Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 20:23
Dal mondo
USA, 7 miliardi le ore consacrate al Fisco nel 2007
Il monte ore riservato annualmente al calcolo e al versamento delle imposte ha raggiunto un nuovo primato
Una cifra significativa che, considerando il salario medio per singola ora di lavoro, comporterebbe un costo burocratico per ogni contribuente di circa 400 dollari l’anno. È per questo che tra le ricette fiscali guadagna consenso quella sponsorizzata dal parlamentare repubblicano Bob Goodlatte. La bolletta temporale del Fisco tende oramai a crescere seguendo una sorta di curva progressiva la cui ascesa sembra, almeno per ora, inarrestabile. Infatti, mentre negli anni ’90 il calendario degli adempimenti fiscali occupava soltanto, si fa per dire, 5 miliardi di ore che venivano sottratte al tempo libero di decine di milioni di contribuenti statunitensi, con l’avvento del nuovo millennio il trend, invece di migliorare grazie all’innovazione tecnologica e alla semplificazione, ha continuato a crescere senza sosta. Nel 2007 s’è raggiunto il primato, con la bolletta temporale, o il monte ore riservato annualmente al calcolo e al versamento d’imposte, tasse e tributi pari a circa 7 miliardi di ore, 6,6 miliardi per l’esattezza, dato questo elaborato dalla Tax Foundation, uno dei più autorevoli think tank statunitensi attivi attualmente sul versante fiscal-finanziario.
I tempi degli adempimenti fiscali? In media 48 ore l’anno, ovvero 2 giorni
In pratica, considerando il numero dei contribuenti individuali, dei professionisti, dei lavoratori autonomi e delle società, è come se ogni anno almeno due giorni, quindi 48 ore, vengano sottratte al tempo libero e al relax per essere indirizzate sull’area dello stress-fiscale. Una bolletta piuttosto significativa che, considerando anche il salario medio per singola ora di lavoro, comporterebbe un costo burocratico supplementare per ciascun lavoratore di circa 400 dollari l’anno. Valori questi medi che, in realtà, andrebbero ripartiti a seconda della tipologia e della categoria cui un contribuente appartiene. Resta il fatto che la curva non s’arresta, proprio in coincidenza con un ciclo economico nient’affatto favorevole, segnato in particolare da un aumento dell’inflazione superiore a quello di stipendi e salari dei contribuenti con redditi medio-bassi. Dunque, l’appuntamento con la semplificazione degli adempimenti fiscali non è più rimandabile.
La ricetta di Bob Goodlatte
Tra le iniziative che intercettano maggior consenso, spicca quella lanciata dal parlamentare repubblicano Bob Goodlatte. In cosa consiste? In pratica, si tratta di mandare in pensione l’attuale Codice tributario statunitense, reo d’essere oramai superato dai tempi, dalle stagioni e perfino dalle settimane. E così Bob Goodlatte ha presentato una vera e propria proposta di legge denominata Tax Code Termination Act, che non attende altro che d’essere sottoposta al voto alla Camera. Peraltro, l’iniziativa sostenuta dal parlamentare repubblicano ha oramai raccolto un consenso bipartisan dato che i sostenitori che ne hanno sottoscritto la proposta di legge sono circa 100 parlamentari che appartengono sia al partito repubblicano che a quello democratico. In realtà, una simile iniziativa Bob Goodlatte l’aveva già presentata al Congresso nel 1998, ricevendo 219 voti a favore e 209 contrari, e nel 2000, quando i voti erano stati decisamente favorevoli, ben 229, mentre quelli contrari s’erano arrestati a quota 189. Eppure, nonostante il largo consenso raccolto nel corso del decennio passato, il progetto non s’è mai mosso al di là della trincea burocratica del Congresso e, de facto, non ha mai raggiunto l’area decisiva del voto favorevole, non sufficiente ma necessario, espresso dal Senato. Che sia la volta buona? Chissà.
