Dal mondo
Usa, su poker e scommesse on line
a sorpresa il sì di Obama
I singoli Stati sono stati autorizzati a vendere anche on line i biglietti per le lotterie e i giochi oltre i limiti dei propri confini
poker on line
Natale con sorpresa, e con regalo, per il business del web gambling, in pratica oramai una vera e propria industria ombra che associa, invariabilmente, alla pratica del gioco l’azzardo della scommessa. Insomma, il regalo ha origine in una nota interpretativa diffusa ieri dal Dipartimento di Giustizia, l’equivalente del nostro Ministero, che in poche righe autorizza di fatto i singoli Stati a vendere anche online biglietti per lotterie e giochi oltreconfine, non più entro i propri confini. Il passo a questo punto è breve. Infatti, nel caso in cui una giurisdizione delle 50 statunitensi, approvi, o abbia già dato l’ok al poker online, ebbene in questo caso sarebbe automaticamente autorizzato, o quasi, l’operatore che gestisce un Internet poker ad allargare la propria diffusione estendendola oltre confine senza più limiti geografici. Un vero e proprio regalo, anche se necessita di precise spiegazioni, di maggiori dettagli non soltanto interpretativi ma pratici.
 
E il Fisco si prepara a raccogliere preziosi gettiti extra – Un regalo, sostengono i maggiori osservatori, non soltanto per gli imprenditori del settore, piuttosto per i Governatori dei singoli Stati Usa, alle prese da un triennio con i conti che non tornano e con il rosso dei rispettivi deficit che oramai alimenta un debito enorme, se non superiore, a quello federale, che fino a qualche settimana fa sembrava un Moloch contabile inarrivabile e non soggetto a competizione. In breve, osservando la questione nei suoi dettagli, considerato il volume d’affari del web gambling intorno ai 30 miliardi di dollari, ciò comporterebbe per gli Stati Usa la redistribuzione di almeno un 10, 15% di extra tasse da ripartire equamente tra loro. Già si parla di nuove risorse oscillanti tra i 3 e addirittura i 6 miliardi di dollari. Ma, avvertono gli esperti del settore, l’industria degli azzardi online in realtà nasconde volumi e flussi di gioco, di vincite e di ricavi che potrebbe riservare qualche sorpresa, per esempio, toccare la vetta dei 100 miliardi di dollari. Questo dischiuderebbe per i dipartimenti delle Entrate degli Stati Usa la visione su di una riserva di fresco cash senza precedenti.
 
La Giustizia apre all’azzardo online – Insomma, dopo mezzo secolo di no, no, no e ancora no, d’improvviso il Dipartimento scrive “si puo’”. Le perplessità e i dubbi che accompagnano questa nota interpretativa sono molti, forse troppi. Perché questo cambiamento? L’assistente del Procuratore Generale, il giudice Virginia Seitz, è stata sorprendentemente chiara “La legge del 1961, Wire Act, aveva l’obiettivo di impedire il diffondersi delle scommesse legate al mondo dello sport, in particolar modo l’ippica, il basket, il football e il baseball. In realtà, successivamente il Congresso travisando e andando oltre il dettato della norma ha esteso la norma anche alle lotterie e all’intero business dei giochi”. Dunque, si tratterebbe d’un eccesso normativo del Congresso che di fatto e di norma ha impedito per decenni all’industria del web gambling di poter essere estesa ben oltre i confini geografici delle singole, e rare, giurisdizioni che l’hanno legalizzato nel corso degli anni. La risposta, sollecitata dal Nevada e dall’Illinois, tralascia in realtà alcuni fatti ritenuti gravi da decine di Procuratori.
 
Il business ombra del Web Gambling – Nel dettaglio, azzardi come il poker online e le scommesse via web, costituiscono un vero e proprio motore utile al riciclaggio e alle mafie mondiali. In più, decine di operatori riversano i ricavi ingenti su decine di banche e di imprese che fanno da scudo. Queste, generalmente localizzate in paradisi fiscali o centri finanziari offshore girano poi le somme sui mercati ordinari della finanza e, spesso, dell’economia reale. Risultato, nel triennio passato, decine di giudici hanno chiuso le linee telefoniche e di comunicazione online di decine di migliaia di singoli cittadini e operatori, persino di imprese attive sui mercati. Il fine è chiaro, “stoppare” o, in qualche modo, cercare di disattivare un sistema che drena preziose risorse al di fuori dell’economia reale conducendole in aree gestite in modo dubbio da speculatori finanziari e a inviati delle mafie mondiali. A queste domande, le Entrate Usa hanno risposto in modo eccezionalmente chiaro. In pratica, “Domandatelo all’Assistente del Procuratore Generale, il giudice Virginia Seitz”. Stop.
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 2 Gennaio 2012

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