In pista anche il fisco
La sera del 4 novembre, o il mattino successivo, mentre gli Stati Uniti e il resto del Pianeta s’appresteranno a celebrare l’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca, in diversi Stati dell’Unione milioni di contribuenti s’affretteranno a rileggere attentamente i rispettivi bilanci familiari e le singole dichiarazioni dei redditi. L’intento è di evidenziare anticipatamente eventuali cambiamenti d’importo significativo da rinvenire tra le pieghe dei modelli e dei documenti contabili. Queste modifiche, che incideranno sui profili tributari di milioni di lavoratori, non riguarderanno affatto l’applicazione dei dettagliati piani fiscali annunciati in questi mesi dai due contendenti al ruolo di Presidente degli Stati Uniti. Piuttosto, l’immediato e scalpitante interesse alla complessa materia del fisco, suscitato in milioni di elettori a urne oramai chiuse, è da ricondurre alle variegate e multiformi misure tributarie che saranno sottoposte al voto proprio in coincidenza con l’Election Day in diversi Stati. Si tratta dunque di mutamenti che avranno effetti dirompenti in ambito statale e locale, con esclusione netta della normativa federale di stretta e gelosa competenza di Washington.
Obama o McCain? Anzi tassa sì o no?
Il risultato dei ballottaggi in tema d’imposte, tasse e tributi locali, che accompagnerà l’Election Day, inciderà profondamente sui sistemi tributari di ben 5 Stati dell’Unione. Infatti, mentre gli elettori del Nord Dakota saranno chiamati a esprimersi sulla riduzione del 50 per cento dell’imposta sui redditi delle persone fisiche e sul taglio, ampiamente discusso, del 15 per cento dell’aliquota che si applica sui profitti delle aziende, nel Maine milioni di residenti potranno decidere se annullare una serie di balzelli entrati in vigore recentemente e diretti ai bilanci dell’industria dei liquori e degli operatori attivi nel settore vinicolo. Una tassa che gli operatori economici hanno già provveduto a scaricare sui consumatori ritoccando verso l’alto i listini delle bevande. Differente il caso dell’Oregon, dove gli elettori-contribuenti potranno esprimersi sulla cancellazione del limite che consente attualmente di portare in deduzione, per il calcolo dell’imposta statale, una somma non superiore ai 5.600 dollari d’imposta già versata all’erario federale di Washington. La rimozione della soglia potrebbe implicare la deduzione totale delle somme versate al fisco federale e quindi indirettamente il dimezzarsi delle entrate tributarie dello Stato. Riguardo invece all’Arizona, il voto potrebbe condurre all’introduzione d’una norma specifica che impedirà l’entrata in vigore di ulteriori tasse e tributi da applicare sulla vendita e sul passaggio di proprietà di beni immobili. Misura questa che mirava, inizialmente, a ridurre la pressione fiscale che incide sui bilanci dei proprietari californiani che esibiscono un reddito medio-basso.
Massachusetts: al voto la cancellazione dell’imposta sui redditi
L’abbinamento del confronto elettorale con l’andata in onda dei referendum fiscal-finanziari sta suscitando un’attesa spasmodica nello Stato del Massachusetts. Infatti, in discussione non vi sarà la semplice riduzione o rimodulazione d’una tassa o un tributo, piuttosto nel caso fossero i sì a prevalere il voto condurrebbe all’abrogazione dell’imposta sui redditi. La perdita netta per le casse dell’erario statale, il cui gettito nell’anno in corso non dovrebbe superare i 28miliardi di dollari, potrebbe ammontare a circa 12miliardi di dollari. Una somma questa che i tecnici e i responsabili economici ritengono impossibile da poter surrogare nel breve periodo. Infatti, in caso fossero gli abolizionisti a spuntarla, l’imposta sarebbe prima dimezzata a partire dal 1° gennaio 2009, quindi definitivamente mandata in pensione e archiviata nel 2010. Un calendario eccessivamente ristretto che non consentirebbe alcuni decisivi aggiustamenti fiscali e che rischierebbe di mandare le casse dello Stato, già afflitte dalla recessione e con 1,5 miliardi di debito annuale, in profondo rosso. Peraltro, già cinque anni or sono, e in coincidenza con l’ultimo Election Day, la stessa proposta venne respinta ma i voti favorevoli raggiunsero la quota del 45 per cento del totale. Dato il precedente sono quindi in molti a ritenere possibile questa volta il superamento del 50 per cento, anche se nulla è dato per scontato e, soprattutto, non esistono sondaggi.
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