che presenta pro e contro
Affidabile, redditizia, resiste alla congiuntura e alla crisi. È un' imposta sulle imprese, la sua corretta riscossione causa un elevato onere amministrativo e grava in eguale misura su tutti i consumatori indipendentemente dalla capacità economica. Sono i principali aggettivi utilizzati dal presidente della Confederazione elvetica Hans-Rudolf Merz, per definire gli aspetti positivi e negativi dell'imposta sul valore aggiunto. L'occasione offerta dalla conferenza stampa, High Level Conference on Value Added Taxes, organizzata oggi dall'Ocse e dalla Svizzera, nella ricorrenza del 10° anniversario del gruppo di lavoro dell'organizzazione con sede a Parigi.
Obiettivo del meeting, a cui partecipano esperti provenienti da 30 Stati diversi, è confrontarsi sulla futura impostazione di questa fonte di entrate alla luce della crisi finanziaria e delle sue ripercussioni sulle finanze pubbliche.
Gli aspetti positivi dell'imposta
Nella media dei Paesi membri Ocse, ha sottolineato Merz nel discorso di apertura, l'imposta sul valore aggiunto contribuisce nella misura del 20 per cento circa alle entrate fiscali; in Svizzera oltre il 30 per cento e questo con una aliquota normale di dimensioni ridotte del 7,6 per cento. Tra i vantaggi dell'imposta indicati dal presidente della Confederazione vi è che non grava direttamente sulle imprese, e, di conseguenza, è preferita alle imposte dirette, che invece hanno conseguenze sul risultato aziendale. Inoltre l'imposta è riscossa dalle imprese e ciò la rende interessante per le autorità fiscali che possono mantenere bassi i costi amministrativi dello Stato.
Gli aspetti negativi
Uno degli aspetti negativi è che l'Iva, almeno in parte, costituisce un'imposta sulle imprese. In Svizzera, ad esempio, soltanto i due terzi circa dell'imposta sono trasferiti ai consumatori mentre il resto grava sulle imprese. Un altro aspetto di rilievo è che la sua corretta riscossione produce un elevato onere amministrativo sulle imprese soggette all'imposta. E anche questo aspetto finisce per incidere sull'economia. Infine è un'imposta che pesa in eguale misura su tutti i consumatori indipendentemente dalla capacità economica. La questione, ha ricordato Merz, è particolarmente delicata quando si fa riferimento ai bisogni fondamentali delle persone, ad esempio per i beni di prima necessità. L'introduzione di misure correttive come le aliquote ridotte o le esclusioni dall'imposta non sono soluzioni valide perché, oltre a complicare ulteriormente il sistema, sono poco mirate e, in parte, determinano un effetto controproducente.
Un tema attuale per la Confederazione elvetica
Il tema dell'Iva è particolarmente importante per la Svizzera per due motivi. Il primo è legato al fatto che le autorità fiscali stanno lavorando a un'ampia revisione del meccanismo. L'obiettivo è la semplificazione che permetterà di minimizzare l'onere amministrativo per le imprese e lo Stato. Il secondo è la previsione di introdurre un'aliquota unica del 6,1%. Il Parlamento elvetico, ha ricordato Merz, ha compiuto all'inizio dell'estate i primi importanti passi. La parte più ampia della riforma, ancora all'esame del Parlamento, punta invece ad abolire il maggior numero di eccezioni all'imposta.
Uno sguardo al federalismo
Merz ha anche soffermato la propria attenzione sulle caratteristiche principali del federalismo elvetico in funzione Iva. In particolare il ruolo dei ventisei Cantoni a cui viene attribuita la più ampia autonomia anche nella politica finanziaria e fiscale. A ognuno è attribuita la responsabilità della politica finanziaria ma anche la possibilità di stabilire liberamente l'ammontare delle imposte. La concorrenza fiscale, ha ricordato Merz, "obbliga l'ente pubblico a impiegare i fondi in modo responsabile ed economico".
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