Mercoledì 8 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:58
Dal mondo
Usa, nello Stato di New York indice puntato sulla iPod tax
Una tassa del 4 per cento da applicare su ogni canzone che viene scaricata dai portali internet e sui contenuti digitali musicali
Istituire una tassa pari al 4 per cento su ogni canzone scaricata da Internet e su ogni altro contenuto digitale. È la decisione presa dal governatore dello Stato di New York, David Paterson. Tale importo farebbe salire il prezzo delle singole canzoni il cui prezzo costa 99 centesimi per singolo brano.
Non solo iPod tax
Ma la tassa sulle canzoni da scaricare via web (denominata iPod tax) non rappresenta l’unica novità. Obiettivo dichiarato del governatore è sanare un “buco” nelle casse dello Stato di circa 15 milioni di dollari. Paterson, infatti, ha previsto la tassazione dei biglietti cinematografici, quelle per le corse dei taxi, diverse bibite come bottiglie di soda, birra e vino, sigari, palestre, massaggi, vestiti di importo inferiore a 100 euro, tv via cavo e via satellite.
Una levata di scudi contro la iPod tax
Diverse autorevoli voci del settore si sono sollevate contro la tassa sullo“scaricamento” da internet. Secondo i responsabili della Recording Industry Association of America (l’Associazione dei discografici americani) questo nuovo balzello rappresenterebbe un duro colpo inferto al mercato che sta cercando di risollevarsi da una crisi economica globale che investe anche il settore della musica. Della stessa opinione è l’Associazione internazionale della discografia (International Federation of the Phonographic Industry) per la quale la tassa risulta immotivata e, anzi, spingerà in basso la crescita e l’industria della musica.
Nessun commento dalla Apple
La tassa sui download, sembra, tuttavia, non scoraggiare la Apple Inc (società con sede a Cupertino, nel cuore di Silicon Valley, conosciuta, principalmente, per i computer Macintosh e ora per il telefonino iPhone e per il lettore mp3 iPod, strettamente connessi al negozio di musica virtuale iTunes Store che consente al prezzo di 99 centesimi la possibilità di scaricare i brani sul proprio apparato digitale). Nonostante, da anni, infatti, altri Stati americani abbiano già introdotto tale balzello, la società californiana non è stata mai direttamente colpita sotto il profilo fiscale in quanto la leggi tributarie americane non consentono la tassazione del download nel luogo da cui viene richiesto il file ma soltanto sul territorio in cui ha sede il server centrale che mette a disposizione degli utenti i file. Questo sistema, pertanto, ha garantito la Apple e il negozio iTunes dalla immunità fiscale in considerazione della localizzazione del server in uno Stato (quello della California nel caso di specie) che non prevede tale imposizione.
La situazione in Canada
Angli inizi dell’anno, una proposta, divenuta nota anche essa come iPod Tax, fu bocciata dalla Corte federale d’appello del Canada. In questo caso, si trattava di una tax, promossa dalla Copyright Board of Canada, aggiuntiva sui dispositivi elettronici capaci di riprodurre digital music (per sostenere i diritti d’autore degli artisti lesi in conseguenza della replicazione dei loro contenuti, per mano o per click, da parte dei consumatori). Le ragioni che hanno, però, indotto diversi protagonisti del settore (tra cui Canadian Recording Industry Association e la Recording Industry Association of Canada) a schierarsi contro l’approvazione è da addursi al fatto che l’adozione della iPod Tax avrebbe, di fatto, legalizzato il peer-to-peer (P2P) non autorizzato. Sul peer-to-peer come noto, non è mai stato definito, in ambito mondiale, il confine della sua liceità, sia sotto il profilo del diritto pubblico che di quello privato e fiscale.
La situazione in Italia: la Siae
Per completezza, giova osservare, che in Italia, da tempo, figura una tassa (analoga all’iPod tax canadese) conosciuta con il nome di “equo compenso”, introdotta dal decreto legislativo n. 68 del 9 aprile 2003 in attuazione della direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione. In estrema sintesi ogni supporto tecnologico (cd o dvd) venduto è gravato di un compenso stabilito in misura fissa per ogni copia privata che produttori e importatori versano alla Società italiana degli autori ed editori (Siae).
Boris Bivona
pubblicato Sabato 20 Dicembre 2008
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