Dal mondo
Usa, come uscire dalla crisi
internazionale? Tassando i turisti
Negli Stati Uniti si profila una sovratassa di 10 dollari come lasciapassare necessario per i viaggiatori stranieri
stati dell'unione

Sindrome recessiva, crisi galoppante, stress da eccesso di controlli targati 11 settembre e, a chiudere i giochi, anzi, i conti in rosso della malferma Borsa del turismo made-in Usa, la necessità incombente, non più rinviabile, di rilanciare un settore oramai giunto al capolinea, almeno in tema di bilanci, investimenti e, naturalmente, d'occupazione e stipendi. Peraltro, il fatto che le stime ufficiali più recenti, relative all'anno in corso, abbiano rivelato con nettezza una drastica riduzione nel numero dei visitatori stranieri, che nel complesso non dovrebbero oltrepassare la soglia dei 51 milioni, una sorta di argine economico se raffrontato con gli oltre 58milioni registrati nel 2008, sembra aver avuto come effetto diretto quello di persuadere il Congresso a ricorrere a un intervento drastico, persino inatteso in tempi di crisi. Ovvero, una tassa.

Sorpresa! Più Fisco per rilanciare il turismo negli Usa
Né settimane d'intenso dibattito, né interminabili discussioni politiche e nemmeno commenti e critiche accese delle categorie riportate dalla stampa nazionale. Il risultato è che, in 48ore di lavoro in sede di Commissione permanente e nelle stanze del Dipartimento del Commercio, per rilanciare l'industria agonizzante del turismo statunitense s'è deciso di rispolverare a sorpresa il Fisco come salvavita d'un settore la cui fragilità, per la verità, era segnalata da anni da esperti e analisti specializzati. E così, tra la selva di norme contenute all'interno della nuova Legge per la promozione del turismo, Travel Promotion Act, è spuntata una nuova tassa, subito ribattezzata come la tassa sul turista.

Quanto vale il pedaggio del turista che fa rotta sugli Usa? 1 fiorino, anzi, 10 dollari
Il risultato è che, archiviato "Un fiorino", eccessivamente filmico e antico, presto per accedere alle bellezze statunitensi sarà necessario, anzi, doveroso lasciare all'ingresso una sovratassa di 10 dollari. La Camera dei Rappresentanti, infatti, ha licenziato proprio in questi giorni la norma. Ora spetterà al Senato l'ok definitivo, atteso entro fine anno, al fine di consentire l'applicazione della nuova legge già a partire dalla prossima Primavera, in coincidenza con l'esordio della stagione turistica segnata dall'afflusso massimo dei visitatori stranieri.

Scopo della tassa finanziare una società no-profit di promozione degli Usa nel mondo  
L'obiettivo della nuova tassa sarà di fornire i finanziamenti necessari per la realizzazione e l'attività d'una azienda mista, pubblica e privata, in pratica una partnership i cui dettagli organizzativi dovranno essere definiti in seguito, e il cui compito sarà di promuovere e razionalizzare l'immagine degli Usa nel mondo, in modo da favorirne l'ascesa come potenza dominante nell'industria del turismo internazionale. In termini contabili, il lancio della partnership, sotto la stretta visione del Congresso e del Dipartimento del Commercio, dovrebbe far riguadagnare al mercato turistico statunitense, in media, oltre 1 milione di visitatori stranieri l'anno, e questo nonostante i vincoli normativi, piuttosto stringenti e la nuova sovrattassa.

I continenti interessati
In particolare, la gabella del turista, pari a 10 dollari, sarà riservata soltanto ai visitatori provenienti da Paesi membri dell'Unione europea, dall'Australia, dal Giappone, dalla Corea, da Singapore e dalla Nuova Zelanda, in pratica dagli Stati i cui cittadini non sono tenuti a richiedere speciali autorizzazioni per permanere negli Usa per un periodo massimo di 90 giorni. Insomma, la sovrattassa sarebbe da intendere come un compenso per essere liberati da controlli soffocanti cui invece sono sottoposti i visitatori provenienti da altri Paesi ritenuti più a rischio.

Washington e Bruxelles riesumano le baruffe chiozzotte in salsa fiscale
La risposta dell'Europa non s'è fatta attendere. Il Capo della Rappresentanza della Commissione europea negli States, John Bruton, ha infatti eccepito una questione di merito, ovvero, "...tassare i turisti per incoraggiare il turismo è un concetto quantomeno dubbio, sia nell'origine che nella pretesa efficacia…" preannunciando persino una possibile azione di ritorsione fiscale di Bruxelles del tipo "tu mi tassi, io ti tasso". In realtà, oltre la contrapposizione diplomatica, l'elemento che maggiormente colpisce economisti ed esperti riguarda il diverso posizionarsi dei due storici alleati transatlantici, generalmente espressione di due visioni economiche e fiscal-finanziarie nettamente distinte e rigidamente contrapposte. In questo caso, infatti, è Washington a recitare il ruolo di paladino della ricetta fiscale, in pratica più tasse uguale maggiori risorse, mentre spetta a Bruxelles rivendicare posizioni più neutrali, esenti dal rispolverare le tasse, se non come extrema ratio. Insomma, è come se Usa e Europa avessero invertito i loro ruoli storici, forse per effetto della crisi. Meno europea l'Unione, meno statunitensi gli Usa…..in tema di turismo.
 

Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 14 Ottobre 2009

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