato (c.d capofila). Al centro Solvit capofila spetta il compito di accettare o meno il caso presentato entro sette giorni e, in caso positivo, si impegna ad affrontare e risolvere il problema nel termine di dieci settimane. Per tutto il periodo dell'indagine i due centri Solvit (di partenza e capofila) restano in contatto e l'interessato è regolarmente informato sull'evolversi del procedimento.
L'importanza dell'attività svolta dal Solvit italiano
Il riconoscimento premia l'impegno svolto in favore della soluzione del maggior numero di casi presentati dalle imprese. In particolare, attraverso l'implementazione di una serie di strumenti diretti a dirimere le controversie in ambito Iva e, più in generale, delle questioni che riguardano la fiscalità d'impresa. Un ambito questo che ha registrato un presenza significativa da parte di altri Stati dell'Unione europea. Non può essere sottovalutata la più generale definizione delle problematiche di natura civilistica di cui sono portatori gli operatori e anche i semplici cittadini dell'Unione nei rapporti con il nostro Paese. Aderendo all'appello della Commissione europea, impegnata nel rafforzamento della presenza del Solvit nell'ambito delle imprese attraverso una presenza maggiore sui siti web, partnership con organizzazioni di settore e cooperazione con le altre istituzioni europee, il Centro italiano ha implementato il proprio ruolo negli ultimi mesi eguagliando l'importanza assunta dalle pronunce di Svezia, Olanda e Germania che hanno registrato una presenza pari al 40%.
Casi concreti: imprese e diritti dei cittadini
Tra le problematiche degne di menzione ai fini della premiazione occupa un ruolo di rilievo quella riguardante le pratiche di rimborso dell'Iva a soggetti non residenti (ottava direttiva Cee (79/1072/Cee) e della tredicesima direttiva Cee (86/560/Cee) secondo cui gli operatori economici residenti negli Stati membri della Ue ed extra Ue (Svizzera e Norvegia) possono richiedere (articolo 38 ter del Dpr 633/72) il rimborso dell'Iva addebitata in relazione agli acquisti e importazioni di beni mobili e/o di prestazioni di servizi.
Svezia e fisco italiano
In concreto l'intervento del Solvit ha consentito la definizione di un tortuoso iter procedurale tra un'impresa svedese e l'Amministrazione fiscale italiana. In coerenza con il ruolo istituzionale, l'attivazione dell'organismo ha inibito l'infruttuoso protrarsi del contraddittorio attivato dalla ditta svedese rivoltasi al centro omologo presente in Svezia che, come da protocollo regolamentare, ha coinvolto quello operativo in Italia. Il motivo del contenzioso risiedeva nel fatto che la ditta aveva chiesto e ottenuto il rimborso dell'Iva senza però vedersi restituita la documentazione in originale presentata al fisco italiano. La direttiva stabilisce che il rimborso debba avvenire entro sei mesi dalla data di presentazione della richiesta. Nel caso della ditta svedese, il fisco italiano aveva rispettato i tempi nel procedere al versamento della somma dovuta ma non aveva provveduto al rimborso, all'invio di una comunicazione formale e alla restituzione delle fatture. Rivolgendosi al Solvit ad inizio settembre scorso, la ditta ha ottenuto la documentazione il 30 settembre.
Gli altri casi affrontati
Per completezza espositiva si ritiene opportuno riportare, anche se non di pertinenza fiscale, anche la posizione assunta dal Solvit in ambito rigorosamente civilistico nella soluzione di problemi connessi all'iscrizione del doppio cognome nei registri civili tenuti dalle anagrafi dei Comuni.
Il caso risolto riguarda il figlio di un cittadino lituano e una cittadina italiana residenti in Olanda titolari di doppio cognome, regolarmente registrato presso l'ufficio anagrafico olandese che avevano chiesto al Consolato italiano il passaporto italiano. Poichè il passaporto rilasciato dalle autorità italiane conteneva soltanto il cognome del padre, i familiari si sono rivolti alla rete Solvit per ottenere il riconoscimento del doppio cognome.
Il centro Solvit italiano è intervenuto sia presso il ministero degli Interni che, facendo appello al Comune che aveva applicato la normativa vigente al momento della trascrizione dell'atto di nascita del figlio del richiedente (articolo 98 comma 2 del Dpr 396/2000), attribuendo d'ufficio il solo cognome paterno. L'intervento del Solvit ha favorito la pubblicazione di una guida del ministero degli Interni sul "Regolamento dello stato civile" che permette all'ufficiale di stato civile di correggere il cognome del minore, ripristinando il cognome originariamente attribuito alla nascita. In attuazione di quanto indicato nel regolamento, i genitori possono presentare ricorso al Tribunale oppure inviare una richiesta indirizzata al servizio anagrafico del Comune interessato per effettuare la correzione.
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