Dal mondo
Usa: per il rientro dei capitali
scadenza rinviata al 15 ottobre
Già in 3mila si sono presentati alla cassa, esibendo non soltanto conti esteri svizzeri o collegati alla Ubs
Tutti in coda, da New York a Los Angeles, per siglare l’amnistia fiscale sul rientro dei capitali esteri, illecitamente taciuto all’Amministrazione fiscale, e scendere a patti con il Fisco Usa. Un vero e proprio trenino, anzi, un ingorgo contabile che vede protagonisti da settimane consulenti, esperti e professionisti finanziari in gran parte attivi a Wall Street, tutti intenti a distribuire consigli ai rispettivi clienti sul come aderire all’amnistia fiscale, il voluntary disclosure program, predisposto dall’Irs, l’Agenzia delle Entrate statunitense, e oramai in vista della scadenza, prevista infatti originariamente per mercoledì 23 settembre. Originariamente, perché oggi l’Irs ha deciso di estendere il termine ultimo al 15 ottobre, regalando di fatto 22 giorni al calendario tributario di centinaia di professionisti del fisco e ai loro clienti interessati ad aderire all’iniziativa lanciata a marzo dall’Irs.
 
Già in 3mila hanno aderito all’amnistia – La ragione del cambio di passo? Semplice, ad oggi sono oltre 3mila i contribuenti statunitensi con conti milionari comodamente alloggiati in giurisdizioni a bassa tassazione, ovvero, paradisi fiscali, centri offshore e piazze finanziarie, che sono usciti allo scoperto accettando le condizioni poste dall’Irs e rivelando al fisco l’entità dei rispettivi patrimoni, non soltanto liquidi, occultati oltre confine. Ma le novità, in realtà, sono due. Infatti, oltre ai 3mila pentiti, già accolti dalla speciale task force predisposta dal fisco federale, ciò che ha stupito tecnici ed esperti è che i contribuenti censiti non provengono soltanto dalla Svizzera e, in particolare, dalla Ubs. Un numero, al momento imprecisato, ha infatti seguito un percorso di rientro che vede i capitali riemergere da paradisi fiscali i più disparati e variegati. Il risultato è che a Washington ritengono sia il momento di estendere la finestra per il rientro, con l’obiettivo di rendere l’amnistia come uno strumento da offrire all’intero campione degli evasori dispersi su decine di giurisdizioni rientranti nelle diverse e multiformi categorie dei paradisi fiscali definite dal l’anno passato dall’Irs e non completamente sovrapponibili a quelle tradizionalmente formato-Ocse.
 
Il rischio d’incriminazione non fa sconti – La scadenza di ottobre esercita appeal soprattutto per le garanzie che offre. Aderire ora, infatti, senza attendere la visita degli ispettori del fisco e le ulteriori sollecitazioni imporrebbe un versamento oneroso, imposte, sanzioni e interessi che, come contropartita, solleverebbe il contribuente dal rischio di dover affrontare una disputa legata a un’eventuale incriminazione, non soltanto civile, ma con effetti penali. Un pericolo che potrebbe materializzare una condanna detentiva. Insomma, pagare ora il dovuto per evitare vacanze indesiderate nei carceri speciali riservati agli evasori fiscali sembra funzionare, per ora.
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 21 Settembre 2009

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