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Unione europea: in 8mila fogli
nero su bianco il futuro dell’Iva
nero su bianco il futuro dell’Iva
La consultazione pubblica della Commissione Ue racchiude le principali proposte di contribuenti e imprese
Oltre 1.700 contributi per un totale di circa 8mila pagine che racchiudono il futuro dell’Iva “comunitaria”. Sono questi i risultati della consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea nel dicembre 2010 (e conclusa il 31 maggio scorso) per dare la possibilità ai contribuenti e alle imprese interessati di esprimere le proprie opinioni sul sistema Iva all’interno dell’Unione europea. Sulla base delle proposte, la Commissione elaborerà entro dicembre una Comunicazione da presentare agli organi legislativi dell’Unione.
Obiettivo prioritario: rivedere l’Iva
L’idea della consultazione è nata dall’esigenza di modificare un sistema ormai obsoleto e di renderlo più aderente ai cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni, legati soprattutto all’innovazione tecnologica, alla globalizzazione e all’aumento delle dimensioni del settore terziario all’interno dell’economia europea. La revisione dell’imposta sul valore aggiunto rappresenta, infatti, già da tempo uno degli obiettivi prioritari della politica fiscale dell’Unione europea ed è contenuta nell’Atto per il mercato unico, “Insieme per una nuova crescita”, la Comunicazione che la Commissione ha presentato lo scorso aprile al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Il documento propone dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia e considera la revisione del sistema Iva un passo fondamentale per il rafforzamento del mercato interno.
Dati e punti deboli
Il gettito proveniente dalla riscossione dell’imposta sul valore aggiunto rappresenta una delle fonti più consistente di entrate fiscali. Secondo statistiche ufficiali, infatti, nel 2008 nell’Ue le entrate derivanti dall’Iva ammontavano a circa 862 miliardi di euro, costituendo circa il 21.4 % del totale e segnando dal 1995 un incremento del 12%. Una quota che, secondo una nota ufficiale dell’Ue, è destinata a crescere.
Il Libro verde, il documento che sta alla base della consultazione, ha individuato i punti deboli del sistema Iva comunitario. In prima battuta, i costi amministrativi eccessivi per le aziende che svolgono attività transfrontaliera. Costi che rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo del mercato interno perché potenziale ostacolo per le imprese che vogliono espandere la propria attività fuori dai confini nazionali. Altro punto debole, l’esistenza delle cosiddette “frodi carosello”, che sottraggono alle casse dell’Unione parecchi miliardi di euro ogni anno. Su questo fronte già dal 2008 la Commissione ha avviato una strategia coordinata per migliorare la lotta all’evasione e all’elusione, attraverso interventi legislativi in materia e la creazione di Eurofisc, un network che coordina lo scambio di dati Iva fra le Amministrazioni fiscali dei Paesi Ue.
Su questi temi sono stati chiamati a esprimersi i cittadini dell’Unione (ma sono arrivati contributi anche dalla Svizzera, dal Giappone e dagli Stati Uniti). Il risultato, un pacchetto di proposte che spazia dai meccanismi di detrazione alla semplificazione degli adempimenti, dal mantenimento di aliquote ridotte agli strumenti antifrode, dal miglioramento della riscossione al criterio da adottare in merito alla tassazione di beni e servizi.
Tempo di bilanci, inoltre, anche per un’altra consultazione, “aperta” dal 28 gennaio al 30 aprile 2011, sul tema della tassazione dei dividendi esteri. Anche su questo argomento, la Commissione è impegnata adesso a estrapolare una proposta concreta dalle opinioni giunte da parte degli stakeholder (singoli cittadini, imprese, Stati membri, Amministrazioni fiscali, studi tributari, università, enti governativi e organizzazioni no profit).
Alessandra Gambadoro
pubblicato Giovedì 21 Luglio 2011
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