Mercoledì 8 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:58
Dal mondo
USA, pronta la Finanziaria da 1900 miliardi di euro
Elaborata la bozza finale da 3000 miliardi di $ che dovrebbe stimolare la ripresa economica e il pareggio di bilancio nel 2012
Una Finanziaria da primato superiore al Pil italiano ma licenziata, dal Senato statunitense, con soli 7 voti di scarto. E così l’italian style non è soltanto questione di moda e di fashion, ma si estende anche al modello delle maggioranze risicate. Via libera del Congresso al testo, in realtà ancora provvisorio e non definitivo, della legge Finanziaria per il 2009. La luce verde, che apre la fase finale del percorso tradizionale che seguono le leggi di bilancio statunitensi, si è accesa dopo che il Senato ha approvato, con 51 voti favorevoli e 44 contrari, la bozza definitiva che, nei prossimi mesi, sarà messa a confronto con quella elaborata dalla Camera. Il lavoro finale del Congresso quindi consisterà nel raccordare le due versioni che quest’anno, a differenza di quanto accaduto nel passato recente, non presentano affatto distanze inconciliabili, né sotto il profilo normative né riguardo alle somme oggetto ancora di divergenze marcate nelle rispettive valutazioni dei senatori, per tradizione più rigorosi, rispetto a quelle espresse dai colleghi che siedono alla Camera, generalmente più propensi ad allargare i capitoli dei benefici fiscali.
Finanziaria da primato, 1900 miliardi di euro sul tavolo
E così la Finanziaria monster compie un deciso balzo in vanti lungo il percorso che la sta conducendo, già da alcuni mesi per la verità, al raggiungimento d’un vero e proprio primato che, declinato in numeri, si può tradurre in 3000 miliardi, se si misura in dollari, e in oltre 1900 miliardi se si utilizzano gli euro. E comunque, in entrambi i casi, qualora si scegliesse la prima o la seconda delle due opzioni valutarie, il record contabile dell’attuale Finanziaria statunitense che il Congresso Usa si appresta a licenziare è arduo da porre in discussione.
Come in Italia: solo 7 voti per il sì del Senato
Nonostante la cifra da primato, che attende semplicemente dì essere ratificata con lievi aggiustamenti, almeno in termini di zeri, il sì al testo finale liquidato dal Senato è stato strappato per soli 7 voti di differenza, in pratica 51 a 44. Insomma, una tale leggerezza del voto da richiamare alla mente l’esempio fornito dall’ultimo Senato della repubblica italiana. Aspramente criticato nella esiguità delle sue maggioranze anche su temi dirimenti, ma certo mai su questioni da 1900 miliardi di euro. E peraltro, alla sottigliezza della maggioranza espressa dal Senato statunitense va anche aggiunta quella della Camera, che è risultata ancora più lieve, dato che la Finanziaria dei record è stata liberata con 212 sì a fronte di 207 no. Naturalmente, si tratta di schermaglie e di confronti preparatori in vista d’un esito finale che appare scontato sui grandi numeri e incerto soltanto su alcune misure.
Spazio alle polemiche
Ora sarà compito delle due aule parlamentari definire il testo finale. Per questo sarà necessario risolvere il dilemma legato all’estinzione, oppure, alla eventuale proroga degli sconti fiscali varati da Bush nel 2001 e nel 2003. Si tratta di agevolazioni il cui venir meno è previsto nel 2010 e nel 2011. A questo riguardo, mentre il Senato, contrariamente alla sua tradizione di rigore finanziario, vorrebbe estenderne alcune, come le misure di cui beneficiano le classi media e medio bassa, e cancellare però gli sconti sui guadagni di borsa e sui dividendi, la Camera è invece intenzionata a tagliare le agevolazioni di Bush senza distinzioni. Infatti, obiettivo dei deputati, peraltro ben annunciato, è quello di annullare il deficit annuale entro il 2012, riportando così in pareggio i conti della super-potenza. Seconda linea di divisione, tra l’orientamento contabile dei senatori e quello dei deputati, si riferisce ai fondi da utilizzare per stimolare il recupero dell’economia Usa. Il Senato ne vorrebbe aggiungere ulteriori 152 miliardi, rispetto ai 32 miliardi già distribuiti nel 2007, mentre la Camera obietta. Insomma, più si allarga la cinghia dei conti più s’allontana il momento del brindisi per il raggiungimento del pareggio dei conti. Dilemmi quindi non soltanto italiani, perfino statunitensi.
