Mercoledì 8 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:58
Dal mondo
Usa, nel 2007 donazioni per più di 200 miliardi di €
Il generosity index in versione stelle a strisce non conosce rivali al mondo. Lo confermano i 204 miliardi di euro dati in beneficenza
Protagonisti del risultato record sono imprese, trust, istituti e contribuenti individuali. Questi ultimi, però, prevalgono sugli altri. Il risultato tra le due formazioni è di 153 miliardi di euro a 51 miliardi in favore delle persone fisiche rispetto alle persone giuridiche. Non s’arresta la stagione del giving boom statunitense, incurante delle crisi finanziarie, della debacle sui mutui e, in ultimo, delle turbolenze che agitano il mercato del petrolio e che scuotono le Borse mondiali. Insomma, oramai con ciclicità ossessiva e quasi quotidiana si bruciano in media 50 miliardi di euro al giorno sui mercati azionari, e malgrado tutto la generosità e l’ansia di donare che affligge i contribuenti statunitensi, aziende incluse, non s’attenua e non conosce soste. Al punto che nel corso del 2007, anno nero per le tasche del lavoratore medio americano, ben 200 miliardi di euro, 204 miliardi per l’esattezza, si sono riversati sul capitolo delle donazioni prendendo commiato dalle mense, meno imbandite per la verità, di milioni di americani e dai bilanci, anch’essi mortificati dal rallentamento dell’economia statunitense, di decine di migliaia di imprese.
Il contribuente statunitense è il più generoso al mondo
Il risultato è che nell’anno in corso migliaia di organizzazioni, di associazioni, di comitati, di fondazioni, di istituti, inclusi centri di ricerca, ovvero think tank noti e meno noti, e università potranno contare su di un incasso senza precedenti nella storia della beneficenza statunitense. Di fatto, si tratta d’un vero e proprio primato mondiale, dato che il totale di 204 miliardi di euro sarebbe sufficiente a garantire nella sostanza l’ammontare annuale degli aiuti complessivi che i Paesi ad economia avanzata, in pratica ricchi, trasferiscono in realtà con misurata puntualità sui bilanci dei Paesi in via di sviluppo, ovvero poveri. Insomma, la taglia della generosità statunitense potrebbe forse soddisfare, anche in solitudine, le necessità e le attese di decine di Paesi che, indipendentemente dalle ansie delle Borse internazionali, dei mercati e degli investitori hanno bisogno di rifornimenti liquidi immediati e non rinviabili.
Ma il Fisco non sta a guardare
L’incalzante business delle donazioni non preoccupa l’Amministrazione fiscale statunitense, anzi, considerando il numero dei contribuenti facoltosi che con assiduità donano ingenti patrimoni, basta rammentare le decine di miliardi di dollari elargiti nel 2006 da Warren Buffet, l’erario federale beneficia ogni anno di diversi miliardi di euro derivanti dal versamento dell’imposta sulle donazioni. Un istituto questo comunque da anni cuore di accese discussioni in quanto consentirebbe, in maniera piuttosto disinvolta, a grandi multinazionali e contribuenti dai redditi decisamente elevati di beneficiare di seducenti deduzioni che scattano al momento del calcolo dell’imposta effettiva, consentendo sovente di dribblare anche l’imposta sulle successioni che, nonostante annunci ed effettive formalizzazioni in leggi e regolamenti federali, continua però a trovare applicazione a livello statale e perfino in determinate contee.
Il Fisco vigila sulla regolarità nell’utilizzo dei fondi donati e chi sbaglia paga
Anche in considerazione del manifestarsi di fenomeni ambigui ai danni del pubblico erario, l’agenzia delle Entrate statunitense, l’Internal Revenue Service (Irs), è impegnata da almeno un ventennio nel controllo meticoloso e nel monitoraggio assiduo dei transiti finanziari, delle attività e delle iniziative con le quali si specificano le attività delle decine di miglia di soggetti che operano nel settore del volontariato, del noprofit, della ricerca e, naturalmente, sul versante religioso. Le regole infatti che i beneficiari dei 204 miliardi di euro sono tenuti a rispettare sono molte e, al medesimo tempo, richiedono una rigorosa e attenta applicazione. Il risultato è che ogni anno sono centinaia gli enti e le associazioni che perdono lo status ambito di soggetti autorizzati a ricevere donazioni.
Contribuenti individuali più generosi di aziende e istituti
Nella competizione tra donatori, sono i contribuenti individuali che prevalgono su aziende, trust, istituti pubblici e privati. Il risultato infatti, tra le due formazioni che ogni anno si confrontano sul terreno della beneficenza, è di 153 miliardi di euro a 51 miliardi in favore delle persone fisiche rispetto alle persone giuridiche. Anche in questo caso si tratta d’una particolare anomalia, basti pensare al fatto che le multinazionali sono in grado di spostare decine di miliardi di euro con un semplice click del mouse.
