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Italia e Repubblica ceca “bacchettate” sui fondi pensione
“È una priorità per la Commissione eliminare la discriminazione fiscale sui fondi pensione”. Con queste parole il commissario Ue alla Fiscalità e Unione doganale, Lazslo Kovacs, ha commentato la decisione assunta oggi dalla Commissione europea di inviare pareri motivati alla Repubblica Ceca e all’Italia sulle regole che disciplinano il trattamento fiscale dei dividendi di fondi pensione nazionali e stranieri. In particolare, secondo l’organo esecutivo dell’Ue, i dividendi pagati a fondi pensione esteri sono tassati più pesantemente di quelli relativi a fondi pensione nazionali. L'Italia, spiega l'esecutivo Ue, preleva un'imposta dell'11 per cento sui dividendi percepiti dai fondi pensione italiani, mentre i dividendi versati in Italia ai fondi pensionistici con sede all’estero possono essere soggetti a una ritenuta effettiva del 15%. "I quattordici casi di infrazione che la Commissione ha aperto finora”, ha proseguito Kovacs, “dimostrano la determinazione della Commissione di creare condizioni di parità per gli investimenti nei fondi pensione, a beneficio del mercato unico e di tutti i cittadini che percespiscono una pensione". La Commissione ha già inviato lettere di costituzione in mora alla Repubblica ceca, Danimarca, Spagna, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia, Italia, Finlandia, Germania, Estonia, Austria e un parere motivato alla Spagna e al Portogallo. La tassazione più elevata sui fondi pensione esteri dà luogo a una restrizione alla libera circolazione dei capitali violando l'articolo 56 del Trattato CE e l'articolo 40 dell'accordo SEE. Nel caso di partecipazioni di controllo sui fondi pensione esteri, la disparità di trattamento può anche tradursi in una restrizione alla libertà di stabilimento, tutelata dall'articolo 43 del Trattato CE e dall'articolo 34 del SEE. La Commissione sta ancora esaminando la situazione in altri Stati membri a seguito di ulteriori denunce pervenute. Questo può comportare l’avvio di ulteriori procedure di infrazione. Per questo motivo, la Commissione ha chiesto formalmente ai due Stati di modificare la normativa nazionale per mezzo di un parere motivato, seconda fase della procedura di infrazione prevista dall’articolo 226 del trattato CE.
Gianluca Di Muro
pubblicato Giovedì 26 Giugno 2008
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