Dal mondo
Ue: il "tax factor" tra i motori
della bolla immobiliare
Uno studio della Commissione Ue include anche il "fattore fiscale" tra gli "x-factor" all'origine della crisi del 2008
detective
Uno studio della Commissione europea post-crisi, comunque utile, suona quasi come una sorta di monito che corre ben oltre le frontiere europee. In breve, lasciando ai super-expertise la lettura di intere pagine di funzioni matematico-statistiche, cioè la summa della non-lingua, il nocciolo di questo apprezzabile lavoro realizzato dai ricercatori della Commissione consiste nel far emergere anche il "fattore fiscale", o meglio "tax factor", tra i motori che hanno contribuito, senza dubbio involontariamente, sicuramente per un eccesso di ingenuità contabile, all'accelerazione della crisi immobiliare del 2008 e al suo trasformarsi in bolla sui mercati internazionali. I cui segni peraltro ancor oggi sono ben visibili in decine di economie, sia in Europa che nel resto del Pianeta.

Anche il Fisco sul banco degli imputati, sia pur minori - In un romanzo giallo, magari scritto e non interpretato da Poirot, il titolo sarebbe stato "I corresponsabili", mentre Agatha Christie, che a Poirot ha affidato il ruolo da protagonista dei romanzi, lo avrebbe liquidato come "La correità". In entrambi i modi comunque restiamo sul punto centrale della ricerca degli analisti e studiosi della Commissione europea. Lo studio, infatti, chiama in causa le responsabilità d'un sistema fiscale spesso nient'affatto neutrale e quindi esposto agli squilibri del mondo reale piuttosto che pronto a intercettarli e, al contempo, sottolinea anche il ruolo, affatto oscuro, comunque indiretto, che una tassazione priva di equilibrio e di visione della realtà ha rivestito nell'accelerare la crisi immobiliare del 2008. Insomma, una sorta di correità contabile del fisco o di chiamata in causa.

L'Ocse e l'FMI avvocati del fisco - Naturalmente, come in tutti i romanzi gialli che si rispettino agli imputati è riservato anche un team di difensori non secondari. In questo caso, infatti, mentre la Commissione veste i panni del pubblico ministero che chiama in causa, per correità, il fisco, spetta all'Ocse e al Fondo monetario internazionale, anzi, ai suoi esperti, ricoprire i ruoli di avvocati del fisco. Insomma, difensori di primo grido. In pratica, per quest'ultimi i sistemi fiscali, e in particolare le agevolazioni che soprattutto a partire dal 1997 hanno favorito sia i guadagni dei capitali derivanti dal mutare, verso l'alto, dei prezzi delle case, sia alcune forme d'investimento apparentemente incentivanti come i mutui indiscriminati, non hanno giocato nessun ruolo di rilievo nella crisi, mentre per i ricercatori della Commissione il fisco è stato comunque corresponsabile, soprattutto in una fase delicata della bolla, il periodo tra il 2006 e il 2008.

Le deduzioni sugli interessi dei mutui sul banco della correità fiscale - Nel dettaglio, bocciando largamente i sistemi fiscali che, con rare eccezioni, ovunque favoriscono la condizione di proprietà dell'immobile e parallelamente le dinamiche e i meccanismi che ne conducono all'acquisto ricorrendo a una fonte di indebitamento pressoché univoca, cioè la sottoscrizione del mutuo. Dimenticando l'esistenza di altre vie e, allo stesso tempo, sacrificando la neutralità richiesta a un sistema fiscale in favore d'una aperta condizionalità, spesso eccessiva. La scena del delitto, ricostruita dai ricercatori della Commissione negli Usa, indica proprio nella completa fuga del fisco sia dalla sottoscrizione dei mutui, sia dalle operazioni a esse connesse, l'incentivazione nascosta che ha aiutato i trend rialzisti e i profitti senza pesi a mutarsi in bolla speculativa dall'aroma immobiliare. Insomma, zero tassazione dei guadagni derivanti dai capitali investiti sul mattone, fino a un massimale di 500mila dollari, deduzione intera degli interessi maturati su mutui al di sotto di 1milione di dollari e, per finire, libertà quasi assoluta di riversare in titoli azionari i valori delle case e persino i volumi dei mutui sottoscritti. Naturalmente, tutto in quasi totale franchigia fiscale. Insomma, una sorta di offshore immobiliare, o un paradiso fiscale in giardino, anzi, in salotto, di cui il proprietario della casa vive nell'illusorietà d'esserne il dominus assoluto perché ne possiede le chiavi. Sbagliato, come dimostrerà il manifestarsi della bolla immobiliare che, proprio tra il 2008 e il 2009, costringerà più di 3milioni di illusi dominus statunitensi, 3.400.000 per l'esattezza, a ricredersi, dichiarando la propria insolvenza, quindi l'incapacità a saldare un qualunque debito, così accettando d'essere delle semplici comparse sulla scena dei mercati internazionali e delle Borse mondiali.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 9 Giugno 2011

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