Dal mondo
Ue: la moneta unica al banco
di prova delle sfide future
Pubblicato dalla Commissione il terzo documento, sui cinque previsti, nell’ambito del Libro Bianco sull'Europa
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Quale dovrebbe essere la futura configurazione della moneta unica europea? Quali dovrebbero essere le misure più idonee per fare in modo che l’euro continui rappresentare una opportunità? E inoltre quali potrebbero essere i provvedimenti da adottare nell’immediato e le opzioni per gli anni successivi? A questi interrogativi, che non sono gli unici, ma che sono comunque i più rilevanti, tenta di rispondere il documento “Approfondimento dell’Unione economica e monetaria” pubblicato dalla Commissione europea. L’obiettivo del Rapporto, che è il terzo in ordine cronologico sui cinque documenti annunciati nel Libro bianco sul futuro dell'Europa, è fornire spunti di riflessione per affrontare nel miglior modo possibile le sfide che attendono la moneta unica europea negli anni a venire.
 
Le misure da adottare per il futuro dell’euro
I Paesi che condividono e condivideranno la moneta unica europea hanno bisogno di strutture economiche che siano in grado di rispondere in modo adeguato agli shock finanziari. In questo contesto è essenziale conseguire una maggiore convergenza verso strutture resilienti. La convergenza, ricorda il Rapporto, non significa armonizzare le politiche o le situazioni in tutti gli ambiti, ma rafforzare i diversi elementi già esistenti. Uno di questi, il Rapporto ne indica tre, è il coordinamento della politica economica.

Rafforzare il coordinamento della politica economica
Occupazione, istruzione, fiscalità, sistemi di protezione sociale, mercati dei prodotti e dei servizi, pubblica amministrazione e sistema giudiziario, pur essendo fondamentali ai fini della resilienza economica, sono di competenza degli Stati membri. Pur tuttavia, ricorda il Rapporto, il loro coordinamento è essenziale per massimizzarne l’efficacia.
 
Il ruolo della fiscalità per favorire la convergenza
L’allineamento dei sistemi di tassazione delle imprese degli Stati membri, come previsto dalla proposta di base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società, è uno di quegli elementi che potrebbe contribuire a favorire la convergenza facilitando gli scambi e gli investimenti transfrontalieri.
 
I vuoti da colmare
Se è vero che il pilastro monetario dell’Uem è ben sviluppato, come testimonia il ruolo svolto in questi anni dalla Banca centrale europea, ricorda il documento,  la stessa cosa non si può dire per la componente economica che è ancora indietro. In questo contesto la minore integrazione a livello dell’Unione economica e monetaria compromette la capacità di sostenere pienamente la politica monetaria e le politiche economiche nazionali. Ed è dal completamento dell’Uem, banco di prova della moneta unica, che dipende il futuro dell’euro. La dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017 va in questa direzione e gli Stati membri hanno ribadito questo impegno che non rappresenta una pura e semplice dichiarazione di principio.
 
La crisi economica e le difficoltà maggiori
L’Unione europea da quando la crisi finanziaria ed economica è iniziata negli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 2007 e il 2008 si è trovata ad affrontare la peggiore recessione degli ultimi settanta anni. Una crisi, ricorda il Rapporto, che ha evidenziato le carenze dell’assetto iniziale dell’Unione economica e monetaria. In questo contesto è maturata in alcuni la convinzione che l’euro potesse rappresentare un ostacolo alla risoluzione di problemi come la crescita debole o inesistente, l’elevata disoccupazione, gli alti livelli di debito pubblico o privato.
 
L’euro, una promessa di prosperità
La valenza della moneta unica europea, ricorda il documento, è divenuta ancora più importante nel momento in cui l’Europa si è trovata di fronte alla crisi economica e finanziaria. Da allora si è compreso che l’unico modo per far sì che la moneta unica potesse continuare a rappresentare una promessa di prosperità era di rafforzare l’architettura in cui era inserita ovvero l’Unione economica e monetaria che ne rappresenta il corollario. La determinazione ad agire nel comune interesse hanno contribuito a mitigare gli effetti delle divergenze sociali ed economiche che la crisi ha fatto emergere tra i suoi membri.
 
L’importanza della moneta unica europea
Ad attestare il ruolo e l’importanza dell’euro che, sottolinea il documento, non rappresenta soltanto un progetto monetario ma una promessa di prosperità, sono alcuni dati economici. Da quando l’euro ha fatto la sua comparsa nel panorama economico e fiscal-finanziario europeo e mondiale, ovvero nel gennaio 2002, la moneta unica è diventata la seconda valuta più usata nel mondo. Sessanta Paesi e territori, abitati da altri 175 milioni di persone, hanno agganciato le loro valute, direttamente o indirettamente, all’euro.
340 milioni di europei condividono l’euro in 19 Stati membri e sette degli Stati divenuti membri dell'UE nel 2004 lo hanno già adottato. Dopo la Brexit, ricorda il Rapporto, le economie della zona euro rappresentano oggi l’85% del pil totale dell’Unione, il che dimostra il ruolo centrale dell’euro nella futura Unione europea a 27 Stati.
 
Gianluca Di Muro
pubblicato Giovedì 10 Agosto 2017

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