Giovedì 9 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 8:41
Notizie flash
Francia, sulla carbon tax, no dalla Corte costituzionale
Secondo il disegno di legge, il 93% delle emissioni industriali esenti da imposta
La carbon tax francese subisce una battuta d'arresto. Lo stop alla nuova ecotassa, che era stata inserita nella legge finanziaria 2010 e che quindi sarebbe dovuta entrare in vigore dallo scorso 1° gennaio, arriva dalla sentenza della Corte costituzionale del 29 dicembre scorso.
La tassa era stata messa a punto da una commissione di esperti incaricata da Sarkozy e presieduta da Michel Rocard, con l'obiettivo di ridurre l'emissione di Co2, considerato uno dei principali agenti inquinanti, rendendone più costosa la produzione, colpendo sia i consumatori sia le imprese. Nel progetto di legge originario la carbon tax era applicata sulle emissioni di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) e prevedeva un costo per ogni tonnellata di Co2 emessa di 17 euro, con un aumento in media di quattro centesimi del costo di un litro di carburante (più precisamente, 4,11 centesimi per la benzina super e 4,52 per il diesel).
La Corte costituzionale francese ha bocciato il nuovo balzello perché la sua applicazione implicava un regime di esenzione troppo ampio che non permetteva di combattere incisivamente il riscaldamento climatico e favoriva alcune categorie di industrie, provocando una disparità di trattamento fiscale.
Il progetto della carbon tax, infatti, prevedeva l'esonero totale dall'imposizione, tra gli altri, per le emissioni dovute alla produzione di energia elettrica, alle attività di raffinerie, cementerie, ad alcuni settori dell'industria chimica e al trasporto aereo. La tassazione ridotta, invece, era prevista per le emissioni di gas legate ad attività agricole o alla pesca, al trasporto merci stradale o marittimo.
A causa di queste esenzioni dall'imposta, il 93% delle emissioni di carattere industriale rimanevano tagliate fuori dal prelievo fiscale. Il governo di Sarkozy, adesso, è pronto a varare un nuovo progetto di legge che recepisce le indicazioni della Corte costituzionale e che riesca a rendere operativa l'ecotassa in Francia.
La tassa era stata messa a punto da una commissione di esperti incaricata da Sarkozy e presieduta da Michel Rocard, con l'obiettivo di ridurre l'emissione di Co2, considerato uno dei principali agenti inquinanti, rendendone più costosa la produzione, colpendo sia i consumatori sia le imprese. Nel progetto di legge originario la carbon tax era applicata sulle emissioni di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) e prevedeva un costo per ogni tonnellata di Co2 emessa di 17 euro, con un aumento in media di quattro centesimi del costo di un litro di carburante (più precisamente, 4,11 centesimi per la benzina super e 4,52 per il diesel).
La Corte costituzionale francese ha bocciato il nuovo balzello perché la sua applicazione implicava un regime di esenzione troppo ampio che non permetteva di combattere incisivamente il riscaldamento climatico e favoriva alcune categorie di industrie, provocando una disparità di trattamento fiscale.
Il progetto della carbon tax, infatti, prevedeva l'esonero totale dall'imposizione, tra gli altri, per le emissioni dovute alla produzione di energia elettrica, alle attività di raffinerie, cementerie, ad alcuni settori dell'industria chimica e al trasporto aereo. La tassazione ridotta, invece, era prevista per le emissioni di gas legate ad attività agricole o alla pesca, al trasporto merci stradale o marittimo.
A causa di queste esenzioni dall'imposta, il 93% delle emissioni di carattere industriale rimanevano tagliate fuori dal prelievo fiscale. Il governo di Sarkozy, adesso, è pronto a varare un nuovo progetto di legge che recepisce le indicazioni della Corte costituzionale e che riesca a rendere operativa l'ecotassa in Francia.
Alessandra Gambadoro
pubblicato Giovedì 7 Gennaio 2010
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