Dal mondo
Ue: dal Consiglio il via libera
alla direttiva sui fondi comunitari
La normativa costituirà inoltre una parte importante del diritto applicato dalla futura Procura europea
consiglio ue
Il Consiglio adotta nuove norme per una migliore tutela delle finanze comunitarie. Il 25 aprile scorso, infatti, il Consiglio ha adottato la direttiva sulla tutela degli interessi finanziari dell'Ue (direttiva PIF) che consentirà di perseguire e sanzionare più efficacemente i reati contro le finanze europee e facilitare il recupero dei fondi comunitari indebitamente utilizzati. Le norme comuni adottate si pongono l’obiettivo di garantire condizioni di parità e migliorare le indagini e le azioni penali in tutta l'Unione europea.
 
Cosa prevede la direttiva
La direttiva costituirà inoltre una parte importante del diritto che dovrà essere applicato dalla futura Procura europea (EPPO) la cui creazione richiede una cooperazione rafforzata attuata da un determinato numero di Stati membri.
La direttiva prevede definizioni comuni per una serie di reati a danno del bilancio dell'UE, tra cui i casi di frode e altri reati connessi come la corruzione attiva e passiva, l'appropriazione indebita di fondi, il riciclaggio di denaro, ecc. Nell'ambito di applicazione della direttiva rientreranno anche i casi gravi di frode Iva transfrontaliera, ove sia superata la soglia di 10 milioni di euro. Il testo introduce infine norme minime sui termini di prescrizione entro cui devono essere svolte le indagini e avviate le azioni giudiziarie, nonché sulle sanzioni, incluse le pene detentive per i casi più gravi. La tutela degli interessi finanziari dell'Unione richiede una definizione comune di frode che rientri nell'ambito di applicazione della presente direttiva, che dovrebbe ricomprendere la condotta fraudolenta dal lato delle entrate, delle spese e dei beni ai danni del bilancio generale dell'Unione europea ("bilancio dell'Unione"), comprese operazioni finanziarie quali l'assunzione e l'erogazione di prestiti.
 
Le forme più gravi di frode dell'Iva
La nozione di reati gravi contro il sistema comune dell'imposta sul valore aggiunto Iva istituito dalla direttiva 2006/112/CE del Consiglio fa riferimento alle forme più gravi di frode dell'Iva, in particolare la frode carosello, la frode dell'Iva dell'operatore inadempiente e la frode dell'Iva commessa nell'ambito di un'organizzazione criminale, che creano serie minacce per il sistema comune dell'imposta e, di conseguenza, per il bilancio dell'Unione. I reati contro il sistema comune dell'Iva dovrebbero essere considerati gravi qualora siano connessi al territorio di due o più Stati membri, derivino da un sistema fraudolento per cui tali reati sono commessi in maniera strutturata allo scopo di ottenere indebiti vantaggi dal sistema comune dell'Iva e il danno complessivo causato dai reati sia almeno pari a 10 milioni di euro. Il danno complessivo si riferisce al danno stimato che derivi dall'intero sistema fraudolento, sia per gli interessi finanziari degli Stati membri interessati sia per l'Unione, escludendo interessi e sanzioni.
Le sanzioni per le persone fisiche dovrebbero prevedere, in alcuni casi, una pena massima di almeno quattro anni di reclusione. Tra questi casi dovrebbero essere ricompresi almeno quelli in cui siano stati arrecati danni o ottenuti vantaggi considerevoli, presumendo considerevoli i danni o i vantaggi per un valore superiore a 100mila euro.
 
Le tappe della direttiva
Il 12 luglio 2012 la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva relativa alla protezione degli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale. L'8 giugno 2013 il Consiglio ha concordato un orientamento generale, dando così alla presidenza il mandato di avviare trattative con il Parlamento europeo. Ad aprile 2014 il Parlamento europeo ha adottato il suo parere in prima lettura sul progetto di direttiva. Il 12 gennaio di quest’anno il Parlamento europeo, a livello di commissione per il controllo dei bilanci (CONT) e di commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), ha confermato un accordo sul testo di compromesso derivante dai negoziati in sede di trattative. Nella sessione del 7 febbraio 2017 il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sul progetto di direttiva. Il 25 aprile scorso il Consiglio ha adottato la sua posizione in prima lettura che è pienamente in linea con il testo di compromesso della direttiva concordato durante i negoziati informali tra il Consiglio e il Parlamento europeo. Una volta votata dal Parlamento, la direttiva sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e gli Stati membri disporranno di 24 mesi per applicarne le disposizioni a livello nazionale.
 
Claudia Scardino
pubblicato Venerdì 16 Giugno 2017

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