Dal mondo
Stati Uniti, le Isole Vergini
consegnano i dati offshore
A rischio mezzo milione di società estere. Niente riservatezza contabile. Da oggi se Washington chiede l'offshore risponde
washington

Offshore on demand, è il nuovo modello fiscal-finanziario adottato da Washington. Come funziona? Semplice, anzi, immediato. I Governatori della Federal Reserve o i responsabili di diversi organi e istituti federali cui spetta il controllo del sistema finanziario e bancario statunitense richiedono informazioni, relative a un certo soggetto, banca, istituto di credito o azienda, alla Commissione Finanziaria delle Isole Vergini Britanniche che, in via diretta e possibilmente immediata, risponde, fornendo report, sintesi, analisi e dati riferibili all'interessato al centro dello scambio d'informazioni.
Insomma niente riservatezza, nessun totem riservato alla privacy e, soprattutto, stop alle lunghe attese. In pratica, è questo il contenuto dell'accordo, sorta di gentleman agreement, raggiunto in questi giorni tra le autorità che regolano il sistema finanziario Usa e la controparte che opera all'interno delle Isole Vergini Britanniche.

Mezzo milione di aziende estere sono avvisate - L'accordo è destinato, in via prevalente, se non esclusiva, a quasi 500mila tra società e banche estere che, nel corso del ventennio passato, hanno optato per registrasi o aprire sportelli dedicati e uffici all'interno della giurisdizione, nota per la bassa tassazione praticata e, in particolare, per l'assenza di norme e misure restrittive di controllo sul versante delle transazioni. Si tratta, quindi, d'un vero e proprio avviso ai naviganti che, osservando le reazioni piccate dei diretti interessati, ha già prodotto una lunga onda di dubbi accompagnati da timori contabili. Per comprenderne il senso è sufficiente passare in rassegna i contenuti alla base dell'intesa raggiunta.

Un supercontrollore gestirà le relazioni pericolose con l'offshore - Il flusso, i volumi e gli scambi saranno tutti gestiti da un supercontrollore istituito ad hoc dalle autorità competenti. Innanzitutto ogni singola azienda o banca e istituto di credito, assicurazioni incluse, che intenda registrarsi sulla piazza offshore delle Isole Vergini Britanniche, dovrà superare un controllo a due vie, sia da parte del supervisore statunitense che seguirà nelle diverse fasi il processo di registrazione sia della Commissione finanziaria delle Isole Vergini Britanniche. Il profilo, per esempio d'una banca, sarà passato al vaglio dei detective della finanza e del fisco statunitense. È in questa fase che il primo scambio d'informazioni tra Isole Vergini Britanniche e Stati Uniti avrà inizio, per poi proseguire nel tempo in parallelo con la permanenza della società o della banca nella giurisdizione offshore. Nessun limite riguardo ai dati e ai contenuti delle informazioni che potranno essere oggetto di scambio e approfondimento. Dunque nessuna condizione di riservatezza potrà essere rivendicata o opposta. E il segreto bancario? Facile da dribblare essendo le richieste riferibili a ogni singolo aspetto dell'interessato.

E la crisi? - È stata avvertita anche tra le 60 isole che, insieme, costituiscono il territorio delle Isole Vergini Britanniche, autonomo ma non indipendente, quindi, ancora legato alla Corona britannica. Il dato che indica l'impatto della crisi riguarda il numero delle aziende che, ogni anno, scelgono la giurisdizione per registrarsi e dar corso alle rispettive attività. Nel 2007 vi fu il picco record, ben 75mila aziende estere aprirono un ufficio e una casella di posta elettronica sulla piazza offshore delle Isole Vergini britanniche. Nel 2008, la prima flessione, 60mila, - 20%. Il fondo s'è sfiorato nel 2009 quando il numero delle nuove incorporazioni è sceso ulteriormente a 48mila. Comunque, nel complesso le società e le banche che operano all'interno della giurisdizione sono oltre 400mila, 420mila per l'esattezza. Un numero sorprendente, infatti, i residenti sono meno di 30mila, ed è difficile ritenerli multi-imprenditori o pluri-manger. Eppure il flusso delle società con rotta sulle Isole Vergini britanniche non sembra destinato a esaurirsi. Del resto, sono oltre 3mila i diversi fondi d'investimento disponibili su piazza, con una dotazione superiore ai 60miliardi di dollari. Numeri questi ufficiali, quindi, da intendersi come stime minime. Peraltro è proprio in direzione del business dei fondi d'investimento che Washington sembra realmente intenzionata a incidere, riconducendoli di fatto sotto controllo.
 

Stefano Latini
pubblicato Martedì 13 Luglio 2010

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