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Ue e web tax: in rete le opinioni
su Fisco ed economia digitale
La Commissione europea ha diffuso l’esito della consultazione sulla tassazione equa delle compravendite online.
commissione europea
La Commissione europea ha reso disponibili online i pareri su come l’Ue possa garantire una tassazione equa e favorevole alla crescita dell’economia digitale, raccolti con la consultazione pubblica lanciata lo scorso 26 ottobre e conclusa il 3 gennaio di quest’anno.
L’economia digitale è una realtà in costante crescita, che apre nuove opportunità, ma pone anche nuove sfide per evitare distorsioni e abusi. Risulta, quindi, fondamentale, dotarsi di nuove regole, soprattutto per quanto riguarda la tassazione delle transazioni e dei guadagni derivanti dalle attività del mercato digitale. L’indagine mette in risalto come la maggioranza delle parti interessate sia favorevole a una discussione internazionale. Ben 446 risposte sono state ricevute da parte di privati, imprese, associazioni commerciali, consulenti, organizzazioni della società civile, istituzioni accademiche e organizzazioni internazionali, la maggior parte degli intervistati ha sede in Spagna, Germania, Italia, Belgio e Regno Unito.
La consultazione pubblica fornisce all’Unione europea una panoramica relativa alla tassazione dell’economia digitale prima della presentazione di una proposta entro la fine di marzo, una proposta che “creerà un consenso e un elettroshock”, secondo il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Riformare le attuali norme internazionali per tassare l’economia digitale
La stragrande maggioranza dei soggetti che hanno partecipato alla consultazione (82%) ha convenuto sulla necessità di un’azione per riformare le attuali norme internazionali per la tassazione dell’economia digitale. Il 41% ha affermato che la questione dovrebbe essere affrontata a livello internazionale, mentre il 33% ritiene che una discussione a livello europeo sarebbe più appropriata, e solo il 2% ha affermato che questo dibattito sarebbe più adatto a livello nazionale. Mentre i due terzi dei partecipanti (66%) hanno dichiarato che le attuali norme fiscali internazionali non consentono una concorrenza leale tra aziende tradizionali e digitali, il 69% ha affermato che le attuali norme fiscali internazionali sono già rispondenti alle esigenze dettate dall’economia digitale.
Il 74% di coloro che hanno preso parte alla consultazione concorda sul fatto che le norme fiscali internazionali consentono alle società digitali di beneficiare di determinati regimi fiscali e di ridurre i loro contributi, mentre il 67% ritiene che gli Stati non sono in grado di riscuotere imposte sul valore che le aziende del web creano sul loro territorio e l’82% che la situazione attuale potrebbe spingere alcuni Stati membri ad adottare misure non coordinate che porterebbero alla frammentazione del mercato unico europeo.

Web tax e dintorni
Il 58% afferma di aspettarsi che una web tax metta nelle stesse condizioni tutte le imprese che operano nell’Ue e il 41% concorda che l’adozione di questa tassa migliorerebbe la competitività delle aziende digitali nell’Unione europea. Quasi un terzo dei partecipanti afferma, invece, che una web tax non migliorerebbe la competitività delle imprese europee. La soluzione a breve termine più favorita per tassare l’economia digitale è quella di un’imposta basata sui proventi di alcune transazioni digitali concluse a distanza con un’entità non residente che ha una presenza economica significativa, ad esempio, entrate derivanti dalla vendita di pubblicità online. Il 29% ha dichiarato che questa soluzione risolverebbe in larga misura gli attuali problemi di tassazione internazionale relativi all’economia digitale. La soluzione a lungo termine più favorita da una maggioranza significativa (58%) consiste nell’attuazione di nuove norme Ue per le stabili organizzazioni e l’attribuzione degli utili per acquisire attività digitali delle imprese in una direttiva Ue autonoma, come affermato nella proposta sulla presenza digitale approvata dal Parlamento europeo il 21 febbraio.
Claudia Scardino
pubblicato Venerdì 9 Marzo 2018

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