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Dal mondo
USA 2008, anno nero per l’imposta sui profitti (-14%)
Dalle imprese 39 miliardi di euro in meno nelle casse dell’erario e margine dei profitti tagliato dell’11 per cento su scala nazionale
Intanto il deficit torna a volare oltre la soglia record dei 400 miliardi di dollari (407miliardi per l’esattezza) che, tradotto in euro, corrisponde a 288 miliardi. A indicarlo sono le ultime stime elaborate dall’ufficio di Bilancio del Congresso rese note nei giorni scorsi. Non si arresta, anzi prende il volo, il deficit statunitense che, secondo le ultime stime elaborate dall’ufficio di Bilancio del Congresso (Cbo) e rese note nei giorni scorsi, nel 2008 oltrepasserà la soglia record dei 400 miliardi di dollari (407 per l’esattezza). Uno squilibrio di bilancio per la verità atteso, ma non nella misura attuale rivelata. Nel 2007, infatti, il deficit si era attestato intorno 161 miliardi di dollari, cifra che, rispetto al 2008 risulterebbe più che raddoppiata.
La maglia nera all’imposta sui profitti
Il dato più evidente riguarda il gettito dell’imposta sui profitti che, secondo le stime elaborate dal CBO, consegnerà nel 2008 all’erario federale una cifra che, tradotta in euro, corrisponde a 222 miliardi. Nel 2007, per esempio, il gettito dell’imposta sui guadagni delle società aveva raggiunto il picco dei 261 miliardi di euro, segnando un incremento significativo rispetto al dato del 2006. Nell’anno in corso invece scivolerà in basso a 222 miliardi di euro, registrando, di fatto, un arretramento pari al 14 per cento rispetto alla performance realizzata l’anno passato. Si tratta d’un ridimensionamento di gettito senza precedenti, difficile da riscontrare anche in coincidenza con il 2001, l’anno dell’11 settembre, o con l’inizio delle crisi finanziarie asiatiche nel ’97. Anche in quei casi, infatti, l’imposta sui profitti era riuscita a mantenere un profilo contabile solido, arretrando ma in misura sostenibile e, soprattutto, tollerabile da parte dei conti pubblici Usa. Alla riduzione del gettito dell’imposta sui profitti si deve anche aggiungere il ristringersi dei margini di guadagno registrati dalle società statunitensi che, nel complesso, sono diminuiti del 3 per cento. Separando però i profitti esteri da quelli derivanti dal mercato interno, la forbice negativa s’allarga fino a raggiungere l’11 per cento in meno dei guadagni. Confermando la dimensione internazionale e la vocazione transnazionale della Corporate America e delle centinaia di multinazionali attive sui mercati mondiali.
Anche l’imposta sui redditi delle persone fisiche ripiega
Il primato del deficit non deriva esclusivamente dall’impasse improvvisa registrata dal gettito dell’imposta sui profitti. Infatti, come peraltro chiarisce il Cbo, le entrate fiscali arretreranno in via generale rispetto al 2007, non superando i 1804 miliardi di euro e registrando una perdita di 14 miliardi di euro rispetto ai 1818 miliardi contabilizzati l’anno passato. Oltre all’imposta sui profitti, anche il gettito dell’imposta sui redditi delle persone fisiche subirà un ridimensionamento garantendo all’erario un incasso pari a 820 miliardi di euro, 3 miliardi in meno rispetto al dato del 2007. In controtendenza invece le imposte sul lavoro che dovrebbero regalare al fisco 20 miliardi di euro di maggiori entrate.
Intanto il deficit torna a volare oltre la soglia record dei 400 miliardi di dollari (407miliardi per l’esattezza) che, tradotto in euro, corrisponde a 288 miliardi. A indicarlo sono le ultime stime elaborate dall’ufficio di Bilancio del Congresso rese note nei giorni scorsi. Non si arresta, anzi prende il volo, il deficit statunitense che, secondo le ultime stime elaborate dall’ufficio di Bilancio del Congresso (Cbo) e rese note nei giorni scorsi, nel 2008 oltrepasserà la soglia record dei 400 miliardi di dollari (407 per l’esattezza). Uno squilibrio di bilancio per la verità atteso, ma non nella misura attuale rivelata. Nel 2007, infatti, il deficit si era attestato intorno 161 miliardi di dollari, cifra che, rispetto al 2008 risulterebbe più che raddoppiata. La maglia nera all’imposta sui profitti
Il dato più evidente riguarda il gettito dell’imposta sui profitti che, secondo le stime elaborate dal CBO, consegnerà nel 2008 all’erario federale una cifra che, tradotta in euro, corrisponde a 222 miliardi. Nel 2007, per esempio, il gettito dell’imposta sui guadagni delle società aveva raggiunto il picco dei 261 miliardi di euro, segnando un incremento significativo rispetto al dato del 2006. Nell’anno in corso invece scivolerà in basso a 222 miliardi di euro, registrando, di fatto, un arretramento pari al 14 per cento rispetto alla performance realizzata l’anno passato. Si tratta d’un ridimensionamento di gettito senza precedenti, difficile da riscontrare anche in coincidenza con il 2001, l’anno dell’11 settembre, o con l’inizio delle crisi finanziarie asiatiche nel ’97. Anche in quei casi, infatti, l’imposta sui profitti era riuscita a mantenere un profilo contabile solido, arretrando ma in misura sostenibile e, soprattutto, tollerabile da parte dei conti pubblici Usa. Alla riduzione del gettito dell’imposta sui profitti si deve anche aggiungere il ristringersi dei margini di guadagno registrati dalle società statunitensi che, nel complesso, sono diminuiti del 3 per cento. Separando però i profitti esteri da quelli derivanti dal mercato interno, la forbice negativa s’allarga fino a raggiungere l’11 per cento in meno dei guadagni. Confermando la dimensione internazionale e la vocazione transnazionale della Corporate America e delle centinaia di multinazionali attive sui mercati mondiali.
Anche l’imposta sui redditi delle persone fisiche ripiega
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Stefano Latini
pubblicato Lunedì 15 Settembre 2008
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