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Dal mondo
Usa: tiro mancino dei tax haven
al debito dello zio Tom
al debito dello zio Tom
Gli Stati Uniti si scoprono indebitati anche con i paradisi fiscali che detengono una quota del debito pubblico
Scherzi fiscali offshore, anzi, crucci contabili dei gestori ufficiali della finanza pubblica statunitense prima e di decine di milioni di contribuenti ora. In breve, la novità che ora scuote l’americano medio, ritenuto fino a ieri con fondamentali oramai temprati a tutto e quindi intangibile, è l’aver appreso che, in ordine, le Bahamas, le Bermuda, le Isole Vergini Britanniche, le Isole Cayman, Panama e, colmo della sciagura finanziaria toccata in sorte al contribuente medio americano, persino le Antille Olandesi, ad oggi, risultano detenere il 3,3per cento del debito pubblico degli Stati Uniti d’America.
Da Washington grazie anche alle piazze finanziarie offshore - E non è finita qui. Come spiegano infatti da giorni i tecnici, gli analisti e i super-esperti della finanza globale, ogni anno Washington paga un conto salato, in pratica versa gli interessi dovuti, ben accessoriato di zeri proprio a questi Paesi. Normale amministrazione la chiamano gli esperti però, però resta il fatto che le giurisdizioni considerate da decenni dei veri e propri centri di spoliazione delle risorse pubbliche collettive statunitensi, in pratica imposte e tasse federali, risultano ora annoverate, colmo della sorte contabile senza precedenti storici, tra i gentili e generosi creditori che sostengono, e sosterranno la locomotiva mondiale nonostante il peso d’un debito oramai quasi insostenibile.
I numeri che parlano – Il dato suscita dubbi che, in realtà, non interessano soltanto il contribuente medio statunitense. Il fatto che un pugno di Paesi, tutte note giurisdizioni offshore, il cui pil annuale aggregato, cioè la ricchezza che producono anno per anno, non supera i 42miliardi di dollari possano comunque rilevare ben 148miliardi di titoli di debito statunitensi, ebbene il semplice abbinamento di questi 2 numeri, 42 e 148 miliardi, è sufficiente a sollevare un punto di domanda.
Crociata anti-offshore o tregua fiscale? - Un dilemma di cui già si stanno occupando i detective fiscali dell’Agenzia delle Entrate statunitense e che, naturalmente, genera un certo imbarazzo nei Senatori della Commissione finanze che da un lato chiedono una stretta soffocante sui centri offshore, e sul versante opposto temono che soffocandoli troppo non rischino di aprire qualche falla nelle passività pubbliche di casa. Strano paradosso. L’unica certezza è che, al momento, i paradisi fiscali non sono affatto contemplati tra le urgenze dell’ultima ora in discussione al Congresso.
TABELLA RIASSUNTIVA
Fonte: Report del Congresso su entità e ripartizione del debito estero statunitense
TABELLA RIASSUNTIVA
| Debito Usa in quota ai paradisi fiscali | 148 mld di dollari |
| Pil pari a 20mld di dollari | PANAMA |
| Pil pari a 3 mld di dollari | CAYMAN |
| Pil pari a 6 mld di dollari | BERMUDA |
| Pil pari a 8mld di dollari | BAHAMAS |
| Pil pari a 4mld di dollari | ANTILLE OLANDESI |
| Pil pari a 1,5 mld di dollari | ISOLE VERGINI |
Fonte: Report del Congresso su entità e ripartizione del debito estero statunitense
Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 21 Settembre 2011
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