Una Finanziaria da primato superiore al Pil italiano ma licenziata, dal Senato statunitense, con soli 7 voti di scarto. E così l’italian style non è soltanto questione di moda e di fashion, ma si estende anche al modello delle maggioranze risicate. Via libera del Congresso al testo, in realtà ancora provvisorio e non definitivo, della legge Finanziaria per il 2009. La luce verde, che apre la fase finale del percorso tradizionale che seguono le leggi di bilancio statunitensi, si è accesa dopo che il Senato ha approvato, con 51 voti favorevoli e 44 contrari, la bozza definitiva che, nei prossimi mesi, sarà messa a confronto con quella elaborata dalla Camera. Il lavoro finale del Congresso quindi consisterà nel raccordare le due versioni che quest’anno, a differenza di quanto accaduto nel passato recente, non presentano affatto distanze inconciliabili, né sotto il profilo normative né riguardo alle somme oggetto ancora di divergenze marcate nelle rispettive valutazioni dei senatori, per tradizione più rigorosi, rispetto a quelle espresse dai colleghi che siedono alla Camera, generalmente più propensi ad allargare i capitoli dei benefici fiscali.Finanziaria da primato, 1900 miliardi di euro sul tavolo
E così la Finanziaria monster compie un deciso balzo in vanti lungo il percorso che la sta conducendo, già da alcuni mesi per la verità, al raggiungimento d’un vero e proprio primato che, declinato in numeri, si può tradurre in 3000 miliardi, se si misura in dollari, e in oltre 1900 miliardi se si utilizzano gli euro. E comunque, in entrambi i casi, qualora si scegliesse la prima o la seconda delle due opzioni valutarie, il record contabile dell’attuale Finanziaria statunitense che il Congresso Usa si appresta a licenziare è arduo da porre in discussione.
Come in Italia: solo 7 voti per il sì del Senato
Nonostante la cifra da primato, che attende semplicemente dì essere ratificata con lievi aggiustamenti, almeno in termini di zeri, il sì al testo finale liquidato dal Senato è stato strappato per soli 7 voti di differenza, in pratica 51 a 44. Insomma, una tale leggerezza del voto da richiamare alla mente l’esempio fornito dall’ultimo Senato della repubblica italiana. Aspramente criticato nella esiguità delle sue maggioranze anche su temi dirimenti, ma certo mai su questioni da 1900 miliardi di euro. E peraltro, alla sottigliezza della maggioranza espressa dal Senato statunitense va anche aggiunta quella della Camera, che è risultata ancora più lieve, dato che la Finanziaria dei record è stata liberata con 212 sì a fronte di 207 no. Naturalmente, si tratta di schermaglie e di confronti preparatori in vista d’un esito finale che appare scontato sui grandi numeri e incerto soltanto su alcune misure.
Spazio alle polemiche
Ora sarà compito delle due aule parlamentari definire il testo finale. Per questo sarà necessario risolvere il dilemma legato all’estinzione, oppure, alla eventuale proroga degli sconti fiscali varati da Bush nel 2001 e nel 2003. Si tratta di agevolazioni il cui venir meno è previsto nel 2010 e nel 2011. A questo riguardo, mentre il Senato, contrariamente alla sua tradizione di rigore finanziario, vorrebbe estenderne alcune, come le misure di cui beneficiano le classi media e medio bassa, e cancellare però gli sconti sui guadagni di borsa e sui dividendi, la Camera è invece intenzionata a tagliare le agevolazioni di Bush senza distinzioni. Infatti, obiettivo dei deputati, peraltro ben annunciato, è quello di annullare il deficit annuale entro il 2012, riportando così in pareggio i conti della super-potenza. Seconda linea di divisione, tra l’orientamento contabile dei senatori e quello dei deputati, si riferisce ai fondi da utilizzare per stimolare il recupero dell’economia Usa. Il Senato ne vorrebbe aggiungere ulteriori 152 miliardi, rispetto ai 32 miliardi già distribuiti nel 2007, mentre la Camera obietta. Insomma, più si allarga la cinghia dei conti più s’allontana il momento del brindisi per il raggiungimento del pareggio dei conti. Dilemmi quindi non soltanto italiani, perfino statunitensi.
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 17 Marzo 2008
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