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Dal mondo
Usa, tra repubblicani e democratici
vacanza no relax, complice il fisco
vacanza no relax, complice il fisco
Ad accendere lo scontro tra i rappresentanti dei due partiti le tasse sui trasporti aerei e sui servizi collegati
Disaccordo pieno, persino sugli aerei che, a breve, condurranno decine di senatori, e di rappresentanti, nelle mete dove trascorreranno le rispettive vacanze. Ad accendere l’ennesimo disaccordo, anzi, lo scontro aperto, sono stati il lungo elenco di balzelli fiscali, a cominciare dalla ticket tax, la cui aliquota è ferma al 7.5% del prezzo del biglietto, la segment tax, pari a 3,7 dollari per singolo passeggero, la speciale tassa sui servizi erogati, 4,5 dollari, e in coda i 2,5 dollari che servono a finanziare un fondo per assicurare i viaggiatori in caso di danno. Nel complesso, il 15% della somma sborsata da chi acquista un biglietto aereo è poi girato, almeno dovrebbe, dalle compagnie aeree al fisco federale. Ora però, da diversi mesi, anche il capitolo tasse sulle ali, e sui jet a propulsione, è stato riaperto. Il primo di questi balzelli, infatti, doveva raggiungere il suo termine massimo il 22 luglio. In realtà, proprio in coincidenza con il suo rinnovo, è scattato lo scontro che ha condotto all’empasse fiscale in materia.
Stop alle tasse e ai sussidi, parola di repubblicano – In pratica, il nuovo Congresso a maggioranza repubblicana, prima ha bloccato il rinnovo, quindi in una mossa eccessivamente irrituale ha posto un veto all’”ok” per i sussidi diretti sia al finanziamento dei servizi aerei Eas, di cui beneficiano anche le compagnie, sia ai fondi per l’Amministrazione federale aerea (Faa). Risultato, 4mila operatori, tecnici e lavoratori dell’Amministrazione sono stati subito immessi nei dipendenti di ruolo da licenziare. L’effetto della decisione repubblicana, di associare una norma taglia sussidi pubblici a un provvedimento taglia tasse s’è così rivelata un boomerang fiscale senza precedenti, soprattutto nel settore aereo, per definizione impermeabile alle crisi, negli Usa.
La Casa Bianca in campo: “Si cambia” – Il massimo dello scontro s’è materializzato nell’istante stesso in cui la Casa Bianca, nella persona del Presidente Obama, ha deciso di intervenire per rimediare all’empasse e ricondurre il sistema aereo statunitense in linea con le aspettative estive e vacanziere. Innanzitutto, i fondi necessari all’Amministrazione federale aerea resteranno in vigore fino al 16 settembre, quando si tornerà a decidere sul loro futuro. In secondo luogo, i sussidi di cui beneficiano, in forma di sconti e rimborsi, i viaggiatori che devono spostarsi da luoghi remoti per raggiungere con difficoltà gli aeroporti di riferimento saranno cancellati, ma soltanto per alcune zone aeroportuali, mentre sarà imposto un limite per le altre. In altre parole, le diverse comunità beneficeranno dei sussidi soltanto se localizzate a distanza superiore delle 90 miglia dal luogo d’imbarco. Problema risolto? No.
La Camera dice “Sì” al Presidente Usa, il Senato risponde “No” – L’ennesimo stallo è scattato all’indomani del secco “No” del Senato, a maggioranza repubblicana, rispetto alla soluzione del Presidente vagliata e passata dalla Camera. In pratica, la Camera alta del Congresso non accetta l’estensione dei sussidi, con l’effetto di prolungare le ansie di 4 mila dipendenti pubblici che già si sentono ex, e, di conseguenza, neo-disoccupati. In più, le compagnie aeree stanno continuando a riscuotere la ticket tax, nonostante non sia stata prolungata, ma nemmeno cancellata, consegnando i proventi ai loro bilanci, non al Fisco federale. Uno stop che ha spinto Obama a un secondo intervento sul tema, stavolta piuttosto severo nei confronti dei senatori, richiamati a porre fine alla questione. Fino a ora il richiamo è parso non aver sortito effetto alcuno. Dunque, vacanze a prezzi normali per i passeggeri e niente relax fiscale per i senatori artefici dello scontro e per i 4mila lavoratori dell’Amministrazione aerea.
Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 17 Agosto 2011
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