Fonte: Giving USA Foundation/Center on Philanthropy presso l’Indiana University.
Protagonisti del risultato record sono imprese, trust, istituti e contribuenti individuali. Questi ultimi, però, prevalgono sugli altri. Il risultato tra le due formazioni è di 153 miliardi di euro a 51 miliardi in favore delle persone fisiche rispetto alle persone giuridiche. Non s’arresta la stagione del giving boom statunitense, incurante delle crisi finanziarie, della debacle sui mutui e, in ultimo, delle turbolenze che agitano il mercato del petrolio e che scuotono le Borse mondiali. Insomma, oramai con ciclicità ossessiva e quasi quotidiana si bruciano in media 50 miliardi di euro al giorno sui mercati azionari, e malgrado tutto la generosità e l’ansia di donare che affligge i contribuenti statunitensi, aziende incluse, non s’attenua e non conosce soste. Al punto che nel corso del 2007, anno nero per le tasche del lavoratore medio americano, ben 200 miliardi di euro, 204 miliardi per l’esattezza, si sono riversati sul capitolo delle donazioni prendendo commiato dalle mense, meno imbandite per la verità, di milioni di americani e dai bilanci, anch’essi mortificati dal rallentamento dell’economia statunitense, di decine di migliaia di imprese. Il contribuente statunitense è il più generoso al mondo
Il risultato è che nell’anno in corso migliaia di organizzazioni, di associazioni, di comitati, di fondazioni, di istituti, inclusi centri di ricerca, ovvero think tank noti e meno noti, e università potranno contare su di un incasso senza precedenti nella storia della beneficenza statunitense. Di fatto, si tratta d’un vero e proprio primato mondiale, dato che il totale di 204 miliardi di euro sarebbe sufficiente a garantire nella sostanza l’ammontare annuale degli aiuti complessivi che i Paesi ad economia avanzata, in pratica ricchi, trasferiscono in realtà con misurata puntualità sui bilanci dei Paesi in via di sviluppo, ovvero poveri. Insomma, la taglia della generosità statunitense potrebbe forse soddisfare, anche in solitudine, le necessità e le attese di decine di Paesi che, indipendentemente dalle ansie delle Borse internazionali, dei mercati e degli investitori hanno bisogno di rifornimenti liquidi immediati e non rinviabili.
Ma il Fisco non sta a guardare
L’incalzante business delle donazioni non preoccupa l’Amministrazione fiscale statunitense, anzi, considerando il numero dei contribuenti facoltosi che con assiduità donano ingenti patrimoni, basta rammentare le decine di miliardi di dollari elargiti nel 2006 da Warren Buffet, l’erario federale beneficia ogni anno di diversi miliardi di euro derivanti dal versamento dell’imposta sulle donazioni. Un istituto questo comunque da anni cuore di accese discussioni in quanto consentirebbe, in maniera piuttosto disinvolta, a grandi multinazionali e contribuenti dai redditi decisamente elevati di beneficiare di seducenti deduzioni che scattano al momento del calcolo dell’imposta effettiva, consentendo sovente di dribblare anche l’imposta sulle successioni che, nonostante annunci ed effettive formalizzazioni in leggi e regolamenti federali, continua però a trovare applicazione a livello statale e perfino in determinate contee.
Il Fisco vigila sulla regolarità nell’utilizzo dei fondi donati e chi sbaglia paga
Anche in considerazione del manifestarsi di fenomeni ambigui ai danni del pubblico erario, l’agenzia delle Entrate statunitense, l’Internal Revenue Service (Irs), è impegnata da almeno un ventennio nel controllo meticoloso e nel monitoraggio assiduo dei transiti finanziari, delle attività e delle iniziative con le quali si specificano le attività delle decine di miglia di soggetti che operano nel settore del volontariato, del noprofit, della ricerca e, naturalmente, sul versante religioso. Le regole infatti che i beneficiari dei 204 miliardi di euro sono tenuti a rispettare sono molte e, al medesimo tempo, richiedono una rigorosa e attenta applicazione. Il risultato è che ogni anno sono centinaia gli enti e le associazioni che perdono lo status ambito di soggetti autorizzati a ricevere donazioni.
Contribuenti individuali più generosi di aziende e istituti
Nella competizione tra donatori, sono i contribuenti individuali che prevalgono su aziende, trust, istituti pubblici e privati. Il risultato infatti, tra le due formazioni che ogni anno si confrontano sul terreno della beneficenza, è di 153 miliardi di euro a 51 miliardi in favore delle persone fisiche rispetto alle persone giuridiche. Anche in questo caso si tratta d’una particolare anomalia, basti pensare al fatto che le multinazionali sono in grado di spostare decine di miliardi di euro con un semplice click del mouse.
Fonte: Giving USA Foundation/Center on Philanthropy presso l’Indiana University.
Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 2 Luglio 2008
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