Le misure sponsorizzate da Bob Goodlatte
Nel dettaglio, la riforma prevede la messa in pensione del codice tributario entro il 2010 e la sua sostituzione entro il mese di luglio dello stesso anno, con un codice tributario ex-novo, completamente rifondato. Il perno della rifondazione dovrebbe consistere nella riduzione e nell’accorpamento del folto gruppo di deduzioni, detrazioni e agevolazioni previsto dal Codice attuale, una vera e propria jungla che sarebbe oggetto d’una sostanziale riunificazione in massimo 3 voci. Sul versante delle aliquote si provvederebbe a elaborare una sola tassa, una sorta di fair tax, che dovrebbe sostituire il regime fiscale progressivo in vigore. Insomma, al termine della rifondazione i tempi richiesti dai diversi adempimenti fiscali non dovrebbero richiedere oltre 12 ore ad ogni singolo contribuente. Obiettivo questo che, per gran parte degli osservatori parlamentari, rappresenta un traguardo irraggiungibile, anzi, puramente utopico sotto il profilo contabile. Vedremo.
Una cifra significativa che, considerando il salario medio per singola ora di lavoro, comporterebbe un costo burocratico per ogni contribuente di circa 400 dollari l’anno. È per questo che tra le ricette fiscali guadagna consenso quella sponsorizzata dal parlamentare repubblicano Bob Goodlatte. La bolletta temporale del Fisco tende oramai a crescere seguendo una sorta di curva progressiva la cui ascesa sembra, almeno per ora, inarrestabile. Infatti, mentre negli anni ’90 il calendario degli adempimenti fiscali occupava soltanto, si fa per dire, 5 miliardi di ore che venivano sottratte al tempo libero di decine di milioni di contribuenti statunitensi, con l’avvento del nuovo millennio il trend, invece di migliorare grazie all’innovazione tecnologica e alla semplificazione, ha continuato a crescere senza sosta. Nel 2007 s’è raggiunto il primato, con la bolletta temporale, o il monte ore riservato annualmente al calcolo e al versamento d’imposte, tasse e tributi pari a circa 7 miliardi di ore, 6,6 miliardi per l’esattezza, dato questo elaborato dalla Tax Foundation, uno dei più autorevoli think tank statunitensi attivi attualmente sul versante fiscal-finanziario. I tempi degli adempimenti fiscali? In media 48 ore l’anno, ovvero 2 giorni
In pratica, considerando il numero dei contribuenti individuali, dei professionisti, dei lavoratori autonomi e delle società, è come se ogni anno almeno due giorni, quindi 48 ore, vengano sottratte al tempo libero e al relax per essere indirizzate sull’area dello stress-fiscale. Una bolletta piuttosto significativa che, considerando anche il salario medio per singola ora di lavoro, comporterebbe un costo burocratico supplementare per ciascun lavoratore di circa 400 dollari l’anno. Valori questi medi che, in realtà, andrebbero ripartiti a seconda della tipologia e della categoria cui un contribuente appartiene. Resta il fatto che la curva non s’arresta, proprio in coincidenza con un ciclo economico nient’affatto favorevole, segnato in particolare da un aumento dell’inflazione superiore a quello di stipendi e salari dei contribuenti con redditi medio-bassi. Dunque, l’appuntamento con la semplificazione degli adempimenti fiscali non è più rimandabile.
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Tra le iniziative che intercettano maggior consenso, spicca quella lanciata dal parlamentare repubblicano Bob Goodlatte. In cosa consiste? In pratica, si tratta di mandare in pensione l’attuale Codice tributario statunitense, reo d’essere oramai superato dai tempi, dalle stagioni e perfino dalle settimane. E così Bob Goodlatte ha presentato una vera e propria proposta di legge denominata Tax Code Termination Act, che non attende altro che d’essere sottoposta al voto alla Camera. Peraltro, l’iniziativa sostenuta dal parlamentare repubblicano ha oramai raccolto un consenso bipartisan dato che i sostenitori che ne hanno sottoscritto la proposta di legge sono circa 100 parlamentari che appartengono sia al partito repubblicano che a quello democratico. In realtà, una simile iniziativa Bob Goodlatte l’aveva già presentata al Congresso nel 1998, ricevendo 219 voti a favore e 209 contrari, e nel 2000, quando i voti erano stati decisamente favorevoli, ben 229, mentre quelli contrari s’erano arrestati a quota 189. Eppure, nonostante il largo consenso raccolto nel corso del decennio passato, il progetto non s’è mai mosso al di là della trincea burocratica del Congresso e, de facto, non ha mai raggiunto l’area decisiva del voto favorevole, non sufficiente ma necessario, espresso dal Senato. Che sia la volta buona? Chissà.
Le misure sponsorizzate da Bob Goodlatte
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Stefano Latini
pubblicato Lunedì 21 Aprile 2008
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