delle tasse sulla sicurezza aerea
Raddoppiare la 'september 11 security fee' a tutti i passeggeri dei vettori nazionali ed esteri per il trasporto aereo che ha origine negli aeroporti americani per poi alzarla ulteriormente fino al 2017 come parte del piano di riduzione del disavanzo dell'Amministrazione federale. È in estrema sintesi il contenuto della proposta del governo federale. Contro la proposta, dura la presa di posizione della Iata, l'associazione dell'industria aerea internazionale, che raggruppa 230 compagnie appartenenti a più di 100 nazioni del mondo e che trasportano il 93% del traffico aereo internazionale di linea.
La situazione attuale
Ammonta a due dollari e cinquanta centesimi per segmento di volo la tassa che interessa i passeggeri imbarcati negli Stati Uniti e copre i costi sostenuti per la sicurezza. In particolare secondo la normativa vigente è previsto un tetto di 5 dollari per one way ovvero i viaggi di sola andata e 10 dollari se si tratta invece di andata e ritorno. La tassa del governo statunitense, nota come contributo per la sicurezza "11 settembre" o tassa per la sicurezza dei passeggeri dell'aviazione civile, prevede poi un incremento delle spese in funzione degli itinerari di viaggio multi segmento ovvero a seconda che il viaggio preveda più decolli e più atterraggi. Il prelievo è effettuato direttamente dai vettori aerei che provvedono a trasmettere il ricavato all'ente americano per la sicurezza del trasporti (US Transportation Security Administration - TSA) su base mensile.
Cosa cambia con la nuova proposta
La proposta presentata dall'Amministrazione federale americana prevede invece di aumentare il canone a 5 dollari per tutti i viaggi di sola andata eliminando il tetto massimo e di dieci per quelli di andata e ritorno. Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017, secondo quanto contenuto nella proposta, è previsto poi un ulteriore incremento dell'imposta.
La reazione della Iata
L'approccio adottato dall'Amministrazione Obama è del tutto inadeguato. È in sintesi la posizione espressa dal direttore generale e amministratore delegato della Iata, Tony Tyler. Per la maggior parte dei passeggeri, ha ricordato Tyler in una nota ufficiale della Iata, che non cambiano i voli durante il loro viaggio questo significherebbe in pratica un raddoppio della tassa. Tra l'altro secondo Tyler poi una parte di quanto richiesto non andrebbe più a coprire le misure a favore dell'aumento della sicurezza ma semplicemente a coprire il deficit nazionale. In questo modo il danno sarebbe doppio.
Perché incidere sulle tasse è sbagliato secondo la Iata
Due sono gli ordini di motivi per cui l'approccio adottato è inadeguato. Le prospettive economico-finanziarie connesse alla crisi internazionale sono incerte e un provvedimento del genere finirebbe per incidere in modo negativo sulla fiducia dei consumatori che si troverebbero a dover fronte a viaggi in aereo progressivamente sempre più costosi. In secondo luogo si finirebbe per incidere sui bilanci delle aerolinee, già in difficoltà per le ricadute della crisi. E l'intero settore del trasporto aereo genera, attualmente e nonostante la crisi economica internazionale, 33 milioni di posti di lavoro e 3.500 miliardi di dollari di ricchezza.
Anche sull'Europa la Iata critica
Di recente la Iata aveva trovato il modo di esprimersi in modo negativo anche su un'altra importante questione che riguardava la decisione della Germania di introdurre una tassazione differenziata per gli aeromobili in partenza dal territorio nazionale in funzione del rumore, del consumo di energia prodotta e della tratta percorsa. Anche su questo punto la posizione della Iata è stata perentoria. L'Associazione ha rilevato l'inutilità di misure che prevedono un innalzamento delle tasse per far fronte all'inquinamento ambientale e la necessità di un approccio globale al problema.
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